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Il robot femmina

Premessa: tra realtà e fantasia. Un fatto reale romanzato con pennellate di umorismo.



Erano anni che facevo ricerca in quella topaia di laboratorio della scuola, senza tuttavia cavarne un ragno dal buco. E dire che di buchi, crepe e falle, ce n'erano assai, ma più che ratti, scarafaggi e formiche, non si vedevano. Di ragni, nemmeno l'ombra. Sì, qualche risultato nel campo delle macchine elettriche e del controllo del calore mediante i pannelli solari e gli impianti fotovoltaici, ma per il resto, e mi riferisco ai Robot antropomorfi ed ai relativi computer di controllo, niente.
Il preside mi convocò nel suo studio elegante; era o no un architetto affermato? Certo che da un minus habens come lui, o per dirla più fine da una persona svantaggiata rispetto alla maggioranza degli insegnanti della mia prestigiosa scuola tecnica, non ci si poteva aspettare altro che poltrone in pelle umana e lampade con vetri di Murano in bella mostra. Ma succo didattico, quello poco o niente.
Per la verità il rendez-vous lo avevo chiesto io, anzi era una sorta di ultimatum, deciso com'ero a fare il salto di qualità nel settore del controllo delle macchine mediante computer intelligenti. Serviva un buon investimento economico e tecnici giovani e preparati che studiassero quella particolare branca della materia informatica.
« Sono lieto di darle un buon annuncio... », esordì gongolandosi al pari di una gondola impegnata in una regata storica nel Canal Grande.
Stavo ancora spremendo le meningi nel tentativo di capire quale sarebbero state le buone notizie, che aggiunse:
« Abbiamo i fondi dal Ministero della Pubblica Istruzione. È stato incaricato di recarsi in Giappone, a Tokio, presso il laboratorio sperimentale di studio dei computer denominato “Fatikopoko se il Robot Famoto”. »
Mentre stralunavo gli occhi alla Barbara Streisand, in cerca di una logica qualsiasi, l'architetto preside continuò:
« Per tre mesi, tutto spesato »
Feci un bel respiro profondo.
« E' stato incaricato...chi?...chi è questo che è stato incaricato? » dissi con un'ombra di terrore negli occhi strabici.
« Ma lei, ingegnere... e chi altri? »


… tornavo in sede da vincitore, dopo tre mesi di studi di ogni tipo nel settore della Robotica Industriale. Ero dimagrito da far paura, mi mancava la cucina mediterranea, ed i nostri vini.
Comunque a Tokio avevo fatto passi da gigante, ed ero in grado di far eseguire lavori incredibili ai computer, sia di sesso maschile che femminile. Mi ero portato dal Giappone due modelli, ed ora potevo esibirli a preside e colleghi, che mi aspettavano con interesse e curiosità.
Il Robot maschio aveva un nome che gli era stato dato da un ricercatore di antica origine veneta, residente da trenta e più anni in Giappone e sposato con Fior di Potta, una ricercatrice locale: Faso Tutòmi.
Ma la più interessante era la Robotina femmina, graziosa e maliziosa come poche. A lei il nick name glielo aveva dato il grande capo in persona, il cui nome era un programma: Kaka Poco Kifa Pokomoto, campione di podismo estremo essendo statico, e stitico. Sentite come aveva deciso di chiamare questo computer femmina: Sturbi Tumima, che però tutti noi pronunciavamo al contrario. C'erano poi alcuni ricercatori che la chiamavano Robottina, altri sboccati che invece la chiamavano Robottana.
Che cattivi sono gli uomini in carne ed ossa... beh sì, ma per i cannibali no!
All'aeroporto venne a prendermi Mario, il capo dei bidelli, che conoscevo fin da quando frequentavo quella scuola come allievo, quindi mi aveva dovuto sopportare due volte nella vita. Sul pulmino della scuola ci stava tutto, compresi i due Robot imballati.
Giunti a destinazione, fui sorpreso di constatare che mi aspettavano, preside e colleghi delle materie tecnico-scientifiche, sulla scalinata d'ingresso del nuovo edifico, schierati come per una fotografia ricordo.
Ci recammo nell'Aula Magna, dove abitualmente si tenevano i collegi dei docenti, e lì feci una breve relazione dei lavori e degli studi che avevo fatto in quel di Tokio. I colleghi mi guardavano come solo si può guardare un alieno, e il minus habens già si sfregava le mani per il successo imminente. Successo che si vedrà in seguito trasformarsi in un clamoroso Sul Cesso.
Finita la presentazione, andammo in laboratorio dove il mio braccio destro aveva provveduto, con l'aiuto del personale, a preparare i due Robot.
C'era poco da dire e da fare. Dovevo fare un esempio di programmazione volante, lì per lì, al momento. Spiegai che per ottenere buoni risultati dovevamo introdurre dei tags dell'argomento che volevamo fosse trattato dal cervello elettronico del Robot. Più tags fornivamo, e meglio l'elaboratore funzionava.
« Iniziamo col maschio e supponiamo che gli si voglia far scrivere una lettera nella quale avvisiamo il capoufficio, nel nostro caso il preside, che è indetta un'assemblea dei docenti », dissi.
Il più sveglio degli insegnanti, figuratevi pure com'erano gli altri, chiese polemicamente: e i tags, quali sarebbero in questo caso?
« Beh, inventateli tu, dipende dal tipo di assemblea che si terrà »
Lui si grattò la testa in cerca di fosforo, ma trovò solo forfora. Pensò un poco e disse:
« Ora, Puntualità, Idee in testa, Ragazzi che non capiscono un cazzo, Insegnanti, Preside... »
Introdotte le parole il Robot maschio elaborò la lettera in men che non si dica. Con grande sorpresa ed imbarazzo constatai quel che Faso Tutòmi aveva ideato:
« Preside, lo sappiamo tutti che non capisci niente, ma cerca di fissare l'ora dell'assemblea nella tua testa di cazzo e cerca di essere puntuale come uno svizzero, non come il solito sfigato architetto... »
Stavo iniziando a leggerla, ma mi interruppi dicendo:
« Poi vi darò il risultato... passiamo al Robot femmina; stavolta i tags li do io... »
Speravo di ottenere una buona poesia d'amore, da una femmina che era stata soprannominata Tumima Sturbi. I tags appunto erano quelli relativi all'amore, i soliti, poi aggiunsi poesia, e visto che mi piaceva navigare introdussi, oltre a quella parola, anche cliccare, toner, stampante, tastiera, mouse, sogni...
Stavolta il preside fu più veloce di me, agguantò il foglio stampato e lesse ad alta voce:


Poesia d'amore di un computer femmina


Cliccami, ordunque sarò tua
scorderai Pantagruel e Gargantua
cambiami il toner, senti il mio profumo
sono in bollore, ho i circuiti in fumo
lascia la moglie e stringi la stampante
navigate con me ne farai tante.


Cosa sarà mai quel sentimento
che nutri per le donne, nel lamento
ti porterò in giro per il mondo
con la tastiera farai un girotondo
fatto di tantissimi mi piaci
prendimi il mouse e finalmente taci
godi di quel sogno che so darti
rimani qui, ma dentro il cuore parti.


Sono io la donna dei tuoi sogni
paga l'abbonamento e fai l'impianto
soddisferò proprio tutti i tuoi bisogni
il monitor per te cadrà in un pianto
mai più potrai abbandonarmi
ti insegnerò il segreto dell'amore
è semplice e ti dico come farmi
perdere ai circuiti il gran bollore
così potrò durare qualche anno
se non interverrà quel brutto danno
del virus che si spande a macchia d'olio
tutta mi prende, derivo dal petrolio!


Amore amore, spegni la tua pentola
sono in calore, accendimi la ventola.
Cambiami il toner, avvia la stampante
prometto e giuro, per te sarò arrapante!


Il preside mi fulminò con un'occhiata che sembrava quella di uno squalo affamato, guardò allibito la platea, e trovò l'ironia giusta per sdrammatizzare:
« Colleghi, quanti siete?... bene, farò stampare uno di questi foglio a testa; sarà un bel Sul Cesso »
Poi si rivolse a me direttamente e sbuffò:
« E lei, professore, mi segua in ufficio. Le devo chiedere spiegazioni... »
Mentre mi avviavo, guardai Tumima Sturbi ed ebbi la chiara impressione che sorridesse e mi facesse l'occhiolino. Alla mia isola l'avrebbero soprannominata Potta di Fero...lì le doppie sono un optional, ma solo nel parlato.




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Racconto scritto il 04/10/2019 - 19:57
Da Giacomo C. Collins
Letta n.123 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Preside ...scusa t9 cambia le parole

Margherita Pisano 06/10/2019 - 19:31

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Ahahaha sei straordinario...la tua immaginazione e creatività non ha limiti...certo che se poi aggiungi anche la poesia diventa surreale.
Che robotina magica...scusa ma sto ancora ridendo perché immagino la faccia del predide...lavorando in una scuola so perfettamente come poteva essere!!!
Complimenti Giacomo anzi un mare di complimenti! Ciao

Margherita Pisano 06/10/2019 - 19:29

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Fantastico Giacomo!!

Drehal . 06/10/2019 - 01:38

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Complimenti alla tua fantasia senza confini, oltre che al tuo scrivere ineccepibile, ma di questo già si sa!
E complimenti ancora per il riconoscimento meritatissimo!

Mimmi Due 05/10/2019 - 14:21

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GIACOMO....Che bel racconto anche divertente per i nomi in giapponese e per la trama esilarante.Se hai notato il mio Robot GOLDRAK è di molto più fantastico, eroe dei bambini fatto esclusivamente per loro. Salutami la robottina rubacuori e complimenti per la qualificazione. Notte poeta

mirella narducci 04/10/2019 - 23:56

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