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Bang… Bang… Bang…

(Dello stesso autore. Tratto dal libro “Filastrocche magiche e disincantate con dipinti e personaggi d’autore”. Ediz. Youcanprint self publishing. Settembre 2015)


C’era una volta un bimbo strano
che giocava pur senza un giocattolo, senza una pistola
e nemmeno un vero fucile
ma faceva davvero tanto chiasso in quel cortile.


La fucilata la urlava con la bocca.
Sparava in ogni dove, in aria, pure lassù dove non si tocca.


Gettava via, gridava la sua rabbia e il suo furore.
Uccideva, a modo suo, i nemici…
quelli che avevano ferito il suo piccolo, invisibile cuore.


Bang … Bang … Bang, erano i rumori degli spari,
come fossero tutti quelli i suoi rivali
quei cattivi pirati che provenivano dai lontani sette mari.


Uno a destra poi a sinistra.
Mitragliava tutti nascondendosi dietro una piccola finestra.


Un altro colpo in alto e dopo in basso…
Urlava sino alle viscere la sua rabbia a più non posso!


Inseguiva i nemici con i cavalli su una giostra inventata quella mattina.
Rincorreva i suoi fantasmi nascosti dietro un semplice foglio di carta velina.


Uccideva tutti quelli che gli davano la notte quel terrore,
e poi sfinito, si gettava per terra come fosse un ferito conquistatore.


Era tranquillo dopo, per aver sconfitto tutti, pur con un po’ di sgomento.
Così si sentiva sicuro che era andato via il suo tormento.


Un bambino dai capelli gialli e col volto della luna,
insegue ancora i suoi nemici sui mari, nelle valli e nella laguna.


Ne ha uccisi cento,
mille a ancora mille e per un attimo nessun rumore sente.
Ma altri nemici ancora spuntano all’angolo della sua piccola angosciosa mente.


Sono sempre quei fantasmi terrificanti che lo tormentano senza pietà.
Tornano puntualmente a ottenebrare la sua fantastica realtà.


Ma lui non si scoraggia, riprende la pistola e il fucile e si mette pronto per lo sparo.
Li uccide sempre tutti con un forte bang… bang… bang dal sapore tutto amaro!


Manda via quella finta orribile realtà.
Chi gliel’ha propinata? Nessuno davvero ancora lo sa!


Quel bimbo conserva nella sua tasca ancora la sua pistola di cartone.
Attende i suoi nemici mettendosi pronto a combatterli davanti il suo portone.


Ora appare più tranquillo ed ha deposto solo per un attimo pure il suo fucile logorato.
È perché non vuole, non riesce più a lasciare, quel regno suo inventato.


Li vede passare, qualche volta, davanti a se quei nemici oscuri che lui credeva potenti
e obbrobriosi da morire.
Scappano loro, perché sanno che non è più lui il bimbetto da impaurire.


Non meritano neanche la minima considerazione.
Eppure loro sempre tentano, in ogni momento, di togliere quella sua innocente ragione.


Basta un suo severo monito, uno sguardo per cacciarli.
A modo suo tenta così di ammonirli.


Ed anche se ritornano sempre puntualmente
basta il suo semplice bang bang
fatto con la bocca per poterli, per un attimo, annientare.


Che importa se ricompaiono sempre, assieme alle angosce,
quei terribili fantasmi a tormentarlo!
Con la sua logora pistola di cartone, sa come combatterli e sbaragliarli.


Grida sempre bang bang con tutta la forza del suo corpo oggi…
E lo fa continuamente.
Non si arrende mai di rigettare nel fuoco i fantasmi della sua mente.




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Opera scritta il 14/08/2017 - 08:29
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.1320 volte.
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Commenti


Un cuore puro non buttera' mai quella pistola di cartone....Si accontentera' di vibrarla nell'aria puntandola verso tutti e nessuno...e non colpira' mai, tranne se stesso al quale resteranno dentro i suoi magoni...
Molto bella e originale. Complimenti..
5*

Annamaria Palermo 14/08/2017 - 16:52

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