Volle il volubil Fato
che quel di’ si rivolgesse meco
una donzella dal crine dorato,
d'in sulla via che io solea percorrer nello mattino cieco.
“Messere” gracido’ una voce alle mie spalle
che tosto mi fermai quasi impietrito,
“Non siete forse voi il leggendario vate dell'amore ardito
colui che co’ suoi versi incanta codesta valle? “
Ancor con mano e cor tremante dal sussulto
mi girai di scatto, “ eh si! Le riconosco il viso ma mi parea più adulto! ”,
continuò ella incurante del suo far un po’ cafone ma ricolmo assai di stima.
“Mi tolga un dubbio, oh sommo Vate, come mai i poemi suoi non sono in rima? “
Capii di aver di fronte una occasione, in quella tiepida mattina,
da coglier come frutto d’un solo di’ maturo
e donar a chi, curiosa e con far sicuro,
mi chiedea, senza saper, la vera differenza fra poesia e rima.
“Vede cara gallinella…
oddio mi scusi giovine pulzella,
le spiego brevemente il modesto mio punto di vista:
non è poeta, vate o qualsivoglia artista
Colui che fa del verso e di cultura
pindarici voli di consonanze rime e paronomastica architettura.
Poeta e colui che ama la Natura,
l’Uomo, l'ardor e persin gli abissi di paura
e dona il suo sensibil sentimento
ai posteri per semplice e puro godimento”.
Proprio allor ella mi scruto’ con sguardo perso.
Capii nelle nocciol che avea luminose in viso
d’aver colpito a segno, orché dalle labbra sue sboccio’ un sorriso.
E il capo fluente di solar crine volse allo cielo terso:
“Maestro or sol mi è chiara la profondita’ del verso
e poetessa or son io giacche’ ho il cor d’amore intriso”.
Non potei sottrarmi all’emozion di un così puro avviso
e il meriggio ci vide uniti a goder dell’Universo.
che quel di’ si rivolgesse meco
una donzella dal crine dorato,
d'in sulla via che io solea percorrer nello mattino cieco.
“Messere” gracido’ una voce alle mie spalle
che tosto mi fermai quasi impietrito,
“Non siete forse voi il leggendario vate dell'amore ardito
colui che co’ suoi versi incanta codesta valle? “
Ancor con mano e cor tremante dal sussulto
mi girai di scatto, “ eh si! Le riconosco il viso ma mi parea più adulto! ”,
continuò ella incurante del suo far un po’ cafone ma ricolmo assai di stima.
“Mi tolga un dubbio, oh sommo Vate, come mai i poemi suoi non sono in rima? “
Capii di aver di fronte una occasione, in quella tiepida mattina,
da coglier come frutto d’un solo di’ maturo
e donar a chi, curiosa e con far sicuro,
mi chiedea, senza saper, la vera differenza fra poesia e rima.
“Vede cara gallinella…
oddio mi scusi giovine pulzella,
le spiego brevemente il modesto mio punto di vista:
non è poeta, vate o qualsivoglia artista
Colui che fa del verso e di cultura
pindarici voli di consonanze rime e paronomastica architettura.
Poeta e colui che ama la Natura,
l’Uomo, l'ardor e persin gli abissi di paura
e dona il suo sensibil sentimento
ai posteri per semplice e puro godimento”.
Proprio allor ella mi scruto’ con sguardo perso.
Capii nelle nocciol che avea luminose in viso
d’aver colpito a segno, orché dalle labbra sue sboccio’ un sorriso.
E il capo fluente di solar crine volse allo cielo terso:
“Maestro or sol mi è chiara la profondita’ del verso
e poetessa or son io giacche’ ho il cor d’amore intriso”.
Non potei sottrarmi all’emozion di un così puro avviso
e il meriggio ci vide uniti a goder dell’Universo.
mf

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Commenti
Guagliò, nu figl 'e ntrocchie si.












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bella 



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