Conte e il topo assaggiatore
L’idea del topo assaggiatore ricorda tanto il nostro ex presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Vi starete chiedendo perché? Presto detto. Negli ultimi tempi del suo secondo mandato, sopratutto dopo l’avvento del famigerato “coronavirus”, ogni qualvolta in tivù venivano trasmesse le immagini dei lavori in parlamento, notavamo un Presidente del Consiglio desolatamente solo, tanto che in molti si chiedevano che fine avessero fatto i nostri ministri. Niente di preoccupante, alla stregua dei roditori, i nostri ministri (che più che topi definirei “vecchie volpi”), celati dietro le quinte, mandavano allo sbaraglio il povero Conte, consci che se le cose si fossero messe per il peggio ci sarebbe stato il “topo assaggiatore” di turno a pagarne le conseguenze.
Dopo essere stato mandato letteralmente "allo sbaraglio" per oltre due anni uscendone sempre vincitore, quando sembrava che il Presidente Conte avesse oramai acquisito quell’immunità comune a tutti “topi assaggiatori”, è arrivato il famigerato gatto Tom "Renzi" che con il suo morso super-velenoso l'ha messo fuori combattimento ma, attenti, solo momentaneamente.
Infatti Conte in seguito a quel morso ha solo cambiato veste e da topo si è trasformato in gatto ed ora anche lui come i simpatici domestici felini (e perché no,un pò tutti i politici nostrani) può avvalersi delle fatidiche "sette vite".
P.s.:- In realtà quello del topo assaggiatore è un mito che non trova alcun riscontro scientifico. Sembra che alcuni comportamenti sono spiegati dagli equilibri interni della popolazione, con maschi dominanti e maschi subordinati. Questi ultimi non avendo un facile accesso alle risorse alimentari, sono costretti alla spasmodica ricerca di cibo ragion per cui la presenza di “esche rodenticide”, spesso diventa la loro unica possibilità di nutrimento trasformandoli di fatto e loro malgrado in “assaggiatori”.

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