C’era una volta…
«Un pezzo di legno!» direte voi.
No! cadete in fallo. Perché non tutte le favole raccontano la storia di Pinocchio; non che non sia bella, sia beninteso, ma qui mi preme di raccontarne un’altra di diversa natura.
«Allora un Re, un Imperatore…» direte ancora voi.
No! siete troppo fuori strada. Qui non ci sono scettri preziosi o corone scintillanti, grandi castelli o epiche battaglie, grossi draghi da sconfiggere e dolci principesse da salvare e sposare.
Quindi, dicevo: c’era una volta un apprendista…
«Stregone!» direte ancora una volta voi, imperterriti cercando sempre di anticiparmi ma…
No! perché non tutte le arti sono magiche e non tutti i maestri son stregoni, per quanto ne sapevo prima di… vabbè, lo leggerete poi!
Quindi, adesso, lasciatemi iniziare! Allora: c’era una vol-ta un apprendista e ora non c’è più.
«È svanito?» direte voi.
«È scomparso?» direte ancora voi.
«Si è volatilizzato?» continuate pure, eh.
«Si è smaterializzato?» non vi fermate.
«Si è spento quel piccolo fuoco che voleva diventare grande ma a cui uno spiffero d’aria ha troncato i sogni sul nascere e…».
Ora dico io: basta! Lasciate dire a me quel ch’è successo.
Dunque: io, il suddetto apprendista, non faccio parte di quella schiera di maghi o stregoni o, forse sarebbe più giusto dire ciarlatani, che con una formula magica puff! scompaiono e riappaiono quando gli pare e dove gli piace; o di quella caterva piratesca che, dopo giorni di mare e di rhum, trovano un’isola deserta dove far scomparire i propri bottini sotto una montagna di sabbia col rischio, ahiloro, di non ritrovarli neppure, visto il troppo rhum ingerito.
Io, semplicemente, dopo tre anni di apprendistato sot-to le direttive dittatoriali del mio capo, che per un fortuito caso del destino s’è voluto far coincidere col mio nonno; dicevo, dopo tre anni di duro lavoro servito ad imparare tutte le variabili immaginabili ed inimmaginabili sul processo di creazione e produzione, sullo sviluppo della fantasia ma senza nulla togliere alla qualità, sulla crescita innovativa ma tenendo sempre un occhio ben attendo alla tradizione, sulle ahimè troppo frequenti crepe del mercato, sulla salita dei prezzi delle materie prime e la caduta dei prezzi del prodotto finito, sulla concorrenza sleale delle grandi aziende multinazionali eccetera eccetera… e quindi: sia nel bene che nel male, sia nel bello che nel brutto, sia nella fatica più immonda che nel divertimento più sfrenato, sia nei giorni tristi e duri che nei giorni carichi e felici, sia nella disfatta più vicina che nella riuscita più remota, ora posso dire fi-nalmente di essere diventato… un Fabbricante.
«Un pezzo di legno!» direte voi.
No! cadete in fallo. Perché non tutte le favole raccontano la storia di Pinocchio; non che non sia bella, sia beninteso, ma qui mi preme di raccontarne un’altra di diversa natura.
«Allora un Re, un Imperatore…» direte ancora voi.
No! siete troppo fuori strada. Qui non ci sono scettri preziosi o corone scintillanti, grandi castelli o epiche battaglie, grossi draghi da sconfiggere e dolci principesse da salvare e sposare.
Quindi, dicevo: c’era una volta un apprendista…
«Stregone!» direte ancora una volta voi, imperterriti cercando sempre di anticiparmi ma…
No! perché non tutte le arti sono magiche e non tutti i maestri son stregoni, per quanto ne sapevo prima di… vabbè, lo leggerete poi!
Quindi, adesso, lasciatemi iniziare! Allora: c’era una vol-ta un apprendista e ora non c’è più.
«È svanito?» direte voi.
«È scomparso?» direte ancora voi.
«Si è volatilizzato?» continuate pure, eh.
«Si è smaterializzato?» non vi fermate.
«Si è spento quel piccolo fuoco che voleva diventare grande ma a cui uno spiffero d’aria ha troncato i sogni sul nascere e…».
Ora dico io: basta! Lasciate dire a me quel ch’è successo.
Dunque: io, il suddetto apprendista, non faccio parte di quella schiera di maghi o stregoni o, forse sarebbe più giusto dire ciarlatani, che con una formula magica puff! scompaiono e riappaiono quando gli pare e dove gli piace; o di quella caterva piratesca che, dopo giorni di mare e di rhum, trovano un’isola deserta dove far scomparire i propri bottini sotto una montagna di sabbia col rischio, ahiloro, di non ritrovarli neppure, visto il troppo rhum ingerito.
Io, semplicemente, dopo tre anni di apprendistato sot-to le direttive dittatoriali del mio capo, che per un fortuito caso del destino s’è voluto far coincidere col mio nonno; dicevo, dopo tre anni di duro lavoro servito ad imparare tutte le variabili immaginabili ed inimmaginabili sul processo di creazione e produzione, sullo sviluppo della fantasia ma senza nulla togliere alla qualità, sulla crescita innovativa ma tenendo sempre un occhio ben attendo alla tradizione, sulle ahimè troppo frequenti crepe del mercato, sulla salita dei prezzi delle materie prime e la caduta dei prezzi del prodotto finito, sulla concorrenza sleale delle grandi aziende multinazionali eccetera eccetera… e quindi: sia nel bene che nel male, sia nel bello che nel brutto, sia nella fatica più immonda che nel divertimento più sfrenato, sia nei giorni tristi e duri che nei giorni carichi e felici, sia nella disfatta più vicina che nella riuscita più remota, ora posso dire fi-nalmente di essere diventato… un Fabbricante.

Da Boris Gant
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Commenti
Una rivelazione alla fine...
in questo caso l'a. è servito!Mi è piaciuto!
Non voglio togliere il piacere della lettura a chi leggerà, per questo ho commentato senza commentare.
in questo caso l'a. è servito!Mi è piaciuto!
Non voglio togliere il piacere della lettura a chi leggerà, per questo ho commentato senza commentare.


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