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Natività

Piegata come albero piegato dal vento,
una carretta di cartapesta s'appresta
a varcare il mare.
Orme sudate,
dal passo incerto,
hanno scolpito l'impronta.
Scalpellando e intagliando ritratti:
ora uomo;
ora danna;
ora bambino;
ora straniero di terra lontana.


Impietriti dall'attesa
occhi scrutano la distesa d'acqua:
confine tra due terre;
figlie della stessa madre.


Il rigurgito delle onde li spinge lontano.
Dilatando cordone e ombelico,
-filo che legala loro terra
alla carretta di cartapesta-
si allontanano.
Le onde sono irriverenti.
Onde schiacciano su altre onde.
Un labirinto senza uscita.


Inavertibile,
imperscrutabile è il loro navigare.
Con irriverenza vengono accolti
dalla distesa d'acqua salata.
E benche stanchi,
infreddoliti,
dispersi,
già vedono la "terra promessa".


Ma manca il latte e il miele
per i figli di un Dio minore.


E in quella terra d'attesa,
s'attende in una piazza gremita.
S'attende dalla torre d'avorio
rintocchi di campane.
S'attendono parole di uomo
ma non la "PAROLA" del "Figlio dell' uomo".


Come ogni anno la notte sta per giungere.


Intanto,
distante,
sulla carretta di cartapesta,
s'ode un vagito.
Non ha atteso il suono delle campane.
Il "miracolo" della Natività si è ripetuto
nel posto giusto.




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Poesia scritta il 12/08/2016 - 08:32
Da Vincenzo Liguori
Letta n.1372 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bella metafora e attuale, buona giornata!

Chiara B. 12/08/2016 - 10:17

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