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Turi Lacca...

Correva l'anno 1982 ed insieme all'amico Turi, dovevamo recarci alla visita di leva presso la capitaneria di porto della poco distante Aretusa.
Ricordo bene anche il giorno... Ventuno aprile.
L'autobus partiva dalla stazione alle sei in punto, ed io avevo già fatto il biglietto e mi ero seduto a metà corriera.
Ricordo che fui in apprensione per l'amico, il quale ritardava vistosamente rispetto l'ora di partenza.
Per tale motivo pregai il conducente di temporeggiare qualche minuto ancora, spiegando il fatto che avremmo dovuto essere sottoposti a visita di leva.
Ebbene, scoccarono le sei e cinque minuti e l'autista dovette fare il proprio dovere con o senza l'amico Turi.
Pensai durante il tragitto ad un qualsiasi possibile contrattempo non capacitandomi per nulla al mondo, dei tanti possibili motivi validi di questo imprevisto ritardo.
Percorsi gli ottantaquattro chilometri che distano da Ibla ad Aretusa, finalmente approdai verso le ore otto e trenta minuti nel piazzale antistante la zona porto e stazione dei treni.
Scesi dal mezzo e di tutta fretta incamminandomi verso la capitaneria di porto, notai come un qualcosa di strano e anche di familiare direi, innanzi i miei occhi...
Difatti stava proprio in bella mostra in sosta, la motoape di Turi sul piazzale della capitaneria con a bordo sul cassone, il cane Pippo, orbo d'un occhio, legato stretto con una cordicella alle barre di una sponda.
Capii da subito che quel deficiente d'amico, non solo aveva perso l'autobus, ma si era precipitato a rotta di collo con quello sfasciume sin li, percorrendo tutti quei chilometri in un battibaleno come niente fosse stato...
Ci ritrovammo insomma all'interno della sala d'aspetto dell'ufficio leva della capitaneria di porto, che quando mi vide, incominciò ad inveire con ogni forma di turpiloquio e bestemmie, noncurante di niente e di nessuno.
Il motivo di quanto accadutogli come capii fu causato a suo dire da una vacca, la quale durante la serata precedente si era imboscata tra i canneti del fiume. Ragion per cui; per tutta la notte insieme a suo nonno furono impegnati in una estenuante ricerca della stessa.
Per fortuna, ricerca andata poi a buon fine nelle mattinate, grazie al ritrovamento della bestia.
Nel frattempo entrò un graduato della Marina militare, che gli fece segno di moderare i termini e parlare sottovoce.
Poi ci fece entrare insieme a una trentina di altri ragazzi dentro una sala d'aspetto attigua alla sala visite e ci fece spogliare del tutto.
Ricordo che entrammo a due a due all'interno della sala visite, ed io essendo vicino a Turi entrai insieme ad esso.
C'Erano alcuni ufficiali ed anche una dottoressa in camice bianco tra i componenti della commissione visite.
Notai da subito l'imbarazzo della poveretta all'osservare da qualche metro di distanza le credenziali del Turi e si lasciò scappare sottovoce un: " Orribile! Sembra un estintore..."
Io al momento non capii se fosse veramente scandalizzata come donna da quella mostruosità, o ne fosse orribilmente attratta.
Mistero...
Difatti quel pendolo di Foucault del Turi oscillava paurosamente da un lato all'altro del suo interno cosce.
Fatto stà, che il Quid pluris Turiddiano fu trattenuto per ulteriori accertamenti medici, mentre al sottoscritto Quid minus, fu ordinato di rivestirsi poichè era tutto a posto e nella norma.
Alla fine delle visite, usciti fuori dal complesso della capitaneria, gli chiesi il motivo del perchè fosse stato trattenuto.
Il Turi mi rispose con un accentuato segno di soddisfazione, che i medici furono incuriositi dalla capigliatura che aveva in testa, per cui lo incalzarono di domande a raffica.
Ovviamente egli gli spiegò il fatto, che la sua capigliatura alla Little Tony con tanto di ciuffo simile ad un bernoccolo di bitume catramoso, era il risultato di una sua singolare invenzione...
Ovvero: l'aver inventato una mistura di erbe tra le quali anche foglie di agave e di averle fatte ruminare alla sua vacca preferita denominata:" Contessa."
Alla fine, sottoponendosi alle sue energiche leccate in testa, il gioco era del tutto fatto.
In effetti a parte l'odore nauseabondo, aveva inventato una lacca che durava più di sette giorni, che rendeva i capelli lucidi e fissi come se avesse avuto un casco da motociclista in testa.
Ecco il nomignolo che poi amici e conoscenti gli affibbiammo...
Turi Lacca un gel una garanzia di qualità sopraffina.
Ci sarebbe tanto altro da dire su Turi Lacca, ma io mi fermo qui... Magari mi verranno in mente altri interessanti episodi sul soggetto in questione.



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Opera scritta il 20/04/2016 - 16:59
Da Giovanni Santino Gurrieri
Letta n.1795 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Ciao Rocco grazie caro amico.
Ti saluto.

Giovanni Santino Gurrieri 21/04/2016 - 08:48

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UN ATTRAENTE RACCONTO... ENCOMIABILE PER LA SCORREVOLEZZA E LA SUA STRAORDINARIA STESURA.
LIETA GIORNATA GIOVANNI.
*****

Rocco Michele LETTINI 21/04/2016 - 08:39

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Ciao Margherita è bello sapere che qualcuno ride ogni tanto.
Bene ti saluto cara poetessa.

Giovanni Santino Gurrieri 20/04/2016 - 23:37

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Che invenzione questa lacca! Bel racconto simpatico e divertente. Inventato o vero questo Turi? Ho tanto riso Giovanni, grazie, bravo davvero nel narrare...Ciao. Lieta notte!

margherita pisano 20/04/2016 - 23:10

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Ciao Salvo! Che ricordi caro amico.
Grazie del tuo bel commento e aspetto uno dei tuoi bellissimi racconti.
Ciaooo.

Giovanni Santino Gurrieri 20/04/2016 - 22:32

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Un racconto molto divertente, spassoso. Tipi strani alla visita militare. Al quiz domanda "quale arma preferisci" tra terra, mare, aria un tizio rispose "la pistola". 5*

salvo bonafè 20/04/2016 - 21:18

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Ciao Gesuino piacere mi fa che ti sia piaciuto il mio racconto.
Ti auguro una buona serata caro amico.

Giovanni Santino Gurrieri 20/04/2016 - 21:03

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Mitico...uno spasso questo racconto, narrazione accattivante, storia da tregenda...molto piaciuto. 5*****

Gesuino Faedda 20/04/2016 - 19:52

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Grazie mille Loris la saga di Turi Lacca è ancora all'inizio.
Ce ne saranno altri episodi.
Tra i quali il suo matrimonio.

Giovanni Santino Gurrieri 20/04/2016 - 18:49

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Mitico Turi Lacca! Spero l'abbia brevettata almeno. Io la vista di leva l'ho fatta nel '77 a Padova. Comunque bel racconto, divertente. Raccontato come sai fare tu, cioè bene. Attendo altre avventure. Ciao Giovanni.

Loris Marcato 20/04/2016 - 18:33

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