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AMICI (seconda parte)

Ritornato sulla strada, maledicendosi, e nuovamente solo, decise di arrendersi (-tanto la figura di merda giornaliera l'aveva già fatta!) e di ritornare a casa, questo non prima di aver controllato un'ultima cosa: il cognome sul citofono! Sapeva dove abitasse “il ragazzo dell'Ape”, e voleva verificare il cognome per cercarlo nuovamente su Instagram, dato che la foto scattata all'oratorio con la lista dei nomi l'aveva persa – ed era poi infinita! Sapendo esattamente dove abitasse, vedendo sempre parcheggiata fuori la sua Ape, arrivò davanti alla cancellata in 2 minuti con passo andante – ancora energico. Ma grande fu la sua illusione: il citofono c'era sì, ma non c'era trascritto alcun nome – era anonimo! “Accidenti!” esclamò Pietro, sbattendo la propria schiena sulla cancellata, arrendendosi definitivamente – affranto. Poi pensò che forse era meglio allontanarsi da lì... uscito dalla via, il suono familiare di un motore in arrivo gli fece cambiare immediatamente idea nonché stato d'animo circa la delusione non solo di non aver trovato ancora un nome, ma anche per il fatto di rincasare a mani vuote, facendogli ritornare la voglia di vivere ad un'altra velocità – riconobbe il suono dell'Ape! Dal centro della strada Pietro si buttò dietro ad un tronco del viale alberato che collegava il centro di Cantalupo con la frazione di Parabiago, San Lorenzo. Era lui, di sicuro. Ansioso, si fece coraggio e si buttò per farsi notare chiedendogli di fermarsi. Inchiodando – si fermò. Corse verso di lui mostrandogli le mani in segno di – innocenza – e chiedendogli gentilmente di abbassare il finestrino della propria “Ferrari rossa”. Si limitò ad un “Uòh.” dopo averlo abbassato, così come saluto. Pietro avrebbe iniziato il suo solito monologo – non per codardia, ma di Affetto, oltre che di scusa. “Ti ricordi di me vero? Al bagno quella sera...” - “Al bagno, al bar, all'oratorio, per la piazza – eccome no!” rispose il ragazzo con ingannevole entusiasmo – ma forse veramente per la stanchezza e la voglia assoluta di rincasare, data l'ora. “Senti, non so che idea vi siete fatti di me – e francamente non mi interessa – ma non sono cattivo, o che abbia cattive intenzioni, come sono sicuro avrete immaginato dopo tutto questo tempo, ma ti giuro su Dio che non era mia intenzione farvi spaventare, preoccupare o che altro. E' che non ho Amici – credimi – li ho persi tutti e giro a vuoto nei paesi di periferia in cerca di Vita, tutto qui, e sai come si dice – Il vento porta ventura – così visto te e tutti voi del gruppo, vi ho letteralmente seguiti. E perdonatemi. Ma sai quant'è difficile inserirsi al giorno d'oggi, perlopiù venendo dal Nulla. E' impossibile! E pensa che sforzo ma soprattutto la Pazienza nel conoscervi Tutti – a distanza – sperando un giorno di farmi accettare così per come sono. Non è facile – credimi. Ti chiedo solo un favore adesso: tu stai guidando un Ape, pensa che – no, non l'ho avuta io, ma l'ho provata, a guidare, perchè un ragazzo su del Nord, che conoscevo, ce l'aveva esattamente uguale alla tua. E ti chiedo umilmente se, per un paio di minuti, tu possa farmela provare – non per guardarla, certo, vorrei montare semplicemente dietro, di modo che tu mi ci possa portare, come sorta di “tour panoramico”, giusto per qualche isolato. Tutto qui. So benissimo che il trasporto di persone è illegale, Milo – ti chiami così, vero? Perdonami ma te lo avevo sentito dire più volte dagli Altri – so che non si può trasportare persone, ma non potresti fare un'eccezione con me? Data l'ora, e il fatto che non ci sia nessuno in giro adesso – solo noi 2 – potresti farmi questo favore? Vedi, caro Milo, sono prossimo ad un intervento chirurgico, ancora, perchè affetto da Otosclerosi – non sento da un orecchio, anche se studio musica da ben 8 anni – guarda, ti do pure 5euro per il disturbo e sai cosa ti dico? Tu non guidi ancora vero? Non hai la patente – allora ti insegnerò io a guidare, ti Prometto che ti insegnerò tutto quello che posso sulla guida, facendoti guidare la mia macchina, va bene così?”. Il ragazzo, sorpreso da tutto questo discorso abbastanza imbarazzante (-proprio perchè non se lo aspettava!) ma dir poco Umano, concluse con un sorriso preceduto da un Silenzio di presunta riflessione durato una decina di secondi. “Ah però, complimenti! Be', che dirti? Dai, monta!” - “Cosa?” - “Volevi salire sull'Ape? Vai su, forza!” - “Davvero?” - “Massì, che male c'è? Avanti – ah, e non voglio assolutamente niente!”. E così fecero il giro di -Cantalò- con Pietro seduto dietro, che più che ammirare la “bella” vista del paese – che conosceva già – ringraziava il Cielo interamente stellato – emozionato.
“Siamo arrivati al capolinea!” avvisò Milo, fermandosi. “Vedi, questa è casa mia.” e Pietro sorrise confessandogli: “Lo so, lo so...” così da spaventare ironicamente Milo, che commentò sorridendo: “Sei un tipo strano... di mostri come te, davvero proprio non c'è n'è!” accendendosi una sigaretta dal gusto che già Pietro conosceva molto bene. Si sedette così anche lui sul retro fermando Pietro con un “Aspetta, resta ancora un paio di minuti.”. Si distese incrociando le gambe e arrivò il momento dei perchè, degli inevitabili perchè – perchè Pietro era solo, cosa ci faceva a zonzo per le strade di Cantalupo nel bel mezzo della notte, da cosa stava fuggendo? E raccontando la sua semplicissima vita – con tutti i guai – Milo gli chiese: “Perchè allora sei fuggito da questi -Ragazzi del Nord- se non hai fatto nulla di male?”. Così Pietro lo avvertì: “Lo vuoi veramente sapere?” - “Sono qua apposta, direi.”. Allora Pietro gli sfilò a Milo uno degli infradito che indossava ai piedi e incominciò a massaggiarglielo. “Tutto qui?” - “Sì.”, levandogli la mano, interrompendolo. Aveva capito tutto, il ragazzo dell'Ape, così da commentare, con un sorriso in volto: “Bè se non altro è rilassante, però un po' di solletico lo fa” finendo col ridere. “Difficile trovare un ragazzo di qui con così tanti sentimenti addosso” gli confessò Milo mentre scendevano da dietro l'Ape. “Succede agli isolani si dice, persone che vengono da tanto lontano, forse perchè appunto dal termine sono isolate. Ma io non ne sono molto – tutto quello che voglio, alla fine, per voi ragazzi è così scontato...” precisò, sempre in modo vago, Pietro, che da bravo “isolano”, da quella sera, gli stette il più vicino possibile. E così fece anche Milo, che tutto poteva sembrare tranne che un buon Amico, per via del suo aspetto “ariano”, dimostrandosi poi di carattere diverso – Umano appunto. “E cosa sarebbe così tanto scontato per Noi, Pietro?” domandò curioso il ragazzo, anche se la risposta, in parte, credeva proprio di conoscerla. “L'Amicizia.” puntualizzò, candidamente, Pietro.
“Le ombre di fantasmi della notte sono alberi e cespugli ancora in fiore...” e così, romanticamente, Pietro conquistò anche Cantalupo, confessandosi subito per quello che era – certo non uno stalker – ma un ragazzo solo, con una grande energia dentro (-tipica dei solitari in ricerca) e che aspettava ancora di emergere – più semplicemente di vivere. Pietro – da bravo Amico – rimase a fianco di Milo per quasi tutto il tempo in cui stavano insieme, come un cane lo è col proprio padrone, facendosi trattare come padre, fratello, cugino – come un Amico. Una guida lo considerava Pietro, come Virgilio lo era per Dante. Che poi era Pietro la guida, perchè da bravo Amico gli commentava e cercava di dare filosofici suggerimenti o innocenti giudizi su qualsiasi cosa domandava o richiedeva Milo, come lo poteva fare un maggiordomo, tipo Denholm Elliott in Una Poltrona per Due – saggio e nello stesso tempo ironico. Una combinazione vincente di una persona che potesse essere ritenuta stra-ordinaria. Ma Pietro voleva semplicemente e amichevolmente essere come Milo, come tutti loro – dei ragazzi normali che facevano cose normali – da ragazzi appunto, e stare insieme a loro. Nulla di più, nulla di meno. Le stelle le aveva già toccate, tutti i sogni – la preparazione. Ora desiderava solo viverli per davvero, dato che stavano diventando realtà, certamente stando sulla terra-ferma. Non venne ufficialmente inserito nella compagnia. Da un giorno all'altro – per caso – Pietro si ritrovò affianco a Milo. Pietro era l'Amico di Milo. Non era diventato, l'Amico – lo era e basta. Nessuno lo giudicò, nessuno poté giudicarlo. Come se fosse stato un Destino, una pre-Destinazione. Era scritto così e così fu, senza problemi – varianti – compromessi. “Se” o “Ma” non c'erano proprio, per il loro rapporto. Qualche stretta di mano nei giorni seguenti, ma Pietro fu sempre a stretto contatto con Milo. Strano a dirsi, però tutti guardavano loro come la scena finale de “La Vita è Bella”, quando il ragazzino veniva letteralmente raccolto dal soldato americano tutto gioioso e caricato sul carrarmato per portarlo fuori dal campo. Ed erano così, entrambi felici, lui per aver preso Pietro con sé e Pietro per essersi fatto prendere da Milo, ritrovandosi entrambi in una strana simbiosi delle due differenti personalità che solo la Natura (-e il Cielo!) riesce perfettamente a fondere, in una sorta di raro stato di Beatitudine fra esse, quando 2 Energie s'incrociano diventando subito una super potenza. E i loro volti felici e soddisfatti ne erano l'evidente prova!
Di rado però si vedevano in settimana – Pietro non aveva più l'esigenza di ricercarlo, e risparmiò tutte quelle Energie per consumarle nel week-end assieme a lui, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio. Ogni volta che si rincontravano era sempre una Primavera. Entrava al bar con un ironico “scusate il ritardo” e si vedeva Milo alzarsi e abbracciarlo forte. E lo teneva abbracciato – ubriaco – per quasi tutta notte, e ancora quando uscivano dal bar “per le vie dellà città”, sempre più sbronzi. Era successo più volte che Pietro fu costretto a riaccompagnarlo a casa, non lontano dalla piazza, costretto a prendergli il mazzo di chiave dalla tasca dei pantaloncini, aprirgli la porta, portarlo su per le scale alla sua camera e metterlo a letto. E capitò quella volta che, nell'aprire la porta del piano superiore, sopra le scale, Pietro lo lasciò giusto quel momento per girare la chiave che lo vide rotolare giù per 15 gradi. “Mazza che volo!” si limitò a dire dire, mezzo spaventato – mezzo divertito Pietro, abbandonandolo per quei 5 secondi e non riuscendo ad afferrarlo in tempo quando, nel girarsi, lo vide spiccare il volo all'ingiù. Milo era si magrissimo, quasi “scavato”, ma come tutti i ragazzi allenati e tonici, aveva l'ossatura forte e non si fece nulla – e per fortuna non ricordò niente! Capitò anche che più di una volta, messo a letto, prese di scatto il polso di Pietro che faceva per andarsene, chiedendogli di rimanere a dormire, sul divano, sul pavimento, o su di una brandina che teneva all'angolo della camera per appoggiarci i capi d'abbigliamento e zaini vari. E così restò – da Fedele Amico – per poi andarci a fare colazione insieme le mattine seguenti, oppure facendosi trovare la colazione in casa, da Pietro – nottambulo e mattutino, regalando ogni volta un'Emozione sempre nuova a Milo, che poi altro non era che la Ricompensa della sua Amicizia offerta in Dono.
Milo non era così con tutti, per niente. Era semplicemente un ragazzo come tanti altri, pieno di sé, orgoglioso, tonico, con un sacco di amici di paese, senza problemi, senza pensieri che però, ad un certo punto della propria Esistenza, ha avvertito il segnale – Quel segnale – in coincidenza con l'arrivo di Pietro. Non che Pietro arrivasse da lontano – giusto dietro l'angolo – ma il suo arrivo fu, anche per Milo (-perchè la cosa fu reciproca!) un Regalo che avvertì fin da subito, perchè fin dal principio lo notò, facendo, come tutti del resto, finta di niente, anche se l'inconscio già gli mandava i suoi richiami. Milo era altino, magrissimo ma allo stesso tempo ben impostato, rigido e con quella faccia da crucco – le labbra belle strette, il naso quasi a punta, gli occhi di ghiaccio e i capelli più splendenti del sol, raccolti col codino anche se rasato ai lati – era la moda. La voce però non era cattiva, piuttosto si direbbe “sfiatata”, tanto da ricordare quella di Rod Stewart. Viveva solo al secondo piano di una vecchia villetta. Cantalupo ne era piena di vecchie case. Come se il tempo si fosse fermato al 1945. Sotto vivevano i suoi nonni materni, originari proprio del paese. Quelli paterni erano veramente crucchi. I genitori invece non li aveva più. Così, vivendo solo, poteva permettersi di invitare chi voleva a mangiare, dormire e passare del tempo in casa propria. Nonostante l'apparenza, era un ragazzo modello: faceva lui il giardino e aiutava il nonno che badava all'orto, si faceva da mangiare da solo, e sempre da solo lavava, stendeva, stirava e puliva il suo piano, lasciando poco alla sua povera nonna, che da “seconda madre”, gli insegnò i veri valori della vita – la quotidianità – e l'imparare “a mettersi in disparte come vera Principessa prigioniera del suo film, che aspetta all'angolo”, il Piacere della rinuncia – come veniva istruita perfettamente la vecchia generazione, compresa quella di Pietro. 8 anni differenziavano le rispettive generazioni, ma per loro non era affatto un problema, perchè sapevano benissimo che – in questi casi – il tempo e per precisione la differenza d'età non contava proprio niente. Milo era un fumatore, più per “compagnia” che per gusto, e poteva permettersi di fumare in casa, ma solo con la finestra aperta. Si mettevano lì al divano, lui con le Winston Blue, Pietro coi suoi Cubani. Si frequentava, certo, come tutti i ragazzi della sua età nelle prime esperienze, con una ragazza che a Pietro non fece mai conoscere, sebbene li vedesse in giro spesso a braccetto, ma come tutti i 18enni, anche a Milo piaceva più starsene coi propri amici, giocando con la loro età. Studiava all'Itis di Legnano, ma era diverso da tutti i ragazzi che lo frequentavano – e grazie al Cielo, si rasserenò Pietro. Lavorava la sera un paio d'ore e per giorni alterni presso l'unica pizzeria di fronte la piazza, come pizzaiolo – e la faccia da pizzaiolo ce l'aveva veramente! Per le attività libere, faceva l'animatore presso l'oratorio e, non si sa perchè, si limitava a fare il guardalinee e il raccattapalle nel campo da calcio sempre dentro l'oratorio. Ma Pietro pensò più per compagnia, che per “hobby”. Una cosa che notava però, è che Milo era amato da tutti: tutti lo salutavano, lo ringraziavano, gli stavano vicino, lo chiamavano, gli scrivevano. Era un centralino in versione umana! Ma quando stava con Pietro oh, quale soavità, quale Libertà – spegneva tutto e si staccava da tutti, come volersi isolare da tutto quello che gli circondasse immergendosi in un mondo a sé e ritirandosi in Beatitudine. Era il -Mondo Invisibile- quello che nei suoi “attimi di solitudine”, dalle ore troppo corte, cercava di andare incontro e che aveva poi trovato in Pietro, e non per altro, ma dal suo sguardo candido con quegli occhi blu Mediterraneo – gli aveva intravisto l'infinito.
Intanto in settimana Pietro, in giro per Cerro, poté rincontrare Edoardo che, solitamente, ritornando a casa dal lavoro, lo vedeva allenarsi per i giardinetti del paese. Dopo la figuraccia della Conoscenza, forse sarebbe stato meglio per lui che si fosse internato da qualche parte, anche semplicemente a casa senza più uscire – arresti domiciliari – ma data la bella stagione e tutte queste Meraviglie che gli erano capitate dalla Primavera, decise di correre a casa per lasciare la macchina e raggiungere il parchetto in bicicletta. Senza entrarci, si limitò a osservarlo da dietro la ringhiera che contornava l'area. Spinto da un insolito coraggio – quello dell'Amicizia – si fece sentire con un energico “Ehi, companero!”, proprio come nel film “Il Cielo Sopra Berlino”, quando Bruno Ganz, ex-angelo reincarnato, saluta il Tenente Colombo, l'attore Peter Falk. “Ohi! Pietro! Ricordo bene il nome? Sei tu?” - “Sì, ti ho visto mentre passavo -per caso- in bicicletta...”. E si diedero la mano fra le colonne di metallo della ringhiera. Pietro da fuori, Edoardo da dentro. “Che fai da queste parti?” domandò Edoardo, più interessato a chiedergli come stava. “Oh bè, avevo finito presto di lavorare, così ho pensato bene di farmi un giretto a zonzo.” - “Ah, bene. Io vengo qua ad allenarmi tutti i pomeriggi d'estate adesso che la mia palestra è chiusa, e poi risparmierei un sacco invece di andare altrove.” - “Fai benissimo!” confermò Pietro, accendendosi una sigaretta data da Milo. “Ma tu fumi?” si incuriosì Edoardo. “Qualche volta” - “Anche io” confessò il ragazzo. “Ma come, un ragazzo così tonico come te? Dai non ci credo!” - “Bè, fumare è un vizio, ma come vedi anche la palestra lo è.” - “Già, dipendiamo un po' da tutto...” rassicurò Pietro, con quella vena di filosofia. “Io caro Pietro avevo finito.” - “Anche io starei per rincasare, ma che dici di andare a prenderci un caffè, o meglio un gelato? Al diavolo i vizi!” - “Perchè no?” confermò Edoardo, affamato. “C'è una buona gelateria giù a San Vittore Olona” - “Ma io sarei a piedi...” (“-forse era meglio rimanere con la macchina” si maledì!) ma Pietro si girò verso la bici e... “Saresti in grado di portarmi in bici?” (-e proprio adesso sarebbe stata perfetta la canzone “Raindrops Keep Falling On My Head”, esattamente come nella scena del film!). Non si incontravano spesso come succedeva invece con Milo, ma ogni occasione, cioè ogni incontro “casuale”, era buono per poter andare a prendere qualcosa insieme, solitamente di dolce, Pietro dopo il lavoro, Edoardo dopo gli allenamenti. Benché con Milo condividevano dolci momenti insieme – d'Amicizia – con Edoardo invece condivideva proprio i dolci nei momenti, insieme: che fosse un gelato, dei pasticcini, una brioche. Qualsiasi cosa era buona per recuperare Energia a fine impegni.
Da un po' di tempo Pietro notava, di sabato mattina, mentre andava a fare colazione all'Asperti in piazza a Cerro, un ragazzo che vedeva uscire da casa sempre alla stessa precisissima ora – 10 e 15 – e dirigersi a piedi verso la sua via. Lo notava perchè Pietro si fermava, lasciando la bici appoggiata alla ringhiera della gelateria Re, per correre girando il proprio isolato, dalla via Gramsci, dove abitava questo ragazzo, che altro non era che la copia esatta ma più giovane di MacGyver – occhiali compresi – alla via delle Vigane, che dava ai campi. La maggior parte delle volte camminava solo dalla propria abitazione in via Gramsci alla parallela via Solferino, poi lungo i week-end intuì che andasse dalla sua ragazza, che risiedeva proprio in via Solferino nello stesso condominio del suo barbiere che – ironia della sorte – lo citò lungo le sue infinite chiacchiere mentre faceva la barba a Pietro e lo stereo gli mandava “Venus” di Frankie Avalon, dato che questo giovane -aitante- si incaricava di fare la siepe nella sua residenza lungo la cancellata del loro palazzo, così come lo vedeva fare il giardino nella propria abitazione in via Gramsci, con cuffiette alle orecchie, anche lui senza maglietta, occhialini, pantaloncini e infradito – “Pazzesco!” si meravigliò Pietro, continuando: “Non ci sono più i giardinieri di una volta”, soprannominandolo “Jean-Pierre” come lo era il suo, ai tempi. Poi poco più avanti incominciò a vederlo in coppia con la propria ragazza, alle volte da una delle loro case all'altra, tante altre dal centro sempre verso una delle loro abitazioni. 200 metri separavano la via Gramsci dalla via Solferino, e in quel poco spazio Pietro – ad intervalli regolari – fingeva di correre con tanto di occhialini per non dare nell'occhio alla sua costante osservazione rivolta al ragazzo, che lo seguiva sempre con la coda dell'occhio per non lasciarselo sfuggire. Non che fosse atletico o amasse la palestra (-tutt'altro!), ma Pietro amava più di ogni altra cosa l'aria aperta. Per il troppo lavoro e troppi ricoveri fu costretto poi a spendere il proprio tempo libero stando fuori casa semplicemente per Respirare – oltre che a cercare Amici. E nonostante la pessima condizione fisica (-smilzo!) e sociale (-solitario!), l'impegno di Pietro fu costante lungo gli “anni bui” (-10!) inspirando sempre più un'Aria di Primavera. A Estate inoltrata, Pietro sentì sempre più Quel profumo di “nuovo” perchè sapeva che quell'anno qualcosa sarebbe cambiato – in meglio! Edorardo fu una Sorpresa, Milo un Dono – e questo nuovo dal viso della tv, sperava fosse la Carta Vincente, confermando la Triade, la Santa Trinità, il 3 come Perfezione “Divina”. Capitava che Pietro lo vedesse nelle nottate a Cantalupo mentre usciva dal bar oppure fumava il proprio sigaro su di una delle panchine in piazza, vedendolo rincasare verso Cerro, perlopiù in compagnia della sua ragazza. Ma un primo contatto vero e proprio lo ebbe durante una delle -Notti Bianche- della zona, a Parabiago. Lo vide in bicicletta allontanarsi fuori dalla piazza, mentre Pietro incantato nell'ascolto delle nostalgiche ed energiche canzoni di Battisti e Mogol, lo notò seguendolo con lo sguardo dicendosi fra sé “E' lui, è Lui!” così da scansarsi dall'immensa folla nel vano tentativo di precipitarsi verso la propria bicicletta, andando in panico nel togliere la catena ricordandosi ansiosamente e ripetutamente che “La calma è la virtù dei forti, la calma è la virtù... fatto!”. Finalmente sciolto da ogni cosa, si buttò all'inseguimento cercando di ritrovarlo in direzione per Cerro. Ma le scelte delle strade erano molteplici: se fosse passato per San Vittore Olona? O per San Lorenzo, quindi Cantalupo? In questi casi Pietro poté contare solo su una, dal risultato però incerto: l'Esoterismo, o più precisamente – il Fato. “Vada per San Vittore!”. Così Pietro, determinato, procedette a tutta birra lungo il Sempione avanzando per San Vittore Olona e risalendo Cerro. Ma niente – non lo trovò.


Fine seconda parte.




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Racconto scritto il 08/11/2019 - 20:13
Da Andrea Buggin
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