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Ancora in Viaggio (poesia Gotica, Le facce dell’obito) -4a tappa

La carrozza sosterà un poco ancora nella Città eterna.
Viaggiano con me in poltrone di varia foggia le ombre di Nicola e Paola, e Mirella.
Mi sono sempre piaciute le ombre senza il fardello dei dettagli. E le qualità dei dettagli.
Ma preferisco di gran lunga la presenza.
Per te ho scelto la poesia Gotica. Parlando di questo genere letterario è necessario un distinguo: nulla c’entra con lo stile che in campo artistico è caratterizzato da guglie e archi la cui verticalità li porta a toccare il cielo, con un senso quasi mistico. Questo tipo di poesia è strettamente legato invece al popolo così detto barbaro dei Goti. Nasce nei paesi nordeuropei per poi trovare terreno fertile negli Stati Uniti, e si ispira a toni cupi e misteriosi con un accento particolare all’amore anche irrazionale, non privo di sofferenza o sacrificio. Non aggiungerò altro per non ingabbiare la poesia.
Nel mentre leggerò…


Sono stato tediato a morte,
anche se solo a ogni morte di papa.
E l’ho avuta su a morte, avversando
quel qualcuno con rabbia cupa.
Sono stato la morte dolce per taluno,
talaltro è stato per me una morte lenta.
Ogni dì fa visita senza privilegio di madre
alle darsene e negli opifici la morte bianca.
E siede sulle tavole scarne
dell’emarginazione la morte civile,
dove si sa fin troppo bene di che morte
morire… come testuggine sull’arenile.
Alcuno mi ha auspicato la morte eterna.
E mi è accaduto di vedere in faccia
la morte, e con lei di scherzare per
stoltezza o perché stanco della bonaccia.
Ti ho sfidata, temuta Signora con la falce.
…Nera Mietitrice con le tue tinte smorte.
Tetra figura in ombra in età puberale; nelle
tenebre di giorni avversi ti ho attesa, Morte.


Allora Marco, prenderai posto accanto a me?
L’ispettore del racconto giallo, col curapipe e il suo pigino nella tasca del paltò, appunta sul taccuino: Tomas Tranströmer, poeta svedese premio Nobel 2011- Mistero per la strada


Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
ma non si svegliò.
Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
tra la gente nei raggi di sole
forti e impazienti.
D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
un museo di farfalle.
Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.
(T.T.)


Corre l’anno 2022, invito a salire in carrozza per Bocanelli Marco.
Dite con me, amici: <Ispettore, quel D. Mastro è innocente. Gli lasci proseguire il viaggio…>.
A cassetta mi sta seduto accanto un album di ricordi con le fotografie di chi è stato con me nel precedente viaggio da sfogliare con quello stupore nel guardare al lavoro el tenga, il venditore di santini e rosari… nel Lazio paternostraro. E lo scrivo dietro alla foto sfocata di M. Gentile.
Pazientemente costruiva corone di grani per ogni gusto e per ogni tasca, che poi da abile ambulante vendeva assieme alle immaginette dei santi. Quando si accostava sommessamente all’astante designato parlandogli con tono confidenziale, quello lo fissava con sguardo meravigliato. Un poco di dolcezza non guasta.
Ah, se tornassero i brumisti…




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Racconto scritto il 31/01/2022 - 08:00
Da Mirko D. Mastro
Letta n.511 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Grazie poetesse

Mirko D. Mastro 31/01/2022 - 14:36

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Sempre più bello ..bel racconto davvero!!

Anna Cenni 31/01/2022 - 14:25

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Sempre una grande emozione leggerti, racconto ancor più bello dei precedenti!
Complimenti da parte mia.

Maria Luisa Bandiera 31/01/2022 - 11:03

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