Personaggi coinvolti (Per il titolo ero indeciso…)
Salvatore Dante è un uomo di 46 anni che ha una bella e numerosa famiglia. Si sarebbe dovuto chiamare così se suo padre e sua madre avessero seguito le tradizioni: il nonno paterno era un contadino di Lucania mentre quello materno, ferroviere in Brianza.
Per il titolo di questa storia ero indeciso tra Improvvisazione e A briglia sciolta… così non ho scelto. Come Salvatore Dante non ha scelto ancora che genitore essere.
Un pomeriggio di domenica faceva zapping tra un servizio sull’improvvisazione nella pittura di Ballantini e la cavalcata del pistolero Joe di Sergio Leone verso San Miguel in Per un pugno di dollari, mentre sua moglie che chiamerò Elisa lo aiutava a rilassarsi con i grattini sulla barba incolta. Era stata una lunga settimana di lavoro.
Il figlio più grande, a cui lei avrebbe voluto dare nome Edoardo, giocava al piano di sopra col più piccolo Gioele. Salvatore Dante lo avrebbe chiamato così, ma a lei non piaceva.
Il secondo era chiuso nella sua stanza. Anche loro non avevano seguito le tradizioni, così non scelsero per lui Guido Domenico. Con lui, da un po’ di tempo, Salvatore Dante si sentiva come il nemico a cui il gringo Clint Eastwood nella scena finale del film concede la prima mossa, sul fischio di Alessandroni e musiche di Morricone. Nel suo caso, occhi abbassati del figlio sugli schiamazzi di Gioele e chiacchiericcio di Edoardo.
Ma forse aveva ragione Elisa, che in fondo gli aveva solo ricordato le parole di Ballantini “…un quadro andrebbe guardato anche allo specchio”.
Dopotutto, il padre che avrebbe dovuto essere per Guido Domenico stava forse nelle parole di Dario “…un quadro per essere bello deve essere bello anche a rovescio”.
(continua…)
(da “Dal Canavese lei resta a guardare” -1 novembre 2021)

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