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La ballata delle astronavi goffe

Un giorno, mentre camminavo
per le strade grigie
di questa grigia città, mi resi
conto che le mie parole
puzzavano di stantio,
e di scopate ammuffite.


Allora corsi a casa, frugai
nelle tasche del muro,
presi le mie parole e
le schiacciai:
agonizzavano come lucertole,
o come magliette
stese e dimenticate al sole.


Sputai sopra il loro
cadavere: la puzza era
finita, non sentivo più
quell'odore tremendo,
ma non avevo più parole.


Ora bevo un bicchiere
di bellissime astronavi di carta,
e mi rendo conto
di avere una targhetta
sul petto. C'è scritto:


"Dr. Antonio, nuovo ingegnere"


E ho pianto parole nuove,
magari goffe e stupide,
ma nuove.




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Poesia scritta il 15/03/2016 - 16:27
Da Antonio Rossi
Letta n.1398 volte.
Voto:
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