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Tutto in quarantena, ma non il cuore!

E’ un tempo strano il nostro, ora che il protagonista è questo mostro invisibile… un tempo in sospeso, emblematico, incerto. Ma anche per la natura stessa, in simbiosi alla nostra presenza, al nostro stupore, alla nostra ammirazione, e a quell’impulso infrenabile di immortalare ogni suo aspetto… sono certa che anche lei, la natura, soffre con noi queste distanze. E forse, per la prima volta, ogni cosa torna al suo posto, e ognuno acquisisce la giusta importanza… cose che abbiamo perduto col benessere che ci ha catalogati e omologati, prima ancora di renderci conto di dove ci trovassimo. Io ho sempre vissuto molto lentamente i miei tempi, non è questo a spaventarmi, piuttosto, mi spaventa l’incontro con l’altro, ora che abbiamo gli stessi tempi, e di cui io non sono abituata… non parlo di fisicità, ma di comunicazione, che spesso non si sa cosa dirsi. Ci sono emozioni e sensazioni che non hanno parole specifiche per essere descritte, nemmeno i vocabolari più dettagliati ne hanno cenno… ecco, è questo che ci viene tolto con la libertà. La nostra forma di esprimerci e di viverci. Non è il fatto in se stesso di restare a casa, io ci resto spesso, e molto volentieri… ma la consapevolezza di non poter poi uscire, quando il nostro organismo ha bisogno di ossigeno, di scambio cellulare che va oltre… di immagini intercambiabili con il mondo che ci circonda, i suoni, i profumi, e quelle vibrazioni extrasensoriali che questa dimensione parallela ci offre. Anche i sogni stanno diventando impraticabili: mancano di potenzialità e di quella naturalezza che in tempi diversi possedevano. Non mi spaventa la morte, quella prima o poi arriva, e il come, non posso deciderlo io… mi spaventa il vuoto, il non poter lasciare un segno positivo della mia presenza, della mia partecipazione a questa vita. Possiamo mettere in quarantena tutto, per quanto mi riguarda, io ci ho messo anche fb… ma il cuore, quello chi lo ferma? Batte e ribatte, lui ha le sue ragioni che la ragione non conosce, come dice Blaise Pascal… che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno, noi esseri umani abbiamo bisogno gli uni degli altri, non siamo stati creati per vivere in solitudine, ne isolati, non almeno per lungo tempo. Forse questo mostro sta parlando a quella parte di noi assopita, che in fase di sonnambulismo ha vagato per troppo tempo nelle futilità quotidiane, facendoci trascurare noi stessi e i valori a cui apparteniamo.
E’ un tempo strano il nostro… ma per la prima volta ci troviamo a condividere tutti lo stesso tempo, la stessa stranezza, lo stesso mostro che ci minaccia. Alla fine lo so, avremmo imparato non una, ma mille lezioni che la privazione ci sta mettendo davanti. E se scriversi poteva essere solo occasionale, ora come ora è un esigenza necessaria… siamo vivi e siamo qui a parlarne… non importa come, ne con chi… ne parliamo! E’ questo è il più grande privilegio che ancora non ci è stato tolto.




(Scritta il 21 Marzo 2020)




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Racconto scritto il 02/06/2020 - 02:02
Da Rossana Lucia Boi
Letta n.892 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie Maria Luisa,🤗 hai perfettamente ragione! Preciso, che quando ho scritto questo pensiero si era all'inizio del caos, e quindi ancora ignara di come sarebbero andate realmente le cose... Una spera sempre nel buon senso delle persone e di ritrovarsi in un mondo migliore. Oggi posso dire che è pura utopia! Purtroppo... 😶

Rossana Lucia Boi 02/06/2020 - 12:45

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Un bel racconto che mi trova d'accordo con le stesse sensazioni, ma non su tutto perché non tutti purtroppo hanno appreso la lezione e adesso che si stanno liberalizzando le regioni già si vedono comportamenti scriteriati (mascherine e guanti buttati in giro e molto altro ancora) di chi non ha capito nulla. Forse la vera minaccia non è il virus ma l'umanità stessa per se stessa, per il pianeta e per la natura!

Maria Luisa Bandiera 02/06/2020 - 09:50

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