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Un Re

C’era una volta un re
che non voleva bene a nessuno,
né a se, né a me e,
te lo dico per davvero,
neanche a te.


Diceva peste e corna della verità,
e si beffava perfino
della evidente quotidiana realtà.
Un giorno, un tizio di poco conto,
dico… un Pinco Palla qualsiasi,
forse un clochard…
passò dalla sua via,
con una strana briosa allegria,
pure con una bizzarra corona sulla testa
da fare invidia a chicchessia


Quel re incuriosito,
e attento, mise fuori la testa
dal suo castello e disse:
Cos’è tutta questa festa?
Ohibò e ‘ntintirintina
chi osa cantare senza il mio
permesso stamattina?

Quel tizio sfortunato e miserando rispose:
Sono davvero io la sola Maestà onorata
che c’è in questa via
e non voi l’Altezza privilegiata.
Certo… sono un essere qualunque,
non ho soldi, ricchezze,
e la mia corona è solo di cartone,
eppure mi piace cantare
ogni giorno una nuova
melodiosa canzone.


Tu non puoi essere felice!
Rispose quel titolato sovrano.
perché sei misero, un poveraccio.
Solo un re come me può permettersi
questo lusso, perché lo vedi,
porto mille anelli
di brillanti nella mano.


Ma che dite altezza mia infinta!
Rispose quel nonnulla piccolino.
Di tutti e pure mia è questa vita,
il resto, lo regalo pure a Vostra Maestà,
che vivete di certo fuori da ogni realtà.


(L’immagine ad acquerello allegata, così pure le altre che accompagnano i precedenti brani, sono dello stesso autore)




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Opera scritta il 15/09/2017 - 09:08
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.1313 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Non so perché m'è piaciuta questa poesia che sembra una fiaba. Davvero bella. Giulio Soro

Giulio Soro 15/09/2017 - 12:45

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