Quanta utilità c’è in quello che facciamo?
Utile alle persone:
vicine e lontane.
Utile all’immensità del mondo,
della natura.
Ariamo un campo che non dà
più frutti:
lo abbiamo reso incoltivabile,
arido.
Il nostro tempo trascorso ad eseguire
faccende che ci
incupiscono; che seccano
il nostro cuore,
la nostra anima.
A volte avidi dell’eccesso;
a volte tristi per l’eccesso.
Divoriamo secondi, minuti,
ore e giorni
nella consuetudine
di gesti superflui,
parole non ascoltate,
pensieri nocivi,
azioni inconsapevoli.
Siamo vicini all’estinzione
della compassione,
dell’amore,
della poesia,
della cultura.
Siamo responsabili del grigiore
che accompagnerà
le generazioni future.
Siamo gelosi del nostro
piccolo orto e
invidiosi dell’orto altrui.
Se solo concedessimo una visita
a queste fragili proprietà…

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