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Le istruzioni sono:

Da questo incipit scrivi un racconto breve: "Per me fu un giorno memorabile, perchè mi cambiò molto."



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Un dolce cambiamento

Per me fu un giorno memorabile, perché mi cambiò molto.
Grazie a quell’evento lasciavo l’adolescenza per avventurarmi nel mondo degli adulti, divenendo a tutti gli effetti: una giovane donna responsabile e attenta ai bisogni altrui.
Erano le sette di una sera molto calda di fine luglio, precisamente il ventiquattro.
Avevo vent’anni, ero incinta di nove mesi e il mio corpo, e il mio spirito, si preparavano ad affrontare l’esperienza più importante della mia vita “la maternità.”
La serata si presentava abbastanza tranquilla, vivevo a casa di mia madre, in un paese della Sardegna.
Mio marito, che era militare nella guardia di finanza, non era con me, prestava servizio in Friuli Venezia Giulia ed io, oltre che del bambino: ero in attesa anche che lui, trovasse un’ adeguata sistemazione che mi permettesse così di raggiungerlo.
Non ero sola, mia madre e mia sorella, erano occupate a preparare dei dolci e per tutta la casa aleggiava un profumino delizioso di biscotti appena sfornati.
Mi resi conto che stava accadendo, perché mi ritrovai leggermente bagnata.
Non ebbi la rottura completa delle acque, ma solo un inizio, e non percepivo ancora le contrazioni, così, mentre aspettavo che sopraggiungessero decisi di mettermi a letto.
Non sapevo come sarebbe stato, ero un po’ agitata, dentro di me si susseguivano emozioni contrastanti, alla gioia che presto avrei potuto fare la conoscenza del mio piccolino, si aggiungeva il pensiero e la paura del dolore fisico.
Avevo sentito spesso parlare di parti molto difficoltosi, mia madre stessa raccontava, che i suoi erano stati sempre molto dolorosi, con lunghe ore di travaglio, così, quando le chiesi ingenuamente: << mamma, se mi addormento?>> Lei sorridendo ricordo ancora che rispose <<oh! tranquilla tesoro, dormi pure, vedrai che quando sarà il momento, ti sveglieranno loro.>>
In quel periodo nei paesi, si partoriva ancora a casa assistite dall’ostetrica.
Inizialmente rimasi vigile, mi accarezzavo il pancione aspettando un segnale che non arrivava, così senza rendermi conto mi addormentai.
Alle tre meno un quarto, fui svegliata da un dolore lancinante.
Allertai subito mia madre che dormiva al mio fianco e lei premurosa si alzò per assistermi, rassicurandomi.
I dolori aumentavano, non mi lasciavano un attimo e io non capivo più da quale parte arrivassero.
In casa nel contempo, cominciava a esserci fermento, si erano svegliati tutti: mia sorella, suo marito, e mio fratello più piccolo.
Io mi lamentavo tantissimo, ero spaventata, e non sapevo che fare.
L’ apparente tranquillità di mia madre mi esasperava, lei non faceva altro che andare avanti e indietro con asciugamani e bacinelle, ripetendo in continuazione che non dovevo preoccuparmi perché era presto, ma io ormai sfinita e con la sensazione che da un minuto all’altro sarei esplosa, volevo solo che tutto finisse all’istante.
In quei momenti, non ho pensato per un solo minuto al bambino che sarebbe nato da lì a poco,
ho invece pensato selvaggiamente, che se avessi avuto lì, mio marito, lo avrei ucciso con le mie mani.
Trascorse più di un ora, le acque non erano ancora completamente rotte e io quasi non riuscivo a respirare tanto i dolori erano forti.
Mia madre con la flemma che solo una donna che ha avuto e ha assistito a tanti parti può avere, mi disse <<abbi pazienza questi sono solo i primi dolori >> al che io, che ormai già mi sentivo come una bomba ad orologeria: pronta ad esplodere, le urlai rabbiosa << ma se questi sono solo i primi, mi dici come cazzo sono gli altri?>>
A quel punto mia madre, inorridita dal mio linguaggio capì che forse, non era il caso di attendere ancora, e chiamò l’ostetrica.
L’ostetrica era una signora corpulenta di origini non sarde quando arrivò mi diede subito un’ occhiata e apostrofò mia madre dicendole <<ma cosa aspettavate a chiamare? sa pipia ( in sardo = la bambina) sta nascendo si vede di già la testa.>>
Avevo quindi ben ragione a lamentarmi. I così detti “ primi dolori” non li avevo avuti, i miei erano arrivati tutti in una volta, senza tregua.
Sentivo il bisogno impellente di spingere.
Si ruppero del tutto le acque, ed ebbi la sensazione che un caldo fiume scorresse fra le mie gambe, l’ostetrica incitava a spingere, ma io coprivo la sua voce con le mie urla.
I miei parenti raccontarono poi, di essere usciti fuori casa per non sentire più i miei lamenti.
In quei momenti non pensavo certo a trattenermi: esistevo solo io e quel terribile dolore che non finiva mai.
Quando finalmente il bimbo venne fuori i dolori cessarono all’istante.
Avvertii allora il suo pianto quasi fosse un miagolio, un tenero e melodioso miagolio, poi l’eccitazione di chi mi stava accanto << è una bambina è una bambina.>> La misero fra le mie braccia e io l’accolsi sfinita ma felice.
Finalmente vedevo la mia piccolina, era una bellissima bimba di tre chili, lunga cinquantuno centimetri, i miei occhi non so perché andarono subito a contare le sue minuscole dita, c’erano tutte.
Mentalmente mentre l’ammiravo, promisi a me stessa che l’avrei protetta e amata per tutta la vita.
Lei era così rosa e bella ed era tutta mia. << Ciao Ester >> le dissi stringendola teneramente al petto.
<< Sono la tua mamma >> ma lei già lo sapeva e stava proprio bene fra le mie braccia.
Il suo papà arrivò il giorno dopo, ricordo ancora con amore, una bella delicatezza che ebbe nei miei confronti: prima ancora, di andare a vedere la nostra piccolina venne da me, con un gran mazzo di rose rosse ad abbracciarmi commosso.
Il miracolo della nascita mi avvicinò ancora di più se possibile al magico mondo di mia madre, ora ero madre anch’io, con tutte le gioie, e le preoccupazioni che comporta essere responsabile di un’altra vita e questo mi faceva sentire, piena e amorevole verso tutti .



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Scrittura creativa scritta il 12/10/2012 - 18:23
Da Claretta Frau
Letta n.1900 volte.
Voto:
su 12 votanti


Commenti


Semplicemente BELLA! O:- )

Maria Gabriella Chesi 05/11/2012 - 23:14

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un grazie alla redazione che valuta con pazienza i nostri lavori, a chi si è fermato a leggere e votare e uno in particolare al signor Nello e Daniela che hanno la bontà di commentare. ciao e, buona scrittura e lettura a tutti.

Claretta Frau 02/11/2012 - 18:20

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Complimenti, Claretta. Bravissima

Daniela Cavazzi 01/11/2012 - 21:59

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Dapprima l'egoismo, i dolori non davano tregua e per poco il pensiero si era allontanato dalla creatura che stavi per mettere al mondo. La rabbia verso un marito che non aveva alcun torto e alla fine la comparsa del dono più bello per una mamma cancella tutto per inondare il cuore di una gioia infinita.
Spero, quei dolori, si siano ripetuti.

nello maruca 15/10/2012 - 21:32

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Sempre commovente una nascita, anche se raccontata (magistralmente).
Brava

Daniela Cavazzi 13/10/2012 - 06:57

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