La bella storia di Pallina
Aveva la mente avvolta nei suoi tranquilli pensieri quella mattina Annamaria mentre si sporgeva dal balcone di casa sua, come spesso faceva, per osservare il suo piccolo giardino per ammirare le varie fioriture a che punto fossero, nonostante le brutte giornate di freddo e pioggia di quel pazzo mese d’Aprile.
C’era il canto delizioso degli uccellini a tenerle compagnia che deliziavano l’udito ma poi anche la vista venne attratta da un tenero animaletto, un piccolo leprottino che nel giardino gironzolava tranquillo mangiando erba qua e là.
“ehi … l’apostrofò … ma che fai lì!”
Il leprottino, girò la testa e la guardò con grande curiosità rimanendo fermo ed immobile dove si trovava.
“questo è il mio giardino e tu, pur bello che sei, non puoi rimanere qui!” Annamaria disse.
Annamaria che aveva il magico dono di parlare agli animali e di sentire mentalmente le loro risposte si sentì rispondere:
“intanto io non sono un leprotto, mi chiamo -Pallina- e sono un leprotto femmina. Ma tranquilla, io mangio solo l’erba e non andrò a rovinare le tue colture!”
“bene, ne son felice … e visto che sei arrivata fin qui, perché non mi racconti qualcosa di te?” le disse Annamaria.
“ che vuoi che ti dica, la mia è una storia un poco triste e malinconica …”
“non ti preoccupare di questo, a me piace ascoltare storie, quindi tu raccontami …” e Annamaria si mise in ascolto bel racconto di Pallina.
Pallina era l’ultima nata dell’ultima nidiata di sua mamma minilepre dal nome Esmeralda in un nuovo nido improvvisato che la mamma aveva dovuto ricreare perché il vecchio nido che aveva, era stato distrutto da degli scavi che avevano fatto gli esseri umani per fare un’enorme costruzione.
Lei, Pallina, essendo l’ultima nata era anche molto piccola e, a volte, faceva fatica ad avvicinarsi alle mammelle della mamma per succhiare il latte, doveva lottare continuamente contro la prepotenza dei fratelli molto più grandi di lei che era tanto piccola e gracilina; ma nonostante questo grosso problema Pallina era riuscita a sopravvivere e a superare quel rigido inverno.
Iniziavano così i primi giorni primaverili che portavano al risveglio di tutta la campagna d’intorno. Tutto era in fermento in un unico risveglio festante. Anche Pallina incontrava per la prima volta animaletti mai visti e fantastici fiori che s’aprivano al sole mattutino donando al paesaggio incantevoli colori, il cinguettio degli uccelli era una sinfonia che teneva compagnia e rallegrava le giornate. Per Pallina tutto era nuovo … ma nuova era anche quella curiosità di alcuni grossi leprotti che, di quel periodo, cercavano d’avvicinarla con intenti che lei ancora non comprendeva e in un certo senso, le facevano paura! Tutta tremante corse dalla sua mamma a raccontarle, oltre tutte le meraviglie che stava vedendo anche di questa cosa, secondo lei strana, dei leprotti che la spaventavano.
Mamma lepre la rassicurò spiegandole che quell’intento era necessario per la continuazione della loro specie e che non doveva averne paura.
“Sarà … “ pensò Pallina …
“ma a me sembra che vogliano saltarmi addosso … e poi sono tanto grossi!”
Andò avanti così per giorni e giorni e Pallina non ne voleva sapere di quei (secondo lei) brutti ceffi! Un giorno però le si avvivinò un piccolo leprottino, un poco come lei, molto gentile e tanto galante che la invitò ad un gioco d’amore senza prepotenza alcuna. Questa cosa piacque molto a Pallina, tanto che permise al leprotto di ritornare e rinnovarsi più e più volte!
Nei giorni seguenti a questi incontri, Pallina si sentì diversa dal suo solito ma molto tranquilla e serena. Poi dopo circa 27/28 giorni partorì 3 piccoli leprottini e finalmente Pallina si sentì realizzata e comprese il perché di quegli strani incontri come le aveva spiegato la sua mamma.

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