"Non ho raggiunto ancora i settant'anni
e già m'accorgo che bussi alla porta,
vecchiaia, portatrice di malanni
che la mia vita fanno ancor più corta!
e già m'accorgo che bussi alla porta,
vecchiaia, portatrice di malanni
che la mia vita fanno ancor più corta!
Or sono certo che tutti gli affanni
han reso la mia anima contorta,
ma, quand'essa uscirà da questi panni,
sospirerà e si sentirà risorta!
Io non avverto ancora la vecchiezza
e non so neanche qual sarà la sorte
che arresterà del cuor la trepidezza.
Ora mi sento d'essere più forte
di quando allor fioriva giovinezza
e tale resterò fino alla morte!".
Nota: Sonetto classico con schema rimico:
ABAB/ABAB, CDC/DCD.

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Commenti
Consapevolmente giovane perchè lo spirito non ha età! complimenti 



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Infatti, questo sonetto è veritiero, in quanto parla di me che sono già alle porte della vecchiaia, anche se non l'avverto ancora. L'ho scritto tre anni fa; ora sono ultra-settantenne e mi sento ancora giovane. Il tempo fa invecchiare il corpo, ma non l'anima. Un ringraziamento per i vostri sentiti commenti ed un cordiale saluto.


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Un verseggio che scruta il tramonto della vita in un piacevole sonetto forgiato con maestria.


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La vecchiaia ha il pregio dell'esperienza e il vantaggio della pacatezza, anche di fronte a situazioni che, in gioventù, potevano essere vissute con ansia e trepidazione.
Ma la vecchiaia, non è legata all'età, infatti l'autore, come giustamente afferma, non la sente ancora, malgrado gli acciacchi.
Ma la vecchiaia, non è legata all'età, infatti l'autore, come giustamente afferma, non la sente ancora, malgrado gli acciacchi.


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Che piacere leggerti, Giuseppe. Molto apprezzata questa tua. Bravo davvero. Ciao, Marina


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