Appena dietro una voce, l'invisibile nemico.
Ha la bombetta e un sorriso che struscia su un piccolo taglio a sinistra della bocca, segno di una barba rasata in fretta, rimasuglio di una mattina iniziata prima dell'alba.
Cora lo aveva ascoltato al telefono il giorno prima, o forse era venerdì, quando suo padre andava a far la spesa in bicicletta e uscendo dal cancello la salutava con una scampanellata, che a lei sembrava una risata.
La voce al telefono l'aveva sorpresa. Aveva arricciato le labbra verso l'alto, a toccare il naso e le era uscito un cinguettio. Se ne era vergognata. Il tono maschile al di là del telefono era serio.
“Signora Cora, non ho molto tempo, lei è convocata ad un provino. L'aspetto a Cinecittà, all'entrata troverà i miei collaboratori. Andrà tutto bene.”
La sua sicurezza aveva indisposto Cora. Si era passata la mano tra i capelli bagnati, le gocce si erano spostate verso le punte e da lì, sulla schiena, lasciando un brivido di freddo “Ma io non ho chiesto di partecipare a nessun provino, che m'importa se lei non ha tempo, io non voglio niente da lei!”
“Sarà l'occasione per visitare Cinecittà, lo ha sempre desiderato. Ci vediamo domenica, entro le dieci.”
Cora si era affacciata alla finestra. Le margherite, nel campo che va verso gli ulivi, sembravano più numerose dei fili d'erba, così l'uliveto si appoggiava su una nevicata di petali che il vento smuoveva, come un solletico agli occhi.
“Come fa a sapere di me e Cinecittà...?” si era rivolta alla foto dei suoi genitori. Il riflesso del sole che entrava dalla finestra, disegnava sul quadro la geometria dell'inferriata, messa lì per non far entrare i ladri.
Era andata da sola.
Si guarda le spalle. Un passo dopo l'altro.
Tutto sommato è emozionata di trovarsi lì. Cinecittà. Avrebbe camminato sulle pietre, raccogliendo sussurri e grida, risalendo la scala dei baci di passione e scendendo lungo i sentieri degli addii, avrebbe gridato la più pazza delle gelosie e poi tremato al suono della guerra e aspettato invano l'amore finché non sarebbe arrivato volando da una finestra aperta, tra le parole di una lettera.
“Cora...vero?!” è lui, ne riconosce la voce. La bombetta non la sorprende.
“Sono io sì... Scusi ma di che provino si tratta?”
“Di là Cora, deve passare di là. Le spiegheranno tutto alla sbarra, vede?!”
“Dove sono tutte quelle persone? Ma... sono una comparsa?!” A bocca aperta segue le camionette dei soldati, parallele alla scia delle persone in attesa alla sbarra, scorrono in senso inverso come salmoni che risalgono la corrente.
“Sì Cora, sei una comparsa, sbrigati!Continuerà, tutto continuerà!Ma vai...!” dandole del tu, lui abbassa la testa, la bombetta s'inclina scoprendo i capelli quasi bianchi. La rimette al centro del capo con le dita, ha guanti trasparenti e rughe gentili sul dorso delle mani.
“Ho capito, vado.” risponde lei fissando il taglio vicino alla bocca che lui continua a mordere.
Le viene voglia di abbracciarlo. Quello è un altro film, però.
Cora lo aveva ascoltato al telefono il giorno prima, o forse era venerdì, quando suo padre andava a far la spesa in bicicletta e uscendo dal cancello la salutava con una scampanellata, che a lei sembrava una risata.
La voce al telefono l'aveva sorpresa. Aveva arricciato le labbra verso l'alto, a toccare il naso e le era uscito un cinguettio. Se ne era vergognata. Il tono maschile al di là del telefono era serio.
“Signora Cora, non ho molto tempo, lei è convocata ad un provino. L'aspetto a Cinecittà, all'entrata troverà i miei collaboratori. Andrà tutto bene.”
La sua sicurezza aveva indisposto Cora. Si era passata la mano tra i capelli bagnati, le gocce si erano spostate verso le punte e da lì, sulla schiena, lasciando un brivido di freddo “Ma io non ho chiesto di partecipare a nessun provino, che m'importa se lei non ha tempo, io non voglio niente da lei!”
“Sarà l'occasione per visitare Cinecittà, lo ha sempre desiderato. Ci vediamo domenica, entro le dieci.”
Cora si era affacciata alla finestra. Le margherite, nel campo che va verso gli ulivi, sembravano più numerose dei fili d'erba, così l'uliveto si appoggiava su una nevicata di petali che il vento smuoveva, come un solletico agli occhi.
“Come fa a sapere di me e Cinecittà...?” si era rivolta alla foto dei suoi genitori. Il riflesso del sole che entrava dalla finestra, disegnava sul quadro la geometria dell'inferriata, messa lì per non far entrare i ladri.
Era andata da sola.
Si guarda le spalle. Un passo dopo l'altro.
Tutto sommato è emozionata di trovarsi lì. Cinecittà. Avrebbe camminato sulle pietre, raccogliendo sussurri e grida, risalendo la scala dei baci di passione e scendendo lungo i sentieri degli addii, avrebbe gridato la più pazza delle gelosie e poi tremato al suono della guerra e aspettato invano l'amore finché non sarebbe arrivato volando da una finestra aperta, tra le parole di una lettera.
“Cora...vero?!” è lui, ne riconosce la voce. La bombetta non la sorprende.
“Sono io sì... Scusi ma di che provino si tratta?”
“Di là Cora, deve passare di là. Le spiegheranno tutto alla sbarra, vede?!”
“Dove sono tutte quelle persone? Ma... sono una comparsa?!” A bocca aperta segue le camionette dei soldati, parallele alla scia delle persone in attesa alla sbarra, scorrono in senso inverso come salmoni che risalgono la corrente.
“Sì Cora, sei una comparsa, sbrigati!Continuerà, tutto continuerà!Ma vai...!” dandole del tu, lui abbassa la testa, la bombetta s'inclina scoprendo i capelli quasi bianchi. La rimette al centro del capo con le dita, ha guanti trasparenti e rughe gentili sul dorso delle mani.
“Ho capito, vado.” risponde lei fissando il taglio vicino alla bocca che lui continua a mordere.
Le viene voglia di abbracciarlo. Quello è un altro film, però.

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Commenti
Il tuo modo di scrivere ha un certo fascino. Complimenti sempre. Buona Pasqua!


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Bella scrittura. Bella struttura del racconto. Bravissima come sempre. Complimenti 



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Mi è piaciuto davvero molto, carissima Grazia





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Moilto bello questo racconto nel quale l'immedesimazione in una comparsa di un film( così l'ho interpretato) calza a pennello con la sensazione che si prova in questi giorni, con questo clima di incertezza e paura. E l'uomo con la bombetta, che dice di andare perché poi tutto continuerà è un personaggio guida del quale fidarsi, in frangenti come questo...molto allegorico questo racconto, denso di metafore di vita e un po' anche onirico. brava. 



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GRAZIE a tutti dei commenti, tanto apprezzati! Avrei dovuto far capire di più, ma a volte vado a ruota libera e mi perdo...Quello che ho scritto è quello che provo, quando non so accettare subito la realtà dei fatti e vivo come fossi catapultata in un film,una comparsa per l'appunto. Questa volta, nell'emergenza attuale, ancora di più, perché tutti siamo comparse, chiamati a girare un film che non volevamo e, anche chi, mi viene incontro per dirmi che oltre la sbarra forse potrò salvarmi, ha paura...l'ho descritto con i capelli bianchi e ancora prima in bicicletta, forse il mio babbo... può darsi...e il desiderio di abbracciare lui o altre persone dalle quali sono per forza lontana, appartiene ad un altro film...


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Appena dietro una voce sono andato tante volte nella mia vita con esiti spesso gratificanti e dico spesso...non sempre.
In questo scritto mirabilmente redatto , ho trovato un filo, tipo quello di Arianna, che mi ha condotto a capire molto del senso lasciato all’interpretazione delle immagini proposte. Belle immagini. Bello lo stile. Delicato il suono. Ma non tutto son riuscito a collegare riguardo al senso. Ho cercato , nel leggere fino in fondo, un aiutino da parte dell’autrice che forse c’è anche scritto ma che non ho saputo cogliere.
In questo scritto mirabilmente redatto , ho trovato un filo, tipo quello di Arianna, che mi ha condotto a capire molto del senso lasciato all’interpretazione delle immagini proposte. Belle immagini. Bello lo stile. Delicato il suono. Ma non tutto son riuscito a collegare riguardo al senso. Ho cercato , nel leggere fino in fondo, un aiutino da parte dell’autrice che forse c’è anche scritto ma che non ho saputo cogliere.


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GRAZIA...Questa è la mia interpretazione...Potrebbe essere un sogno che tu stai elaborando, invece fa parte della realtà. Alla fine chi tradisce il tuo sogno sono i guanti trasparenti e l'aria seria di chi vuole far finire il film mandando tutti a casa guariti.Non so se sono andata fuori tema con questa riflessione o se è solo un mio pensare.






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Tra sogno e realtà, lo stato d’animo di chi vive in questo brutto periodo.
Brava.

Brava.




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Un racconto che sfiora l onirico ma che tiene stretti legami con una realtà purtroppo stiamo vivendo.Siamo solo comparse congkobate in qualcosa di immenso che nessun vate riuscirà mai a districare perché pensato da una mente onniscente che ci fa comprendere la pochezza delle intenzioni.Solo il finale di questo ammaliante racconto svela che non è questo il film che vogliamo ed essere protagonisti diventa solo una cosa deleteria.Brava Grazia per questa intuizione.


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Un bellissimo racconto intriso di poesia. Molto apprezzato, ciao





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Racconto molto coinvolgente,
tutto appena dietro una voce..Stupendo
Ancoora complimenti Grazia..

tutto appena dietro una voce..Stupendo
Ancoora complimenti Grazia..




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Grazia,hai scritto in modo magistrale questo racconto che contiene bellissime immagini e significati evocativi.Mi è rimasto impresso :sono una comparsa?Ed ecco l’anelito di ognuno di noi ad essere non una comparsa,ma un protagonista
nei molteplici film che recitiamo nel corso della vita!Un abbraccio

nei molteplici film che recitiamo nel corso della vita!Un abbraccio




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Incantevole. Nel tuo scrivere ci sono sempre ritmo, qualità e stile. Lo stile di una bombetta che “s'inclina scoprendo i capelli quasi bianchi. La rimette al centro del capo con le dita, ha guanti trasparenti e rughe gentili sul dorso delle mani”.
La qualità di righi tra sogno e poesia “Le margherite, nel campo che va verso gli ulivi, sembravano più numerose dei fili d'erba, così l'uliveto si appoggiava su una nevicata di petali che il vento smuoveva, come un solletico agli occhi”.
Il ritmo di un suono… “quando suo padre andava a far la spesa in bicicletta e uscendo dal cancello la salutava con una scampanellata, che a lei sembrava una risata”.
Un racconto che è melodia. E “tutto continuerà” oltre il finale, “Appena dietro una voce”
La qualità di righi tra sogno e poesia “Le margherite, nel campo che va verso gli ulivi, sembravano più numerose dei fili d'erba, così l'uliveto si appoggiava su una nevicata di petali che il vento smuoveva, come un solletico agli occhi”.
Il ritmo di un suono… “quando suo padre andava a far la spesa in bicicletta e uscendo dal cancello la salutava con una scampanellata, che a lei sembrava una risata”.
Un racconto che è melodia. E “tutto continuerà” oltre il finale, “Appena dietro una voce”


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