Le finestre a volte non hanno imposte, si aprono su…
Le istruzioni sono:
da una citazione di A. Tabucchi
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Anna dai capelli rossi
Anna, era una bella ragazza, vissuta alla fine degli anni sessanta.
Abitava nella mia stessa strada, la vedevo passare tutte le mattine davanti casa mia mentre mamma mi preparava per andare a scuola, frequentavo allora la quinta elementare. Aveva un passo svelto, era sempre in ritardo per andare alla fermata dell’autobus diretta alla Federico II. Sotto le gonne a ruota, nelle scarpe col tacco sottile ma non troppo alto, i piedi sembravano danzare. Aveva un fisico perfetto, un viso bellissimo impreziosito da piccolissime efelidi incastonate in una pelle luminosa e trasparente, sotto la fronte come due smeraldi spiccavano due occhietti verdi ,a fare da cornice al tutto una cascata di riccioli di colore rosso ramato.
Un giorno chiesi a mia madre come mai da un po’ di giorni la mattina
non vedessi più passare Anna. Con un po’ di reticenza e di commozione mamma me ne spiegò la triste ragione.
Un giorno che Anna era da sola in casa aveva preso dalla scatola in cui il padre poneva l’occorrente per pulire le scarpe l’anelina nera e, ciocca dopo ciocca si era tinta tutti i capelli. Era felice mentre si guardava allo specchio, finalmente i suoi capelli erano come quelli delle sue amiche e nessuno l’avrebbe più chiamata : ‘a rossa’.Dopo due giorni, immagino terribili, Anna morì per avvelenamento cutaneo. A questa rivelazione rimasi sconvolta , pensavo alla mostruosità di tutta la storia anche perché ciò che ammiravo ed invidiavo di più in lei, quando la incontravo, era proprio il colore unico e speciale dei suoi capelli. E’ triste pensare che dopo tanti anni, da questa storia, ci siano ancora ragazze che perdono la vita per correggere particolarità fisiche che difetti non sono, ma che avrebbero reso uniche ognuna di loro.
Abitava nella mia stessa strada, la vedevo passare tutte le mattine davanti casa mia mentre mamma mi preparava per andare a scuola, frequentavo allora la quinta elementare. Aveva un passo svelto, era sempre in ritardo per andare alla fermata dell’autobus diretta alla Federico II. Sotto le gonne a ruota, nelle scarpe col tacco sottile ma non troppo alto, i piedi sembravano danzare. Aveva un fisico perfetto, un viso bellissimo impreziosito da piccolissime efelidi incastonate in una pelle luminosa e trasparente, sotto la fronte come due smeraldi spiccavano due occhietti verdi ,a fare da cornice al tutto una cascata di riccioli di colore rosso ramato.
Un giorno chiesi a mia madre come mai da un po’ di giorni la mattina
non vedessi più passare Anna. Con un po’ di reticenza e di commozione mamma me ne spiegò la triste ragione.
Un giorno che Anna era da sola in casa aveva preso dalla scatola in cui il padre poneva l’occorrente per pulire le scarpe l’anelina nera e, ciocca dopo ciocca si era tinta tutti i capelli. Era felice mentre si guardava allo specchio, finalmente i suoi capelli erano come quelli delle sue amiche e nessuno l’avrebbe più chiamata : ‘a rossa’.Dopo due giorni, immagino terribili, Anna morì per avvelenamento cutaneo. A questa rivelazione rimasi sconvolta , pensavo alla mostruosità di tutta la storia anche perché ciò che ammiravo ed invidiavo di più in lei, quando la incontravo, era proprio il colore unico e speciale dei suoi capelli. E’ triste pensare che dopo tanti anni, da questa storia, ci siano ancora ragazze che perdono la vita per correggere particolarità fisiche che difetti non sono, ma che avrebbero reso uniche ognuna di loro.

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Commenti
Storia dolorosa sulla condizione femminile e non. Diciamo sulla incerta condizione adolescenziale. Scrittrice e poetessa sei!





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Grazie mille Maria Luisa





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Complimenti, bella scrittura creativa.





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Grazie infinite Francesco.





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Scrittura molto istruttiva che molti dovrebbero far tesoro, in specie le ragazzine che a volte non sanno apprezzare la loro unicità. Complimenti, ciao 



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