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Alterata coscienza

L'abbraccio più non sento
del ramo della vita
che mi stringeva a sé
come la madre
il proprio figlio al seno



il ticchettio della pioggia
o il soffio della brezza
lieve come un respiro
o una tenera carezza.


Più non m'è dato udir
dell'usignolo il canto
d'ascoltarlo amavo tanto,
il rinsecchito nido
ora osservo affranto.


L'abietto tempo passa
ed io qui all'addiaccio
estraneo all'erba aulente
col corpo inerte giaccio


al cielo senza più il sole
lo sguardo mio volgo
mentre lento affondo
nel limaccioso fango.


Vedo prati verdi
immensi, senza confini,
odori di alberi in fiore
né freddo né dolore.


Nel mio stato
d'alterata coscienza
dello spazio infinito
della luce, del silenzio
ora avverto l'essenza.




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Opera scritta il 17/04/2019 - 16:15
Da Vincenzo Cassano
Letta n.966 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Particolare e originale!!!

Maria Isabel Mendez 18/04/2019 - 00:54

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Bella!

Grazia Giuliani 17/04/2019 - 18:42

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