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L'ombra sul mezzogiorno

Eccoli,
le nostre ore piene, i giorni d'oro
che si inseguono nella canicola
le grida, la festa, gli ardori...
sono in bilico: un passo più in là
o uno più in qua, e c'è la vertigine:
Ma noi la evitiamo, la scansiamo
noi dipaniamo le ore
rapidi, inanellando curve
e giri di boa, spruzzi e corse
due tre quattro bracciate fino a una riva
- più alto il conto, maggiore l'inganno -
e il ritorno verso un'ennesima nuova meta:
ce la inventiamo, non è scritta, la componiamo.
Ci sono braccia di salsedine stese su un velluto di onde
e un'onda è una risata, la seconda un fragore, una terza ci porta via
ma l'ultima è pensiero che si immerge


Un rintocco di bronzo
piomba da chissà dove
e il mezzoggiorno s'adombra


voi ridete, ridete e mentite
io spengo le labbra e dico:
"è parte di noi";
mesta è quella falce in alto: preannuncia la notte
è monito irremovibile del nostro esito comune
la additate, lontana, distante,
ma lei è tutt'intorno a noi, ve lo ripeto, io
gli occhi di nebbia, a voce pallida, ancora, voi niente
è ovunque: nella risacca che si strozza, nel garrito stanco
compone la catena animale, arde nei fuochi della nostra terra,
è il macigno che mi blocca la voce
ed è nei tuoi occhi, amica mia,
che la vuoi fuggire, credendola dietro te,
o davanti, o comunque in altre direzioni, lontana, seminabile.
Sbagli.




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Opera scritta il 19/08/2021 - 17:43
Da Matih Bobek
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