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Inno ad Afrodite

Se i fianchi impareranno
l’ampia onda incessante
del tuo mare fecondo,
e se la voce avrà
suoni di sale e miele
e pungerà il suo corpo
perché vibri con me,
se le mie labbra vinte
come conchiglie arrese
si schiuderanno al sole,
e le gambe, sapienti,
intrecceranno scaltre
le danze straordinarie
degli abissi marini,
ti porterò, Signora,
papaveri, mirto e rose,
perché voglio rifulgere
finché vita governa.



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Opera scritta il 20/02/2018 - 14:51
Da G. V.
Letta n.1202 volte.
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Commenti


Caspita che bella poesia! Mi ha proprio colpito, complimenti

Roberto L 20/02/2018 - 19:15

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