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Il lago incantato

Stavo aspettando Amanda con la solita ansia, come se fosse la prima volta che andavamo a goderci la nostra libertà sul lago “incantato”. Non avevo chiuso occhio per tutta la notte, come le altre volte, né più né meno.
Che strano fenomeno la mente umana. L'avevo sempre sognato di ritornare indietro nel tempo, ma non nel modo che tutti pensano, quello cioè che ti riporta a capo di colpo per rimetterti nuovamente a scriverla, la tua vita, in modo diverso.
No no; non in quel modo.
Piuttosto come fanno i buoi, con il loro aratro che li frena e che gli fa percorrere il ritorno con la stessa velocità, o meglio la stessa lentezza. Ed il solco di andata è li di fianco, visibile. Ecco, un ritorno bustrofedico nella mia vita osservando quello che avevo fatto nel percorso naturale di avvicinamento alla maturità.


Il problema che si presenta è quello della memoria. Ricordare o no quello che è stato fatto all'andata? Quale sarebbe la condizione migliore per vivere una vita bustrofedica?
E poi ancora: sarebbe meglio ripartire di nuovo, giunti ad un altro capolinea, per rifare ancora la stessa andata, o no?
E quando fermarsi durante il primo ritorno? A quale età, in occasione di quale incontro?
Tutto questo mi veniva offerto da una terribile sbronza che mi ero preso come gratificazione
all'appuntamento ottenuto da Amanda, dopo quasi un anno che non ci vedevamo.
Ero eccitato, in tutti i sensi e stavo provando le stesse sensazioni dei bei tempi andati, quando al lago ci andavamo a piedi nudi, io e lei.
Avevo affittato apposta quella catapecchia per le vacanze, un modo per essere più vicino al lago incantato, il regno della mia infanzia. Certo, Amanda abitava ad una cinquantina di chilometri, e se fosse venuta ieri sera avremmo potuto dormire insieme, aspettando l'alba. Poi via, al nostro piccolo grande lago, felici come quando eravamo bambini, come se fosse la nostra prima volta.


Ora giacevo a letto, come un oggetto abbandonato o gettato tra i rifiuti indifferenziati. Effetto dell'alcool. Erano anni ed anni che non lo provavo.
Nel disordine mentale che si era impossessato di me, riuscii ugualmente a tener fermo un pensiero.
Quando avevo iniziato ad amarla? E perché era successo? E lei, fino a che punto l'aveva capito? Forse aveva sempre pensato che il nostro era soltanto un gioco...
Ecco, avrei voluto saperlo. E, per capire meglio la mia vita, desideravo ripercorrerla a ritroso partendo proprio da quel letto sul quale giacevo.
Avevo chiuso gli occhi la sera ed iniziato il viaggio, senza dormire, gli occhi fissi al soffitto che fungeva da schermo dei ricordi.
Quei colpi alla porta mi riportavano alla realtà. Sudavo, avevo gli occhi sbarrati e le occhiaie. Come uno che ha visto un film interminabile, finito male.
Mi specchiai. Il viso era pallido e la fronte madida di sudore.
Non ricordavo nulla, ma avevo la sensazione di aver fatto un viaggio difficile.
Mi lavai il viso con acqua fresca, presi la mia sacca ed uscii. Non mi serviva altro. In quella borsa c'era tutto l'occorrente per l'ennesima avventura, per il viaggio che stavamo facendo.
Altri colpi alla porta. Uscii senza indugio.
Amanda era assonnata, alla guida dl suo fuoristrada, una vettura adatta per andare sul lago incantato, visto che c'era dello sterrato da fare. La salutai con tutta la luce che avevo nei miei occhi, puntati su lei; brillavano di gioia, anche se erano gonfi. I suoi no, erano gonfi e basta. Ma era sempre stato così per lei, prima di...


Ci fermammo per farci due canne...il lago incantato era lì, davanti a noi. Sonnecchiava ancora, e le prime luci di un'alba rosata stavano risvegliando le anatre. Un leggera bruma ci ricordava che eravamo in un luogo magico, un angolo di terra dove la natura regnava sovrana. Il silenzio venne rotto da un improvviso gracidar di rane: s'erano piegate entrambe, le nostre canne di bambù. Ferrammo insieme e portammo a riva due splendide trote.
Ci guardammo, e sono certo che anche lei, in quel sorriso, avesse in mente la nostra prima volta: due magnifiche trote iridee, regine argentate del lago incantato, che avevano deciso di ferrare nello stesso momento, per far felici due bambini.
Ne erano passati di anni, ma il nostro amore per la pesca era rimasto uguale.




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Racconto scritto il 11/06/2019 - 19:40
Da Giacomo C. Collins
Letta n.146 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Non volevo dire "troppo" ma "molto", scusa

Maria Isabel Mendez 13/06/2019 - 19:07

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Io personalmente non l'ho letto xché troppo lungo, dopo cena ci proverò

Maria Isabel Mendez 13/06/2019 - 19:03

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Mah...ho proprio cileccato il racconto...molte letture, tre like, un solo commento. Strano...mi piacerebbe capire. Grazie a te Mirella.

Giacomo C. Collins 13/06/2019 - 18:23

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GIACOMO.... è difficile andare a ritroso nel tempo, sfuggono tanti particolari ma tu li ricordi tutti ed è facile farci immaginare il tuo lago incantato.Come sempre scrivi molto bene. Io non ho un lago da ricordare ma tanti altri luoghi che a volte mi appaiono sbiaditi in nebbie di tempi remoti. Ciao poeta bentornato.

mirella narducci 11/06/2019 - 20:31

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