Disteso sul morbido colle
scorreva sereno l’esistere
e del ruscello le limpide acque,
si viveva di piccole cose
e tanto bastava:
una modesta casa,
un piccolo orto,
quattro polli,
a volte anche un porco,
erano l’orgoglio
delle famiglie del borgo.
Un tempo diverso scandiva
il rintocco della vecchia campana
che dal campanile,
spargendosi a valle,
invitava a staccare
all’ora di pranzare.
Si riunivano le famiglie attorno al focolare,
la sera, e prima di cenare
il buon Dio non si scordava di ringraziare.
E il vecchio nonno
raccontava la solita favola
all’incantati sguardi
dei piccoli nipoti,
poi…
luci spente e tutti a nanna.
Arrivò un dì, impetuoso il progresso,
e con esso…
la magia dell’immagine: la televisione.
Conta più l’apparire dell’essere
era il subdolo messaggio,
l’oppio dei popoli che lanciato
attraverso il tubo catodico
entrò nelle case,
penetrò nello sguardo incantato
e contagiò anche l’animo
di chi ancora credeva alle favole:
insinuandosi nelle indifese semplici menti
devastò certezze acquisite.
Improvvisamente
gli uomini non vollero più faticare,
i bimbi le favole non vollero più ascoltare,
le donne non desiderarono più partorire;
si sfaldò, rapidamente, il tessuto sociale
quando i giovani, il canto delle sirene scelsero d’inseguire.
Case vuote sul morbido colle,
l’acqua del ruscello che ancora scorre,
quattro vecchi che non vollero andare
ancora lì, seduti sull’uscio ad aspettare,
solo questo è rimasto…
del borgo incantato.

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Ciao Teresa
Giancarlo








Sì.. ma infatti è tutto così chiaro dal tuo scritto.....
Mi hai fatto pensare al paesino di mia nonna, nell'entroterra, dove le persone di una certa età vivono ancora così legate alle vecchie abitudini e tradizioni , come il progresso non li toccasse ed è tutto un tuffo nel sereno passato...mentre invece tra i giovani il progresso è giunto anche lì ovviamente e ognuno segue le nuove onde della moderna civiltà....




Ciao Alessia
Giancarlo


Bella composizione, ricca di motivi e che dona anche un senso di pace!



