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A MIO FIGLIO

La mamma ti addormenta teneramente
e con cura ti adagia sulla soffice culla.
Tu dormi ed io ti guardo;
sembra che mi voglia sorridere
e invece tu sogni.
Tu sogni la rosa
profumata e senza spine.
Schiudi la tua piccola bocca
come per dirmi qualcosa,
ma no,
non a me, ché non puoi.
Tu parli con gli angeli,
divini cantori di ninne nanne divine.
Io ti guardo, figlio mio,
ed i miei occhi non vedono
così volentieri spettacolo migliore.
Io ti guardo ed il mio cuore
si colma di gioia e di speranza.
Dormi, piccolino mio,
dormi ignorante ogni cosa.
Felice te, che vedi, senti
e non capisci nulla!
Dormi, pargoletto, dormi!
Parla e sorridi ai tuoi angeli.
Il linguaggio dell’uomo è crudele;
imparata questa funerea canzone,
non sentirai più degli angeli il bel canto
e pur la rosa fragrante di un tempo
ti sarà spinosa e inodore.


Dal mio libro " Patema "
Gabrieli Editore - Roma 1971




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Opera scritta il 22/11/2014 - 13:02
Da Gino Ragusa Di Romano
Letta n.1536 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Delicata e dolce. Bravo. Ciaooo

Fabio Garbellini 24/11/2014 - 07:20

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Un bimbo che dorme ispira tanta tenerezza e lo stesso senso di...protezione. A me ha fatto lo stesso effetto un bimbo in carrozzina per strada e ci scrissi qualcosa. Ve la farò leggere. Molto bella la tua.

Gio Vigi 23/11/2014 - 17:18

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