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Lenta come foglia una foglia cade

Quando, dopo l’ultimo tremolio,
lenta come foglia una foglia cade,
io guardo aria aria il suo percorso.
Ne seguo le flessioni ad una ad una
tra le irregolari geometrie di terra,
a ogni danza imposta dalle zolle.


Non stacco gli occhi da quel suo
oltrepassar le pietre, durissime
eppure stanche d’inerzia non voluta.


Perché, mi chiedo, se quella lì è morta?
Se presto più non si saprà cos'era prima?


Come tutto ciò che alla fine muore,
dovrei ingabbiarla in brezza fuori norma
che smussa spigoli al mio tempo nero
e nei momenti in cui sento la morte
librarla – tutta – per come mi era viva,
perfetta nella sua qualunque forma
e, voglia il cielo, con macchie di colori.





*
Anno di stesura 2006



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Poesia scritta il 09/10/2019 - 11:52
Da Aurelio Zucchi
Letta n.140 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Forse non sembra in prima lettura ma c'è un ermetismo profondo, personalissimo.
Forse una riflessione sull'impossibilità di mantenere la forma primaria ed amata della propria esistenza.
Quella brezza fuori norma è qualcosa, un'azione, che si vorrebbe contrapporre alla incontrollabile caduta della metaforica foglia, un desiderio di poter controllare la fine della caduta dal ramo.

Leo Pardis 09/10/2019 - 22:16

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Una dolcissima riflessione sulla metafora della vita che passa dall'immanente al trascendente, per chi crede ovviamente. Molto bella.

santa scardino 09/10/2019 - 21:40

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