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INCIPT e DIALOGO

Le istruzioni sono:

partendo da questo incipit scrivi un breve racconto in cui ci sia molto dialogo (cosa si dicono i protagonisti...e poi?): "Doveva pur capitare, prima o poi, che ci incontrassimo. La fortuna ha voluto che fossimo soli. Lui mi guarda ed ha la forza di non abbassare gli occhi. Io lo guardo ed ho la debolezza di non distogliere i miei {liberamente tratto da un romanzo di Giorgio Faletti)"


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Senza possibilità di fuga

Eppure avrei dovuto farlo, nascondere il mio sguardo dal suo, giustamente di rammarico e delusione.
Ne era passato di tempo e mai e poi mai avrei immaginato di poterlo rincontrare infatti avevo cambiato città ed inoltre evitato tutti i posti, dove conoscendo i suoi gusti avrei corso il rischio di rivederlo. Ed ecco che invece il destino aveva voluto giocarmi un brutto scherzo. Eravamo così vicini, stretti in pochissimo spazio, circa un metro quadrato, bloccati nell'ascensore del mio palazzo. Ero arrivata di corsa a casa, in quanto mi ero trattenuta più del dovuto a causa della mia amica Gioia, la quale come sempre mi aveva dovuto raccontare le sue ultime vicissitudini sentimentali ed ero in ritardo per preparare il pranzo , fra poco sarebbe ritornato dal lavoro mio marito Gioele. L’ascensore era aperto, qualcuno stava entrando ed io mi ero infilata con le buste della spesa senza vedere chi fosse. E poi la grande sorpresa e purtroppo non c’era possibilità di fuga. Non eravamo più dei ragazzini e il tempo aveva lasciato il segno ma i lineamenti no , quelli erano rimasti gli stessi, impossibile non riconoscersi. Un attimo di smarrimento misto ad incredulità e poi il tonfo dell’ascensore che si arresta improvvisamente.
Restiamo a fissarci senza riuscire a dire una sola parola poi l’inevitabile confronto. Tommaso mi guarda e dice: ”Ciao Alessia…” Sento il cuore che mi scoppia nel petto per l’emozione, riesco a malapena a controllarmi, rispondo:” Ciao Tommaso…”
Poi il silenzio sospeso su un mare di perché, dopo finalmente Tommaso trova la forza di parlare: ”Ti trovo bene, non sei cambiata molto, sei sempre molto bella.” Rispondo: ”Anche tu, sei rimasto lo stesso. ”
Un altro lungo momento di silenzio poi Tommaso parte all'attacco: ”Come hai potuto farmi questo? Mi hai ucciso non una ma mille volte, ogni volta che sono entrato in una chiesa, tutte le volte che sono passato nei luoghi dove ci eravamo amati, quando ascoltavo le nostre canzoni, ogni qualvolta che vedevo lo sguardo di commiserazione della gente ed infine nelle lunghe notti quando il tuo pensiero mi tormentava…” Resto ammutolita, le parole non bastano per scusarmi, per chiedere perdono, diventano inutili e inefficaci.
Penso: maledetto ascensore, proprio ora doveva fermarsi…
Tommaso continua come una locomotiva: ”Ma quello che più mi addolora è non essermi accorto di nulla, devo ammettere che siete stati molto bravi, oppure ero talmente innamorato da vedere solo quello che volevo vedere, cioè che la mia promessa sposa fosse sincera e perfetta.
Avrei voluto ribattere: senti Tommaso… è inutile parlarne ora, ne è passata acqua sotto i ponti, ti chiedo perdono e amen, invece non dico niente anzi prendo il mio cellulare per cercare aiuto ma non c’è campo…
Lui sarcastico dice: ”Mi dispiace, adesso non puoi più scappare, esigo una spiegazione anche se non c’è più una ragione…”
Ritorno con la mente a quel fatidico giorno, io bellissima in abito da sposa, tra le mani un bouquet di orchidee gialle, la chiesa addobbata a festa con lunghi nastri di tulle dello stesso colore come anche i mazzetti di margheritine. Don Peppino, il vecchio sacerdote molto tradizionalista vedendo la mia scelta, aveva dissentito e chiamatemi in disparte con l’aria paterna mi aveva detto:” Figlia mia, sei certa della tua decisione, è la prima volta che vedo la mia chiesa così abbellita. ”Ma io avevo sfoderato il più bel sorriso e a quel punto il povero prete rassegnato mi aveva detto: ”Va bene ho capito…”
Avevo l’aria felice di chi sta coronando un sogno d’amore mentre in realtà avevo poco da essere contenta. Mi ero accorta di non amare più Tommaso, tuttavia mi mancava il coraggio di rompere il fidanzamento. Tutti erano eccitati per il gran giorno, a sentire loro una coppia perfetta, belli e giovani.
Il mio ingresso nella navata centrale della chiesa, accompagnato dall'Ave Maria di Schubert era stato trionfale. Tutti gli sguardi erano puntati su di me, sembravo una regina. Tommaso mi aspettava all'altare emozionato come un bambino, elegantissimo nell'abito fatto su misura dal sarto più rinomato della città.
Don Peppino con aria solenne iniziò il rito, tutto pareva perfetto, poi la domanda cruciale: ”Vuoi tu Tommaso prendere in moglie la qui presente Alessia…” Lui senza esitazione rispose: ”Si, lo voglio.” Con la voce ferma e sicura.
Successivamente la stessa domanda fu rivolta a me: ”Vuoi tu Alessia prendere come marito il qui presente Tommaso…” A quel punto mi fermai, esitando, poi guardai alla mia sinistra, c’era lui, il mio compagno di scuola, nonché amico da sempre, confidente e testimone di nozze (un classico), mi guardava con gli occhi più dolci che avessi mai visto. Fu un attimo, mi voltai sollevando l’abito per non inciampare, m’avvicinai ad Alessandro e ci prendemmo per mano fra gli sguardi attoniti degli invitati. Tommaso pietrificato osservava la scena incapace di reagire. In quel momento non pensai alle conseguenze del mio gesto e non mi importava nulla del giudizio della gente, la mia felicità veniva prima di tutto e tutti. Corremmo fuori come due bambini felici ed incoscienti, l’auto degli sposi era davanti la chiesa, imboccammo l’autostrada e iniziò la nostra fuga.
Purtroppo non ebbe un esito felice, un camion ci tagliò la strada ed Alessandro morì sul colpo. Fu terribile, mi colpevolizzai dell’accaduto e solo dopo molto tempo mi convinsi che non era stata colpa mia ma della fatalità. Restai sola per alcuni anni, in seguito conobbi Gioele e la mia esistenza cambiò. Ci sposammo dopo poco e riacquistai finalmente la serenità.
Ed ora eccomi faccia a faccia con lo sposo abbandonato.
Tommaso aspetta una risposta, ho la bocca secca e sento che mi sta arrivando un attacco di panico, cerco di ragionare e mi convinco che prima o poi qualcuno si accorgerà che l’ascensore è fermo e ci faranno uscire. Lui sembra non accorgersi del mio malessere o fa finta per gustare al meglio la vendetta. Glielo dico: ”Tommaso non mi sento bene, soffro di claustrofobia. ”Lui con un sorriso beffardo dice: ”Sai Alessia, per colpa tua sono stato in analisi per anni, tuttavia ti devo ringraziare infatti da queste sedute ho capito che se ti avessi sposato avrei commesso l’errore più grande della mia vita. Non eri tu la donna e nessun’altra che mi avrebbe potuto rendere felice.
”A quel punto non ci capisco più niente, ma di cosa sta parlando? Ho la mente confusa. Tommaso continua dicendo: ”Infatti ho scoperto di essere gay ed adesso finalmente sono in pace con me stesso e con il mondo.”
Lo guardo sorpresa, non so cosa dire, improvvisamente mi stampa un bacio sulla guancia e nello stesso momento l’ascensore con un botto riprende a salire, usciamo sul medesimo pianerottolo, gli domando: ”Come mai sei qui, cerchi qualcuno?”
Lui con semplicità risponde, sono venuto a trovare il mio compagno. ”Strano… penso, su quel piano ci sono tre appartamenti due abitati da persone anziane e poi io con Gioele. Gli dico: ”Forse hai sbagliato piano, mi sembra che qua non ci sia nessuno…”
Lui tranquillamente risponde: ”Sei sicura Alessia? Non credo di aver sbagliato.” In quell'istante sale nuovamente l’ascensore e ne esce mio marito Gioele. I due uomini si fissano intensamente poi Tommaso lo abbraccia dicendogli: ”Mi sei mancato terribilmente.” Gioele non reagisce poi borbotta imbarazzato: ”Mi dispiace, avevo intenzione di parlartene stasera ma Tommaso mi ha anticipato.”
Sento un vuoto allo stomaco, mi viene da vomitare, corro dentro e mi chiudo nel bagno, i conati di vomito si fanno più insistenti, butto l’anima, poi mi guardo allo specchio la mia faccia sconvolta parla da sola.
La situazione è paradossale da sembrare la trama di un film penso che la vita è sicuramente imprevedibile. Esco dal bagno, Gioele è lì, con la valigia già pronta, Tommaso al suo fianco più raggiante che mai, mio marito mi dice: ”Ti farò sapere quando verrò a prendere le altre cose. ”E senza aggiungere altro lo vedo sparire dietro la porta con Tommaso.
Mi accascio sul divano, mi mancano le forze e mi domando: ”Come ho fatto a non accorgermene prima?” Ora le stesse parole di Tommaso mi risuonano sinistre nella mente come un vecchio cd inceppato e ripenso a quel vecchio detto: ”Chi la fa l’aspetti…”



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Scrittura creativa scritta il 13/12/2018 - 06:34
Da Anna Rossi
Letta n.136 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Vi ringrazio amici autori e sono contenta che sono riuscita nell'intento cioè sorprendervi nel finale...ha perfettamente ragione Millina, nella vita niente è come sembra. Un caro saluto

Anna Rossi 14/12/2018 - 04:47

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Anna amica mia hai una grande dialettica in fantasia .

Francesco Cau 13/12/2018 - 22:03

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Racconto coinvolgente, all'inizio ho fatto il tifo per Tommaso. Il finale è amaro, imprevedibile alla hitchcok Una favola moderna rovesciata senza amore, nemmeno per il compagno.Nel finale solo una squallida rivincita. Un dramma moderno di incomunicabilità.

GIOVANNI PIGNALOSA 13/12/2018 - 21:25

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Bellissimo racconto scritto bene che mi ha veramente entusiasmato.

Antonio Girardi 13/12/2018 - 17:28

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Mamma mia che storia, Anna! Mentre leggevo provavo compassione per Tommaso poi invece, niente è come sembra.
Bel racconto, scritto come tu sai sempre fare e mai titolo fu più azzeccato!
Ciao!

Millina Spina 13/12/2018 - 11:18

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