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pianeta

D'antropomorfico urlo d'indifferenza
indifeso eppur regal olezzando vai
e di beltà ascose tempio ti serbi
che l'uman di tua maestà cieco
van di comprimer s'imprende;
rotola della plastica il morbo
su terracque soavità
stagliasi l'irriverente fumigar
di martellanti rombi
finchè la spietata tosse
l'ultimo manto d'uran non invada;
del polveroso, massiccio rusco
geme il silvestre loco
del profumo suo di pin non più monarca
piangon ghiacci un dì eterni
or pugnalati d'innatural calura
e ritraesi Elios incupito
per l'insan gaudio dell'uomo imbarbarito.
Perdona, pianeta
s'or l'aria di tristezza il mormorio serba
d'un istinto che tutto,
sanza fren né ragione ammorba.
Mai dolersi tanto in cor si serra
ch'il dovrr rimar terra con guerra
ove giace il surriscaldarsi nervoso
d'un mondo non per sua man ma per altra velenoso.



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Poesia scritta il 31/08/2020 - 15:01
Da cristiano comelli
Letta n.1096 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie mille

cristiano comelli 31/08/2020 - 19:21

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Un bel veleggiare nel modo antico.

Maria Luisa Bandiera 31/08/2020 - 17:33

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