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Sessanta anni fa

La grande onda sommerse tutto, avvisaglie chiare ignorate, una montagna che si chiamava marcia, guasta non bastò a far recedere dall'idea di allagarne il fondovalle.
I grandi interessi della SADE non poterono essere ignorati, si cercò sempre la scusa giusta. E la montagna franava.
No, non frana! Sono movimenti del terreno che ci stanno. Ma il pendio scendeva,... allora no, anzi si un po' ma non è nulla di eclatante, è superficiale, lo possiamo controllare. Alla fine sapevano che era solo una questione di tempo tanto che progettarono anche un collegamento se la frana avesse diviso in due l'invaso per non perderne la produttività.
C'era fretta di concludere la messa in opera per vendere tutto allo stato che aveva nazionalizzato l'energia elettrica.
Riempi, vuota, riempi ancora l'invaso sollecitando la frana, anticipandone i tempi di collasso.
Poi: monte, frana, onda, Erto, Casso, vento, acqua, Longarone.
Fine.



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Racconto scritto il 31/10/2023 - 09:29
Da Glauco Ballantini
Letta n.814 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Drammatico...lo ricordo molto bene. Feci un tema alle superiori che fu letto in classe...usai l'accusativo alla greca, copiando dal Manzoni: sparsa le trecce morbide sull'affannoso petto! io scrissi degli uomini, la barba incolta, che barcollavano tra le macerie. barcollava il loro corpo materiale, la loro vita e la loro anima...

Mino Colosio 31/10/2023 - 11:35

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