Impacciata m’incastro
tra le note che suono -
stono lieve
con le mie malinconie
fino a che l’alba
armonizzi il mio canto.
tra le note che suono -
stono lieve
con le mie malinconie
fino a che l’alba
armonizzi il mio canto.
Strisciando rincorro
i tasti fuggenti
di un sereno porto
che ha accolto il silenzio
e ha dimenticato il mio cuore -
gettato tra le onde
in una bottiglia di vetro.
La riva dove poso
ad occhi chiusi
con semicrome
tra i rossi capelli
e una coda imperturbabile -
io, sirena, ondeggio
al punto di partenza
di questo cuore
disperso tra le acque,
affidato al vento
e alle maree.
Combatti senza gloria
e affoga il tempo -
un giorno lontano
tornerai a me,
ad accordare
la mia arpa,
oh vento di tramontana
in te ho riposto fiducia.
Mi lascio cadere
nell’abisso
della musica dell’universo
e con quiete di pietra
attendo
il mio ritorno.

Letta n.1126 volte.
Voto: | su 8 votanti |
Commenti
Introspezione intrisa di attesa a tratti trepidante, versi puliti nella loro essenzialità espressiva. Perdersi nel segreto palpito dell'universo per riscoprirsi vivi. Riecheggia l'infinito leopardiano senza averne lo stucchevole pessimismo di maniera. Brava davvero.


--------------------------------------
Grazie Stefano.. :)


--------------------------------------
ottima lirica sentimentale sensibile estruggente che evoca la riva del mare,la sua immensità,le bottiglie affidate alle onde,in una ricerca interiore di calma e tranquillità


--------------------------------------
Inserisci il tuo commento
Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.