La Valle era lunga e stretta, incuneata tra i ripidi pendii dei monti circostanti.
Iniziava a scendere qualche fiocco di neve e da qualche giorno l’erba dei prati era ricoperta da spessi cristalli di brina.
Non era un posto per tutti.
Lunghe stalattiti come mani ossute scendevano dalle rocce e silenzioso il fiume scorreva sotto uno strato di ghiaccio, lasciando libera di tanto in tanto qualche cascata.
Il buio abbracciava ogni cosa.
Tuttavia, facendo attenzione, si poteva scorgere una fioca luce a ridosso del fiume.
Nella piccola stalla, erano radunate alcune persone attorno ad un umile fuocherello. Erano per lo più bambini, che si stringevano in mantelli sgualciti. Dalle loro bocche usciva aria densa ad ogni respiro.
Gli occhietti vispi di ognuno di loro erano catturati da una vecchia signora curva su se stessa, seduta su uno sgabello di legno, al fianco di tre sparute mucche e un vitello.
La vecchia signora attraverso i suoi occhi bianchi e quasi chiusi, poteva raccontare quello che forse aveva visto un tempo, o forse ciò che aveva udito.
Lei sapeva.
“Nessuno dovrebbe mai aggirarsi per i boschi della Valle Vertova nelle ore in cui scende la notte”
Fece qualche colpo di tosse, sputò a terra.
“Sovente, trasportato dal vento, si può udire il dolce e soave tintinnio di campanello.
Ingannevole, arriverà a voi come danzando nell’aria.
Se lo doveste sentire…. Scappate e non voltatevi, chiudetevi nelle vostre case e non aprite la porta fino a quando tornerà la luce del giorno.
Si narra, che questo campanello, sia l’annuncio del suo arrivo.
Nessuno sa cosa sia esattamente.
Se qualcuno l’ha mai vista, ebbene, non ha avuto la fortuna di poterlo raccontare.
Lei vaga nei boschi, alla ricerca di qualcosa.
Qualora vi raggiungesse, non saprebbe solo di uccidervi.
Lei è in grado di rubare la vostra anima e portarla con se per sempre, nel regno dei dannati.
Lei è la Cascia Morta”
Iniziava a scendere qualche fiocco di neve e da qualche giorno l’erba dei prati era ricoperta da spessi cristalli di brina.
Non era un posto per tutti.
Lunghe stalattiti come mani ossute scendevano dalle rocce e silenzioso il fiume scorreva sotto uno strato di ghiaccio, lasciando libera di tanto in tanto qualche cascata.
Il buio abbracciava ogni cosa.
Tuttavia, facendo attenzione, si poteva scorgere una fioca luce a ridosso del fiume.
Nella piccola stalla, erano radunate alcune persone attorno ad un umile fuocherello. Erano per lo più bambini, che si stringevano in mantelli sgualciti. Dalle loro bocche usciva aria densa ad ogni respiro.
Gli occhietti vispi di ognuno di loro erano catturati da una vecchia signora curva su se stessa, seduta su uno sgabello di legno, al fianco di tre sparute mucche e un vitello.
La vecchia signora attraverso i suoi occhi bianchi e quasi chiusi, poteva raccontare quello che forse aveva visto un tempo, o forse ciò che aveva udito.
Lei sapeva.
“Nessuno dovrebbe mai aggirarsi per i boschi della Valle Vertova nelle ore in cui scende la notte”
Fece qualche colpo di tosse, sputò a terra.
“Sovente, trasportato dal vento, si può udire il dolce e soave tintinnio di campanello.
Ingannevole, arriverà a voi come danzando nell’aria.
Se lo doveste sentire…. Scappate e non voltatevi, chiudetevi nelle vostre case e non aprite la porta fino a quando tornerà la luce del giorno.
Si narra, che questo campanello, sia l’annuncio del suo arrivo.
Nessuno sa cosa sia esattamente.
Se qualcuno l’ha mai vista, ebbene, non ha avuto la fortuna di poterlo raccontare.
Lei vaga nei boschi, alla ricerca di qualcosa.
Qualora vi raggiungesse, non saprebbe solo di uccidervi.
Lei è in grado di rubare la vostra anima e portarla con se per sempre, nel regno dei dannati.
Lei è la Cascia Morta”

Da G. F. Maria
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