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GIOCO D'AUTORE - Terza Parte

D420 riprese il suo posto accanto a Francesca. Aveva pensato di curiosare un po' in giro, ma avendo notato la presenza del gorilla, aveva preferito cambiare tattica. Aveva chiesto ad una delle hostess che accoglieva i partecipanti all'asta dov'era la toilette e da lì aveva mandato un messaggio in codice a Malloy a mezzo del suo orologio. Sedendosi sussurrò un complimento sfacciato all'orecchio di Francesca e lei sorrise arrossendo. L'asta si stava svolgendo secondo lo stesso copione delle precedenti. I primi lotti seguivano un iter normale, prezzi proporzionati al valore delle opere, varietà di acquirenti, nulla di strano, poi il banditore pronunciava una frase, una sorta di messaggio in codice, che cambiava di asta in asta, ma che serbava il suo senso, ribadendo la particolarità delle opere e i prezzi cominciavano a lievitare. In un'occasione il lotto venne aggiudicato alla prima offerta. In un paio di occasioni Nick si intromise in un agguerrito scambio di offerte per vedere quale dei due contendenti mollasse per prima. Cercò di spingersi al massimo ma di non superare mai un certo limite, e di seguire un determinato schema, dedicandosi alle opere di un determinato artista o al massimo due, gli stessi delle aste precedenti, cercando di delineare in modo preciso la personalità e i gusti di John. Di tanto intanto scambiava qualche parola con Francesca. Più il tempo passava e più gli piaceva, anzi doveva ammettere che lei era la parte meglio riuscita del suo piano.
Il suo cervello non aveva smesso di pensare alla presenza di Mallhoy, c'era qualcosa che il suo capo non gli aveva detto. Francesca gli fece una domanda tecnica e lui cercò di sciorinare una risposta altrettanto tecnica, basandosi sulle informazioni passategli da Sharley, studiandosi di tenere un discorso fluido, cercando di non sembrare un libro stampato. C'era qualcosa che non andava, lo avvertiva nell'aria. Fece altri complimenti a Francesca e poi le disse di andare.
«Ma l'asta non è ancora finita!»
«C'è un altra opera di cui vorrei occuparmi e non è all'asta.»
«Oh, e dove sarebbe?» Nick sorrise.
«Sei tu, ed ora andiamo.» La prese per mano ed uscirono.
Il gorilla li seguì a ruota.


Giunti all'albergo, Nick con fare insistente chiese a Francesca se volesse cenare con lui, e alla sua risposta affermativa, salì in camera ad avvisare suo zio.
«Mi unirò a voi.»
«Non se ne parla!» Mallhoy inarcò un sopracciglio.
«Per amor del cielo, non discuta i miei ordini.» Era annoiato.
«Ma cosa penserà Francesca?» L'espressione di Mallhoy divenne furba ed enigmatica.
«Sono certo che non le dispiacerà.» Nick fece un'alzata di spalle e lasciò la stanza di Mallhoy per tornare nella propria. Si cambiò d'abito e raggiunse Francesca.


«Temo di non essere presentabile.» Si schernì lei, indossava jeans e maglietta, ma si era rifatta il trucco.
«Sei perfetta, come lo eri qualche minuto fa.» disse sfoderando tutto il suo fascino.
«Vi dispiace se mi unisco a voi?» Mallhoy interruppe i tentativi di seduzione di Nick.


Francesca era molto presa dai racconti di Mallhy e Nick diveniva sempre più torvo, mentre constatava che neanche la ragazza era immune al fascino del suo capo. In più c'era il gorilla che continuava ad osservarli. Erano quasi al dolce, quando una splendida figura femminile, fasciata in un attillato e corto abitino nero, entrò nel locale. Era sulla cinquantina, capelli vaporosi di un rosso ramato, occhi chiari, non sarebbe passata inosservata neanche se avesse voluto. Si diresse sicura al suo tavolo, incurante degli sguardi maschili che attirava su di sé, compresi quelli di Nick e del gorilla.
Francesca intanto era sempre più affascinata dai modi di Mallhoy e Nick annoiato e torvo più che mai, lasciava vagare lo sguardo. La sconosciuta si era allontanata dal suo tavolo qualche minuto prima e ora ci stava tornando, ma poi cambiò espressione i suoi lineamenti mutarono per la sorpresa che le si dipinse sul volto. Cambiò direzione e raggiunse il tavolo dov'era Mallhoy.
«Peter? Sei proprio tu?»
«Be' sì se sono il Peter che lei conosce!» Rispose Mallhoy.
«Peter Anderson! Sei sempre il solito!» La sconosciuta sorrise.
«Potrei dire lo stesso di te...Susan.»
«Tuo figlio?» Chiese sorridendo a Nick.
«No, no, il figlio di Alfred!»
«Ah, il buon vecchio Alfred! Come sta?»
«Bene, tutto sommato. Come ti vanno le cose?»
«Bene.»
«Zio, non ti sembra il caso di fare le presentazioni?» Chiese Nick incuriosito da quello strano incontro e dalla donna.
«Oh, scusatemi, lei è Susan Holloway. Andavamo a scuola insieme. Susan? Mio nipote Nick, e una sua amica Francesca.»
«Molto piacere.» Disse brevemente rivolta alla coppia. «Ti va di unirti a me per ricordare i vecchi tempi?» Chiese la donna con fare ammiccante rivolta a Mallhoy.
«Certo. Ragazzi non vi dispiace se vi lascio soli, vero?» E senza aspettare la risposta si allontanò.
«È un bel tipo tuo zio.»
«Già» Nick era arrabbiato, arrabbiato col suo capo per essere così dannatamente irritante e con sé stesso per non avergli saputo tenere testa.
«Qualcosa non va? Sei stato così silenzioso!»
«È solo stanchezza.» Rispose un po' brusco.
«Quant'è così... è meglio che vada.»
«No!» Secco, deciso, pronunciato a voce più alta del dovuto. Lesse la sorpresa e lo smarrimento sul volto di lei.
«No, resta, per favore.» Riprese con voce più dolce, volutamente suadente e con una muta preghiera negli occhi.
«Solo qualche minuto.»
«Sono stanco e poi la venuta di mio zio...»
«Non ha portato buone notizie?»
«Non delle migliori. Ma non è il caso di parlarne.» Era la prima volta che non mentiva.
«Di cosa vuoi parlare, allora?»
«Di te.»
«Non c'è molto da dire.» Nick si era spostato di sedia e ora le era vicinissimo.
«Sei così bella...» Le sfiorò il viso con una mano.
«John, ci guardano!»
«Che guardino pure, penseranno ch'io sia dannatamente fortunato a poterti toccare.» Le sfiorò i capelli e il collo in un tocco leggero.
«E chi ha detto che puoi?»
«Lo sto facendo.» E le chiuse la bocca con un bacio, un bacio ricognitivo per vedere fin dove potesse spingersi.
Francesca era totalmente presa da quel bacio così improvviso, così esplosivo, proprio come l'uomo che le stava di fronte. Poi lui si scostò riportandola alla realtà.
«Allora non ti sono indifferente!» C'era una nota di trionfo nella voce.
«Pensavi che baciassi qualsiasi turista inglese mi capitasse a tiro?»
«Sembravi così presa da m...io zio.» Si lasciò sfuggire e per poco non commise l'errore di dire il nome di Mallhoy.
«Non dirmi che eri geloso!»
«Sì.» La notizia spiazzò entrambi.
«Ma è troppo vecchio per me!»
«Lo sono anch'io!»
«A me non sembra.»
«No?» Nick si avvicinò di nuovo.
«No.» Lui le prese il volto tra le mani e riprese a baciarla.
Pochi istanti dopo stavano salendo in camera di Nick.


Francesca sentiva le mani di lui su di sé, calde, esperte mentre passavano sui suoi seni, sotto la maglietta e si soffermavano sulla schiena, slacciandole il reggiseno, che scivolò via irrimediabilmente attratto verso il pavimento, stessa sorte toccò alla maglietta. Lui fece qualche passo indietro per ammirarla, i suoi occhi divennero avidi mentre osservava la sua figura coperta solo dai jeans. Poi le si avvicinò ancora, baciandola, esplorandola con deliberata lentezza. Lei si sentiva fremere e anelava l'abbraccio di quel corpo vigoroso. Gli mise le mani sulle spalle e gli tolse la giacca, poi passò a sbottonargli la camicia. Nick, mentre si lasciava spogliare aveva un'espressione divertita disegnata dentro gli occhi e un sorriso enigmatico gli incurvava le labbra. Sembrava perfettamente padrone di sé. Lei si mise ad armeggiare con la cintura dei pantaloni di lui, ma Nick le bloccò mani, finendo di spogliarsi da solo, desideroso di avvicinarsi di nuovo alle curve di Francesca. Con lentezza le abbassò la lampo dei jeans, lei ruotò i fianchi per farli scendere più in fretta.
Per un attimo stettero a guardarsi, poi lui la guidò verso il letto.
Francesca era ammaliata dal modo di fare di Nick, dalla sua sicurezza, che traspariva dai suoi gesti, così calcolati, così esperti eppure dolci, mentre in perfetta sintonia facevano l'amore. E forse tra le braccia di quella ragazza così dolce e appassionata, un po' del proverbiale autocontrollo di Nick andava sciogliendosi.


Francesca gli dormiva accanto, la testa appoggiata alla sua spalla. Nick non riusciva a prendere sonno, era pensieroso e guardingo. Uno strano bussare contro il muro lo incuriosì. Si mise ad ascoltare con maggiore attenzione: Alfabeto Morse. Mallhoy lo stava invitando nella sua stanza. Dannazione! Ma cosa aveva in testa quell'uomo?


FINE TERZA PARTE


Il racconto è frutto della fantasia dell'autrice, per cui ogni riferimento a fatti o cose reali è puramente casuale.




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Racconto scritto il 18/02/2016 - 15:27
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.347 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


BELLA ANCHE QUESTA PARTE, DIREI CHE SEMBRA UN FILM
Nadia
5*

Nadia Sonzini 21/02/2016 - 21:37

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