Mi ritrovo spesso con la punta dell’indice e quella del pollice all’incrocio dell’occhio destro e sinistro proprio all’attaccatura del naso facendo quella leggera pressione che lascia quel segno bianco con il contorno rosso, svanendo dal viso in un tempo variabile a seconda di quanto sia profondo il pensiero che stai facendo…hai presente?
Con le palpebre chiuse a pensare e a rimuginare sul niente, ma in effettiva preparazione al vero pensiero che arriverà non appena aprirò gli occhi e toglierò quella mano lasciando respirare quei lembi di pelle che gridavano aiuto sotto i polpastrelli pesanti, che hanno appena finito di pigiare forse un poco troppo forte….li tolgo perché il treno sussulta e il polso non regge il contraccolpo, ma comunque ero stufo di starmene li ad aspettare, quella riflessione che come ogni mattina inevitabilmente ritengo giusto ormai da troppi anni dover fare, non di certo sempre la stessa non sarei ne cosi bravo e idealista e tantomeno cosi intelligente da saper ricordare e seguire un filo del discorso sempre uguale riuscendo a creare un sermone o quasi un teorema, lineare e continuo, ma illudermi di fare un pensiero quotidiano più o meno profondo si, quello lo faccio!
Quest’oggi ho voluto dare sfogo alle lacrime con una riflessione che mi rattrista, qualcosa che tutti noi dobbiamo affrontare ma c’è chi la guarda in faccia, chi la evita, chi la può evitare, chi non la può evitare e chi è costretto a farci i conti. La sensazione di quella brezza gelida che filtra perché gli infissi sono troppo vecchi…rendersi conto dello scorrere del tempo attraverso la propria famiglia che cresce e che invecchia. È un po’ di tempo che osservo un particolare oggetto che si trova in tutte le case e che probabilmente molto speso viene sottovalutato da tutti noi per quanto riguarda l’affetto e la crescita della Famiglia intesa proprio come tale, un oggetto che ha cominciato a mettermi tanta tenerezza addosso, ma anche molta tristezza, perché i miei ricordi più belli ce li ho quando entravamo tutti e quattro sul divano. La sua dimensione nel tempo si è distorta proprio come il Tempo stesso secondo Albertino. All’inizio sembrava molto grande poi, si è rimpicciolito ed è cominciato a diventare scomodo, fino a che è cominciato ad essere impraticabile, ma man mano che la sua dimensione relativa diminuiva, in maniera inversamente proporzionale, l’amore dentro casa cresceva e i ricordi più belli cementavano dentro tutti i nostri ippocampi. Ma poi lo spazio diventa troppo poco e i cuccioli diventano adulti e il divano troppo scomodo e le camere troppo comode e fare i grattini a uno schermo capacitivo da più endorfine che a una spalla di papà e la dimensione del caro canapè, torna ad essere grande, tanto grande da riuscir ad ospitare le valigie, loro con le mani sulle ginocchia e le facce tristi ma piene di speranze che si alzano per l’ultima volta dal divano stavolta aumentandolo definitivamente di una taglia di più.
Sonagli e Cianfrusaglie il caro sofà adesso suona e risuona a tratti, male odora, ora si è rimpicciolito troppo, molto spesso ci siede anche in 6, i pannolini si possono cambiare sul divano, solo i figli potevano non sporcare, la cosa non vale per i nipoti, anche se il Worm-hole divano si chiude e si apre in modo strano si allarga e si stringe in modi molto rapidi troppo spesso ci stiamo in 6 o in 8 e molto spesso ci stiamo solo in 2 questa altalena Quantistica, la chiamerebbero quelli bravi, di cui è difficile abituarsi e soprattutto diventa impossibile non rimpiangere quanto ci entravamo in 4…tutti i giorni!
Quando torni a casa che hai appena tolto l’abito nero e l’ultima persona venuta a cordoglio, finalmente se ne va, ti rendi conto che il divano diventa immenso come la distanza che si crea tra cuore e cervello, come quella che si crea tra abitudine e sentimento tra dolore e ragione; stai male…magari dovresti comprare una poltrona, ma sei stato sul divano una vita, anche ora che sei rimasto da solo non riesci a disfartene, non puoi disfartene. Fatto sta che il divano ora è lunghissimo, e seduto all’angolo vicino a un bracciolo ti rendi conto davvero che era meglio stare scomodi in quattro perché quello stare comodo adesso non ti piace più, ma ormai è tardi forse lo avresti dovuto apprezzare al momento giusto ma ora sei solo, tu con il tuo divano, che contiene ricordi e rimpianti di una vita intera, di quando proprio su quel divano ci si stava stretti, scomodi, ma tutti insieme.
Con le palpebre chiuse a pensare e a rimuginare sul niente, ma in effettiva preparazione al vero pensiero che arriverà non appena aprirò gli occhi e toglierò quella mano lasciando respirare quei lembi di pelle che gridavano aiuto sotto i polpastrelli pesanti, che hanno appena finito di pigiare forse un poco troppo forte….li tolgo perché il treno sussulta e il polso non regge il contraccolpo, ma comunque ero stufo di starmene li ad aspettare, quella riflessione che come ogni mattina inevitabilmente ritengo giusto ormai da troppi anni dover fare, non di certo sempre la stessa non sarei ne cosi bravo e idealista e tantomeno cosi intelligente da saper ricordare e seguire un filo del discorso sempre uguale riuscendo a creare un sermone o quasi un teorema, lineare e continuo, ma illudermi di fare un pensiero quotidiano più o meno profondo si, quello lo faccio!
Quest’oggi ho voluto dare sfogo alle lacrime con una riflessione che mi rattrista, qualcosa che tutti noi dobbiamo affrontare ma c’è chi la guarda in faccia, chi la evita, chi la può evitare, chi non la può evitare e chi è costretto a farci i conti. La sensazione di quella brezza gelida che filtra perché gli infissi sono troppo vecchi…rendersi conto dello scorrere del tempo attraverso la propria famiglia che cresce e che invecchia. È un po’ di tempo che osservo un particolare oggetto che si trova in tutte le case e che probabilmente molto speso viene sottovalutato da tutti noi per quanto riguarda l’affetto e la crescita della Famiglia intesa proprio come tale, un oggetto che ha cominciato a mettermi tanta tenerezza addosso, ma anche molta tristezza, perché i miei ricordi più belli ce li ho quando entravamo tutti e quattro sul divano. La sua dimensione nel tempo si è distorta proprio come il Tempo stesso secondo Albertino. All’inizio sembrava molto grande poi, si è rimpicciolito ed è cominciato a diventare scomodo, fino a che è cominciato ad essere impraticabile, ma man mano che la sua dimensione relativa diminuiva, in maniera inversamente proporzionale, l’amore dentro casa cresceva e i ricordi più belli cementavano dentro tutti i nostri ippocampi. Ma poi lo spazio diventa troppo poco e i cuccioli diventano adulti e il divano troppo scomodo e le camere troppo comode e fare i grattini a uno schermo capacitivo da più endorfine che a una spalla di papà e la dimensione del caro canapè, torna ad essere grande, tanto grande da riuscir ad ospitare le valigie, loro con le mani sulle ginocchia e le facce tristi ma piene di speranze che si alzano per l’ultima volta dal divano stavolta aumentandolo definitivamente di una taglia di più.
Sonagli e Cianfrusaglie il caro sofà adesso suona e risuona a tratti, male odora, ora si è rimpicciolito troppo, molto spesso ci siede anche in 6, i pannolini si possono cambiare sul divano, solo i figli potevano non sporcare, la cosa non vale per i nipoti, anche se il Worm-hole divano si chiude e si apre in modo strano si allarga e si stringe in modi molto rapidi troppo spesso ci stiamo in 6 o in 8 e molto spesso ci stiamo solo in 2 questa altalena Quantistica, la chiamerebbero quelli bravi, di cui è difficile abituarsi e soprattutto diventa impossibile non rimpiangere quanto ci entravamo in 4…tutti i giorni!
Quando torni a casa che hai appena tolto l’abito nero e l’ultima persona venuta a cordoglio, finalmente se ne va, ti rendi conto che il divano diventa immenso come la distanza che si crea tra cuore e cervello, come quella che si crea tra abitudine e sentimento tra dolore e ragione; stai male…magari dovresti comprare una poltrona, ma sei stato sul divano una vita, anche ora che sei rimasto da solo non riesci a disfartene, non puoi disfartene. Fatto sta che il divano ora è lunghissimo, e seduto all’angolo vicino a un bracciolo ti rendi conto davvero che era meglio stare scomodi in quattro perché quello stare comodo adesso non ti piace più, ma ormai è tardi forse lo avresti dovuto apprezzare al momento giusto ma ora sei solo, tu con il tuo divano, che contiene ricordi e rimpianti di una vita intera, di quando proprio su quel divano ci si stava stretti, scomodi, ma tutti insieme.
Opera scritta il 26/02/2026 - 10:02Letta n.64 volte.
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