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Cum Quibus

Ha il profumo della follia.
Vile denaro.
Strani diamanti sulla fronte
rubano la luce del sole.


Seduto come un Dio,
non sente il suono delle lire.
Danzatori dalle gambe lisce come gazzelle.
Labbra scarlatte
strappano l'anima.


E' così lontano il Paradiso?
Polvere d'oro lungo il sentiero.
Cenere e poi cenere.
Carbone e sabbia sotto i piedi.


Basterebbe una ninna nanna
dal suono d'argento.
La mente scuote i suoi ninnoli
preferiti.


Superficiale, sporco denaro.
Sibili sogni possibili.
Illudi con specchi invisibili.


Guance scavate come teschi perfetti.
Quale veleno scorre nelle vene?


Seducenti serpenti
dalla pelle opalescente.
Ho bisogno di credere in qualcosa
di bellissimo.


Non ho voglia di trascinare oltre,
le mie ossa di bronzo.
Mi lascerai morire mentre pesti i piedi
sui resti di me stesso.




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Poesia scritta il 16/11/2017 - 13:43
Da Gianny Mirra
Letta n.1629 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Lasciarsi morire sotto i passi pestati su se stesso, è la chiusa triste ma congrua con la poesia che hai scritto. Molto bella. Giulio Soro

Giulio Soro 16/11/2017 - 18:16

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Già il vile denaro che corrompe...immagini molto belle...Sei davvero bravo

Sabry L. 16/11/2017 - 18:08

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