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IL GELATO

IL GELATO
“Dai tesoro andiamo a casa, si sta facendo tardi! “. “ No mamma, andiamo a prendere un gelato al chiosco laggiù!”. “No Leo è quasi ora di cena. È tutto il pomeriggio che siamo qua, via ”.
Il parco andava man mano svuotandosi, mentre le chiome dei pini cominciavano ad esser sfiorati dal rosso del tramonto. Il viale di ghiaia tra le aiuole aveva un colore strano, la tinta terrosa sembrava man mano svanire per fare posto al carnato del cielo. Il bambino, chiuso nel suo cappottino azzurro, continuava a frignare “Per favore mammina! Non ci siamo mai stati in quel bar!”. La madre, stanca delle lamentele, alla fine accettò e insieme si diressero verso il chioschetto.
Entrando, fu subito rapita dal barista. Il ragazzo dietro al banco era un giovane sulla trentina, castano, di media statura, ma dalle spalle larghe e possenti. La camicia bianca gli risaltava i muscoli delle braccia e del petto e suoi occhi erano molto scuri, tanto da dare allo sguardo un aria ammaliante e tenebrosa.
La mamma dopo un attimo di esitazione nell’ingresso, strinse forte la mano al figlio fino a trascinarlo davanti al bancone. “Buonasera”, disse la mamma con un largo sorriso. “Buonasera a voi”, rispose il barista guardando entrambi con fare gentile. Osservò poi velocemente quella donna dai capelli corti e dal corpo ben fatto, e pensò che se ne avesse avuto l’occasione avrebbe voluto farla sua il prima possibile.
“Tutto quello che vuoi”, ammiccò il barista poggiando il braccio destro sul bancone. “Oh” rispose la mamma arrossendo, “una limonata per me e una coca cola per lui”.
“Mamma ma io non voglio la…” non terminò la frase. Leo capì che oramai la mamma era ipnotizzata dai gesti e dalla voce del barista. “Leo va a sederti, ti porto io la coca”. Senza rispondere, il piccolo si diresse verso il tavolino più vicino. Aveva l’aria completamente annoiata ed era di colpo svanito l’entusiasmo di prima.
“Vuole una fetta di limone dentro?” chiese il barista alla donna strizzandole l’occhio. “Certo”,gli rispose lei passandosi leggermente la lingua sul labbro superiore e sbottonandosi l’inizio della camicetta lilla.
L’uomo posò le bevande sul bancone, e guardò di sfuggita il seno roseo e prosperoso della donna, che volutamente aveva poco prima messo in risalto. “Come ti chiami ?” chiese il barista passando improvvisamente a tono più confidenziale. “Luana, tu?”, “Alex”.
Leo vide i due parlare e sorridere per dieci minuti, sfiorandosi spesso le mani sul vecchio bancone di legno.
Dal tavolino si accorse anche che il barista aveva passato alla mamma un bigliettino giallognolo.
Luana dopo un quarto d’ora portò la coca al figlioletto, per poi tornare sbrigativamente da Alex. Leo guardò la bevanda, ovviamente a causa del tempo passato, era svanita. Si bagnò appena le labbra, posò il bicchiere sul tavolo e si mise a fissare dalle vetrate, il tramonto che scendeva sul parco.. Una terribile noia lo avvolgeva. Dopo circa mezz’ora, sentì la mamma dire “Buonasera Alex, è stato un piacere” e lui rispondere “Ci vediamo”.
Mentre si apprestavano ad uscire la mamma gli chiese “Allora Leo com’era il gelato?”. “Buonissimo mamma, soprattutto il pistacchio”! Rispose Alex con ironia e sbigottimento. “Menomale, la prossima volta lo prenderò io”, ribatté Luana con sguardo assente, “Non ho dubbi!!”, le gridò Alex dal bancone.
I due uscirono, la mamma sorrideva, il figlio sbadigliava. Si era fatta sera, presero lo stretto viottolo che portava all’uscita e si indirizzarono verso casa.



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Opera scritta il 10/03/2021 - 15:57
Da Damiano Gasperini
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