Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Grandine...
Decisioni...
apnea...
n° 22 (R/P)...
CHIAMAMI POETA...
Creatura...
I due volatili...
PAROLE CROCIATE...
La natura ci offre i...
Ali di cielo...
Ricordi d'infanzia n...
SORRISO INNOCENTE...
Saturnia...
Ragazzo mio...
L' AMICO VINCENZO...
Infinito volo...
Poetessa...
Poetesse di Oggi scr...
Il volo...
Oltre il cielo...
Un vecchio disegno...
S'affannano ed insis...
Il buio...
Lievito madre...
Ode al mio angelo...
Pioppino...
L'occhio...
IL PIACERE...
35 Agosto 2007...
Ricordi sbiaditi...
Tornerà?...
Il mio cioccolatino...
UN TRAMONTO ROSSO FU...
L'amore segreto dell...
Senza meta...
Mi piace lo stile e ...
I ricordi sono come ...
Alle radici del vuot...
The Legionary...
Valzer per Olindo...
int' 'a stu fridd' c...
Il conto da pagare...
Una notte in bianco ...
Amore e riflessioni ...
CERCANDO LA QUIETE...
Ubriaca di...sogni...
s\'inchina e ghermis...
La stessa ondata di ...
Il Dimenticato....
Mamma e Madre...
Festa della Mamma...
Madre del riso...
I padroni del silenz...
Haiku 102...
Songs...
Stordito...
Blu Indifferenza...
Stelle...
Mettere a frutto il ...
Amami...
Il Contadino Dell'An...
Due versioni...
Senza un cuore...
Tortore...
VIA DALLA MENTE BUI...
L ‘ultima...
Per quanto questo si...
LA ROSA...
Delusa...
Crine al vento...
TERRA STUPRATA...
Recondite speranze...
Un Giorno come un al...
Soffia l'amore...
CAMMINO...
Il sapore delle nuvo...
La Madre dei Poveri...
Cinkuittico...
L'arancione...
Il Potere della Luna...
L'attimo (uno)...
Meridiane astratte...
L'incontro è l'alchi...
Ramingo...
E chiamo poesia una ...
Radici nella roccia...
Caffè...
Nel bosco incantato...
Ti voglio...
Anche allora era mag...
Eri dentro di me......
Cielo...
A te...
HO CONOSCIUTO LEI...
Incontrarsi, perders...
Notte...
Gli anni son trascor...
Forza Italia!...
Di baci sazio...
Per sempre...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it lecasedeipoeti.blogspot.com



La malattia dei ricordi

I ricordi, per me, sono una malattia. Quelli belli si trasformano in nostalgia, e allora la malattia è una dolce crocefissione in rosa, come la definiva Henry Miller.
Quelli brutti, invece, sono una sorta di tormento, un insieme di dolore e tristezza che certe volte mi rende impotente, schiavo di quei drammatici avvenimenti.
Fra questi, uno dei ricordi che viene a visitarmi nelle ore e nei momenti più impensati della giornata, è la figura di Luigi Galvani, mio compagno di banco negli anni delle superiori.
Eravamo nell'ultimo banco, in fondo all'aula, dal momento che la nostra altezza ci permetteva di guardare al professore, o alla lavagna, senza difficoltà. Io ero alto un metro e ottantotto centimetri, eppure quando guardavo Luigi negli occhi dovevo alzare la testa. Lui era alto due metri tondi tondi, ed aveva il fisico perfetto di un decatleta.
Capelli neri e folti, tagliati cortissimi, anche quando iniziò la moda dei così detti capelloni.
I suoi capelli erano di un colore nero ebano che pareva luminoso come il carbone bagnato, con riflessi quasi blu.
Di primo acchito avresti giurato che fosse un mulatto, tanto era scura la tonalità della sua carnagione, anche se gli occhi invece erano di un bel verde chiaro, talmente intenso e splendente da rendere magnetico il suo sguardo. Sguardo che comunque non usava in modo malizioso; con le ragazze, intendo.
Io lo vedevo come lo scolaro perfetto, tutto casa e famiglia, studio e sport. Era il solo della classe che nel percorso scolastico dei cinque anni non avesse nemmeno provato a fumare una sigaretta, o bere un bicchiere di vino, men che meno di liquore.
Non sopportava il caffè, e infatti beveva solo latte, o acqua. Le bibite gassate non le tollerava, e non mangiava nessun dolce che non fosse stato preparato dalle mani della sua mamma. Men che meno i panini o le pizzette del bar della scuola.
Si diceva che il papà fosse un insegnante di educazione fisica al liceo, non so quale, e le voci, visto il fisico di Luigi, erano certamente attendibili.
Nei salti, sia in lungo che in alto, non eccelleva, essendo troppo massiccio di corporatura, ma nelle altre discipline non ce n'era per nessuno. Unico piccolo disturbo che ricordo avesse fin dai primi anni, e che poi peggiorò un pochino, era una tossetta insistente in presenza di ambienti inquinati dal fumo delle sigarette o viziati dagli odori di cucina, come nella saletta della mensa o al bar. Anche la nebbia e il freddo lo disturbavano parecchio, e a noi pareva strano che un ragazzone tanto atletico soffrisse di certe piccolezze.
Se doveva pulire dal gesso le tre grandi lavagne a parete, chiedeva rispettosamente al professore di andare ad inumidire il cancellino, per non sollevare polvere. E se doveva scrivere qualcosa alla lavagna, usava i suoi gessetti, quelli che ormai tutti usano al giorno d'oggi, tondi e più grassi, meno polverosi. A quei tempi, quasi sessantanni fa, il gessetto era grosso e quadrato, una piccola stecca di solfato di calcio che lasciava una polvere pesante, fastidiosa, polvere che il povero Luigi non sopportava. Gli insegnanti ne erano a conoscenza, immagino, perché non si stupivano che lui usasse i suoi gessetti personali, e nulla obiettavano. A molti di noi poteva sembrare una forma di snobismo, ed invece no. Era una semplice esigenza dovuta alla sua tosse, che in ambienti polverosi diventava talmente insistente da sembrare tosse asinina.
Alcuni ricordi della nostra amicizia mi fanno sorridere, altri piangere, purtroppo.
L'episodio che non posso dimenticare si svolse durante la lezione di matematica del quarto anno. La professoressa, una terribile zitella che mal sopportava il nostro mondo giovanile, fatto di lazzi e frizzi e non solo di scuola, stava apostrofando il povero Lombardi, un ragazzo che aveva fatto del suo modo buffonesco di vivere e del suo modo stravagante di vestire, una fede.
Alberto Lombardi era di un paio d'anni più grande di noi, aveva ripetuto due o tre volte, una volta anche alle medie, e pur essendo intelligente studiava poco. Amava la bella vita, le carte, il biliardo, le ragazze e i film vietati, sicché spesso bruciava scuola per andare a vedersi un film al cinema Marconi, che a quei tempi proiettava anche di mattino.
Si riempiva i capelli di gel e si profumava pesante.
Quella volta la Tampalini, sentite un po' che cognome aveva, montò su tutte le furie mentre lo interrogava ed iniziò ad inveire sul povero Alberto con un livore esagerato.
« Io non so come fate a vestirvi, insomma, e poi invece di profumarvi lavatevi, che puzzate come caproni », ed altre frasi indirizzate al mondo dei giovani, quindi anche a tutti noi della quarta B.
Galvani, inaspettatamente, perse le staffe e, udite udite, fece una pernacchia all'indirizzo dell'insegnante.
Tutti si girarono, ed io sentii puntati su di me gli occhi della Tampalini e dall'intera classe.
Ovvio, non poteva certo essere stato San Luigi Galvani.
Qualche mio amico sorrideva, forse per dimostrami la sua solidarietà, e invece gli occhi già di per sé glaciali dell'insegnante divennero due fari accecanti puntati sul colpevole Colosio.
Io arrossii, e non fui in grado di difendermi dall'assalto:
« Colosio, ti faccio sospendere...maleducato, cafone, ti do una nota e ti spedisco in presidenza... », furono le parole più gentili che la professoressa mi rivolse.
Ero diventato una statua di sale. Per difendermi avrei dovuto denunciare Luigi, il quale invece non si scompose, dimostrando un sangue freddo che nessuno di noi immaginava potesse avere. Si alzò e disse.
« Scusi professoressa, Colosio non ha fatto niente. Sono stato io, ma la mia non era una pernacchia, ci mancherebbe. Mi sono solo soffiato il naso... » e nel pronunciare queste parole mostrò il fazzoletto accartocciato nella sua mano.
La professoressa si guardò bene dallo scusarsi con me, e questa cosa me la legai al dito, come si usa dire. Non la scordai più la sua veemenza nei miei confronti e, quando divenni suo collega, insegnante nella stessa scuola, le feci rimangiare quell'affronto, con grande stupore dei colleghi presenti in sala insegnanti. Ma questa è un'altra storia.
Invece apprezzai molto la difesa di Luigi nei miei confronti, un gesto il suo che dimostrava tutto il coraggio che il ragazzo poteva avere e dimostrava pure che per me nutriva un certo affetto.
Dopo tutto noi avevamo un patto siglato col sangue dell'amicizia: lui mi passava ogni mattina uno dei due toast al prosciutto e formaggio che sua madre gli preparava amorevolmente, ed io gli facevo di sana pianta il compito in classe di italiano, tema nel quale sostenevo alcune tesi esattamente contrapposte a quelle che esponevo nel mio, per paura che fossimo scoperti. A quei tempi avevo una facilità di scrittura notevole, e non facevo nemmeno brutte copie. Scrivevo a braccio, come si dice nell'ambiente degli scrittori provetti.
Luigi invece doveva ricopiare il tema con la sua calligrafia, ed allora immancabilmente prima elaboravo il suo, come se fosse la mia brutta copia e, mentre lui ricopiava, svolgevo direttamente in bella il mio. Va da sé che si finiva quasi insieme. Lui poi, non essendo bravissimo in italiano scritto, correggeva furbescamente qualche virgola, posizionandola male, e metteva qualche errorino o refuso in modo da non destare sospetti su chi fosse l'autore del compito.
Quanti anni sono passati, circa sessanta, quando in seconda ITIS una insegnate toscana, della quale ho scordato il nome ma che noi chiamavamo “nonna abelarda”, per la sua veneranda età, ci diede un tema su un motto latino. Il titolo del tema era:
“ Omnia faber fortunae suae...commentate questo proverbio latino il cui significato è: ognuno è artefice della propria sorte ».
Fu il mio capolavoro, mi piacque talmente quel tema che ricordo ancora alcune frasi usate per il tema di Luigi e per il mio, due componimenti che la professoressa lesse alla classe. Nel suo sostenni che non sempre l'uomo può essere artefice della propria fortuna, a volte la cattiva sorte si accanisce talmente da rendere inutili tutti i tentativi di crearsi un futuro, una vita migliore. Basti pensare alle malattie, alle guerre, agli incidenti di percorso nei quali si può incorrere nella vita, anche senza colpa alcuna.
Nel mio sostenni invece che l'uomo può dominare il suo destino e che l'essere umano è talmente forte che, con la volontà, riesce a superare ogni avversità piegando il destino crudele al suo volere. Va da sé che questa mi visione del mondo, col passare degli anni, l'ho mutata radicalmente.
E a farmi cambiare idea fu in parte quel che successe a Luigi Galvani nel corso del quinto anno. Mancavano due mesi all'esame di stato, la così detta maturità. Lui era rimasto a casa ammalato da tre settimane. I professori ci parlavano di polmonite, e a me venivano in mente i suoi attacchi di tosse, oppure ci raccontavano di influenza virale, di mal di gola. Tutte balle, o meglio era sì un mal di gola, ma sotto forma di tumore maligno.
Mancavano quindici giorni alla fine delle lezioni, quando andammo tutti insieme, allievi ed insegnanti, al suo funerale.
Ciao Luigi, tu sei uno di quei ricordi che non mi creano una semplice nostalgia del tempo che fu, ma un dolore nel petto e un pentimento per non averti voluto bene come meritavi.


P.S. la classe nella foto è la 3A ed era di fianco alla mia, la 3B. L'ho pubblicata perché l'insegnante di italiano, Nonna Abelarda, è la stessa.




Share |


Racconto scritto il 18/04/2021 - 18:55
Da Giacomo C. Collins
Letta n.172 volte.
Voto:
su 9 votanti


Commenti


Bel ricordo, Giacomo. Noi usavamo il trucco del riempire l'aria di spolverature di gesso quando c'era l'insegnante di filosofia, un prete allergico alla polvere bianca... Entrava, e 10 minuti si perdevano per areare la classe.

Glauco Ballantini 23/04/2021 - 09:22

--------------------------------------

Buon pomeriggio stimato Giacomo,
questo tuo scritto è veramente toccante. Tanto profondo da insegnare qualcosa da non scordare, cioè volere bene e subito chi ci circonda perché la vita a volte e per disegni a noi del tutto sconosciuti, può rivelarsi molto crudele.
Ho notato effettivamente, come molti autori che hanno qui commentato, che hai una evidente e indiscussa capacità descrittiva da fare invidia a tanti. Quindi ti porgo le mie più sincere lodi e ti sono stato vicino nel ricordo di questo tuo caro amico.

Paolo Ciraolo 19/04/2021 - 18:46

--------------------------------------

Molto toccante la storia e impeccabile la scrittura! Sempre bravissimo Giacomo

barbara tascone 19/04/2021 - 16:55

--------------------------------------

Mi associo ai commenti precedenti, un racconto coinvolgente e triste nel suo finale. Ricordi che rimangono nel cuore. Complimenti Giacomo!

Maria Luisa Bandiera 19/04/2021 - 08:16

--------------------------------------

Sulla tua scrittura c'è poco (altro) da dire, chi mi ha preceduto ha già espresso molto. Per quanto riguarda i contenuti ci hai abituati a descrizioni accurate, trasporto, coinvolgimento.
Questo bel testo mi ha fatto pensare a "Eravamo trentaquattro quelli della terza E/Tutti belli ed eleganti tranne me (...)/Eravamo trentaquattro quelli della terza E/Sconosciuto il mio futuro dentro me(...)/Eravamo trentaquattro, adesso non ci siamo più/E seduto in questo banco ci sei tu"

Mirko D. Mastro(Poeta) 19/04/2021 - 06:07

--------------------------------------

Scrittura eccellente di un ricordo che rattrista perché tragico è l’epilogo.Bella delineazione dei personaggi e delle situazioni. Fa tristemente riflettere il protagonista che, pur non coltivando nessun vizio e conducendo uno stile di vita salutista, soccombe per tumore.

Anna Maria Foglia 18/04/2021 - 22:51

--------------------------------------

I ricordi sono perle da custodire con amore.
Ogni volta che ti leggo mi lascio trasportare dalla tua scrittura, mai banale, ricca di particolari e vita vera.
È questa ancora di più!
" avrei voluto vedere la foto della tua classe.
Complimenti Giacomo...bravissimo!

Margherita Pisano 18/04/2021 - 21:46

--------------------------------------

C'è poco da commentare.
Solo da imparare. Il tuo è uno scrivere suberbo.
Ciao Giacomo

Loris Marcato 18/04/2021 - 21:37

--------------------------------------

SUBLIME

Andrea Reggiani 18/04/2021 - 21:34

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?