Piove sul bosco d’inverno,
su fieri castagni e felci vibranti.
S’inondano viottoli
arterie di linfa vitale e irruente
graffiate da ricci e nidi caduti.
Pupille di sassi lavati
accese da intricati lampeggi
prima che il rombo pervada
l’armonico tutto del cielo.
su fieri castagni e felci vibranti.
S’inondano viottoli
arterie di linfa vitale e irruente
graffiate da ricci e nidi caduti.
Pupille di sassi lavati
accese da intricati lampeggi
prima che il rombo pervada
l’armonico tutto del cielo.
Piove su noi, vaganti nel monte,
purezza d’incognito e antico
su ripide coste e pietraie
lontano dal mondo che a valle
accoglie quel fango pulsante
flusso di seme ancestrale.
Viviamo qui l’origine e il fine,
attraverso il respiro fremente
straniamo in terra e in pianta
di eucaristia naturale
che scende e dilava potente
incrudite miserie nascoste.
La pioggia, ormai fine, si apre
su infinitesime lacrime
e concede, con squarcio di sole,
perdono di un bosco d’inverno.

Da Eriot Toire
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