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A VELIA

Appassisci come i tuoi fiori,
che mattina e sera sul verone
innaffi con amore, vedovella.
In te c'è il duolo
di chi solo resta.
Nessuno più ti copre di sospiri,
né d'amplessi amorosi nella notte.
Tu non vivi più la primavera
e più non senti, o Velia,
il suo aroma.
Ti manca l'amore e ti consumi,
pur se cambi il tuo vestito nero
e t'adorni di colori più vivaci.
I tuoi occhi ed anche il portamento
son quelli di chi si sta spegnendo.
O Velia, è tornato il freddo inverno
e tu serri di più le tue persiane.
Come l'uccello che convive in gabbia
con la malinconia e l'agonia canta,
sgranellando tra le gretole
con debol singultio i suoi gorgheggi
nelle scure notti senza stelle;
così, anche tu, dietro le serrande,
canti, ma senza voce, un pianto,
che la gola ti stringe ed anche il cuore.
O Velia, che nel dolor mi sei sorella,
pur se l'altra parte non mi manca,
io campo come te, solingo e muto,
aiutando il dì ad incalzar la notte.


Dal mio libro "Accenti d'amore e di sdegno"
Pellegrini Editore - Cosenza 2004




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Opera scritta il 26/06/2016 - 13:21
Da Gino Ragusa Di Romano
Letta n.1792 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Gentile poeta, Rocco Michele Lettini, sei sempre attento e presente con i tuoi solerti commenti ed io ti ringrazio, mentre m'inchino ai tuoi profondi componimenti. Ad maiora.

Gino Ragusa Di Romano 28/06/2016 - 07:35

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UN RIFLESSIVO QUANTO STRAORDINARIO DECANTO.
IL MIO ENCOMIO GINO.
*****

Rocco Michele LETTINI 27/06/2016 - 10:50

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