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Il battesimo del mare

Quella volta avevo deciso di vestirmi nella spiaggetta del laghetto di Terranera.
Volevo iniziare l'immersione da terra, nei pressi di uno scoglio chiamato “Il monaco” per la sua forma di frate in ginocchio che sta pregando, rivolgendosi al mare.
Mentre stavo iniziando ad indossare la muta, fui avvicinato da un signore distinto, accompagnato da una giovane ragazza affetta da poliomielite infantile che le aveva reso precario l'uso delle gambe. Si avvicinò, e mi disse:
« Io la conosco, lei è l'istruttore sub che ha il Diving a Porto Azzurro. O sbaglio? »
Interruppi la vestizione ed iniziai un dialogo surreale.
« Sì... sono sempre lì in porto per dare spiegazioni ai curiosi sulla nostra attività subacquea » dissi.
« Lo so, ne ho sentita una molto interessante di queste spiegazioni ».
« Quale...si ricorda l'argomento? »
« Come no. Stava spiegando il suo metodo per fare il battesimo del mare. Così lo ha chiamato ».
« Certo, mi piace molto portare un neofita sott'acqua ».
Lo guardai, guardai la ragazza al suo fianco che mi sorrideva con uno sguardo dolce, se pur amaro, quasi triste, e mi accorsi dei suoi occhi. Erano occhi speciali, scuri, profondi, occhi dentro i quali si respiravano pensieri, e in essi si alimentava la mia emozione, temendo, e nello stesso tempo sperando, che il battesimo di mare fosse proprio per lei.
L'uomo guardava me e poi guardava sua figlia, quasi volesse capire se lei si sentiva pronta per il grande passo, anzi il “tuffo” nel grande ed accogliente seno del mare. Intuii, e dissi:
« E' per lei il battesimo, vero? »
« Sì », disse semplicemente l'uomo, mentre la ragazza timidamente assentiva con un gesto del capo.
Quei suoi occhi mi guardavano. Erano imploranti, almeno così mi parve.
Il padre colse al volo i miei dubbi e disse, decisamente:
« Abbiamo tutto in macchina, tranne le bombole e l'erogatore... »
« Ah... le bombole non servono, ne useremo una con due erogatori. Li ho sempre collegati, anche se scendo solo ».
« Quindi accetta? », disse con un lampo negli occhi. Anche lei aveva gli occhi più chiari, ora. Avevano una nuova luce, dentro.
« Certo, da terra poi è più facile. Devo ricordarle, se ha sentito la mia spiegazione sul battesimo, che sua figlia dovrà scendere abbracciata a me come se stessimo passeggiando in una via del centro. Il mio braccio sinistro e il suo destro dovranno saldarsi, agganciarsi... insomma ci sarà un contatto fisico ».
« Sì sì, lo so. È proprio per questo che mi fido », disse.
La ragazza era colma di felicità, e di emozione. Quanto coraggio coglievo in quel suo desiderio, e quanto amore per il mare doveva avere, se accettava di affidare la sua vita ad uno sconosciuto.
Il padre tornò con una grande sacca e potei constatare che c'era tutto il necessario. Mentre ci vestivamo, Anna, questo era il suo nome, beveva ogni mia parola. La stavo istruendo sulle prime regole, in particolare quella della compensazione della maschera e dell'orecchio, ed elencavo tutto quello che avremmo fatto una volta immersi nei primissimi metri d'acqua.
Suo padre era euforico. Capivo che quel momento lo aspettavano entrambi da tempo.
« Perché non me lo avete chiesto giù al porto, questo battesimo », dissi mentre insegnavo ad Anna a sputare nella maschera per evitare l'appannamento, tanto fastidioso sott'acqua.
« Semplice, Anna si vergognava di farlo in barca con altri clienti ».
Eravamo pronti; ci avvicinammo al mare camminando all'indietro, e quando fummo in acqua ci inginocchiammo. Lei mi porse il suo braccio destro ed io lo serrai forte con il mio. Cominciammo ad adagiarci col ventre sulla ghiaia scura e ferrosa di Terranera.
Anna respirava con calma, mentre gli occhi sbarrati si guardavano intorno, colmi di curiosità. Ai piedi dello scoglio del Monaco i parazoanthus, le brillanti margherite di mare, erano aperti. Una fortuna che capita poche volte. Capii che stava gridando di meraviglia perché dal suo boccaglio uscivano bolle grosse e rumorose, come se stesse emettendo degli ohhhhhh di gioia.
Dopo qualche minuto, passato a osservare tutte le forme di vita di quel meraviglioso scoglio
pieno di spugne colorate, ecco che accadde una cosa davvero strana, inspiegabile.
Una donzella si avvicinò per curiosare.
Io rimasi immobile, per non rompere l'incantesimo di quel bel pesce colorato che si era posizionato davanti alla maschera di Anna. Era successo altre volte, ma stavolta accadde qualcosa di unico.
Anna aprì la sua piccola mano a mo' di conchiglia e la donzella, incredibilmente, vi si adagiò, senza temere per la sua vita.
Al ritorno dall'immersione la ragazza non smetterà un attimo di raccontare al padre l'esperienza vissuta, la bellezza dei fiori marini, e la magia del piccolo pesce che si era adagiato sulla sua mano. L'uomo guardava me, incredulo, ed io non potevo far altro che assentire, pensando nel contempo quale poteva essere il motivo che aveva spinto un piccolo pesce a sfidare la forza dell'uomo, sempre molto temuto, abbandonandosi alle carezze della sua mano. Un vero mistero. Invece la gioia di Anna non era un mistero: era lampante, tangibile, una gioia talmente genuina che per un breve lasso di tempo riuscì a trasmetterla anche a me.



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Racconto scritto il 19/06/2024 - 18:03
Da Mino Colosio
Letta n.135 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Racconto molto emozionante anche per il lettore. Complimenti!

Maria Luisa Bandiera 20/06/2024 - 08:09

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Un episodio di vita vera, raccontato in tutta la sua pienezza di emozioni. Complimenti

Piccolo Fiore 20/06/2024 - 06:44

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