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Ah la calma!

A Clayton Crik non c’era un granché da fare, il sole scioglieva monotone giornate scandite dal pendolo dello sceriffo che echeggiava nel silenzio tombale. C’erano pochi abitanti i quali raramente stavano in casa il giorno perché erano sempre impegnati in vari lavori. Sperduta com’era poi Clayton Crik non era certo luogo di passaggio. Sì dai, ogni tanto passava un carro coi cavalli oppure un cow-boy che cavalcava fieramente o altre volte ancora passava un cavallo e basta. Erano tutti accomunati dall’essersi persi altrimenti cosa ci passavano a fare dalla vecchia e arida Clayton? Nel selvaggio west ciò era davvero strano, ma che ci vuoi fare, ci sono posti in cui succede di tutto, quelli per intenderci che si vedono nei film western mentre, poi ci sono quelli in cui le cose che capitano con maggior frequenza sono il passaggio delle rimbalzanti palle di sterpaglie, proprio come a Clayton.
Un luogo simile era noioso per chiunque, specialmente per i giovani, ma a tal proposito è doveroso ricordare che nella piccola cittadina c’era n’era solo uno: Mike Town, un ragazzo poco più che ventenne, figlio di una madre scomparsa e un losco cacciatore di taglie, il quale quando seppe d’essere prossimo all’essere giustiziato abbandonò il figlio dodicenne davanti all’ufficio dello sceriffo James Jones. Questi era un uomo di buona moralità, fisicità e capacità nel suo lavoro, ma non era avvezzo a fare il padre dato che era un burbero per eccellenza. Ciononostante, da buon cristiano qual’era, James accolse la venuta del dodicenne come una cosa voluta dal Signore, un dovere da compiere e da rispettare. Per questo egli vide in Mike Town un erede da crescere con i sani principi che il reale padre non aveva saputo impartire, con la consapevolezza che spesso un figlio non può essere troppo diverso da chi lo ha messo al mondo. Mike cresceva bene, ma il natural richiamo della giovinezza, il voler fuggire verso mondi nuovi e più vivi era inevitabile. A tal proposito lo sceriffo decise di proclamare Mike suo vice all’età di sedici anni, giusto per responsabilizzarlo e dargli quel tantino di azione in più che sarebbe forse bastato. Il giovane, divenuto un biondone dalle spalle larghe ma con poca carne, visse felicemente il primo periodo da vice sceriffo per poi capire che anche in quella veste la noia era regina: tra tante scartoffie da compilare e quasi nessun crimine da risolvere, s’annoiava davvero tanto, troppo.
“Non è poi così male questo mestiere per la paga che abbiamo, insomma sai in quanti guadagnano meno di noi pur lavorando il doppio se non il triplo?” disse in un afoso pomeriggio d’estate lo sceriffo Jones al suo vice massaggiandosi la lunga barba che cominciava ad essere sempre più bianca. Abbronzato come solo chi oggi si fa le lampade, Mike fece spallucce e guardando coi suoi occhi azzurri fuori dalla finestra dell’ufficio disse: “Che diamine! non m’interessa degli altri, mi interessa solo che noi non stiamo facendo niente da fin troppo tempo!”; l’altro allora si concesse il lusso di sedersi sulla sua amata sedia a dondolo in legno, cercando di riflettere su queste considerazioni. “Sai, la noia è anche tranquillità, calma, i marinai la chiamano bonaccia! insomma prova a chiedere agli sceriffi che hanno un diavolo per capello se…” “No, basta, basta parlare degli altri!” controbatté nervoso il giovane, in questi momenti si rivedeva il carattere fumantino del padre. Comunque non lo si poteva certo criticare, anche a livello di locali a Clayton c’era solo un baretto in legno ammuffito in cui spesso e volentieri non c’era neppure il pigro barista Jack. Il giovane continuò a protestare nervoso: “Io non so come farò tutta una vita così io…. Oh ma guarda! Quello è un carro e sembra proprio venire qua!”; Sì, dopo un mese qualche viandante finalmente si ripresentava lì. Lo sceriffo a quelle parole si alzò, si mise il cappello lucidandosi con l’alito la stella sul petto impettendosi, togliendosi poi un po’ di sudore dalla fronte per mettere nella fondina la sua cara pistola: “Vediamo questo cos’ha da dirci”; disse con fierezza. Egli uscì dalla porta seguito dal vice per guardare il carro e il suo baffuto guidatore vestito tutto in ghingheri col grosso cilindro in testa; s’era fermato proprio dinanzi all’ufficio dello sceriffo. “Senhor tiene Galera qui?” chiese questo straniero che col sole in faccia lo sceriffo non riusciva a scrutar bene ma dall’accento capì ch’era un messicano. “Buongiorno Senhor, ho due stanze piccole, ma perché lo chiede?”; il messicano si guardò intorno impaurito per rispondere con un: “Stanno arrivando senhor, a poco!”. Lo sceriffo guardò a sua volta a destra e a sinistra, non vedendo nulla se non le solite distese desertiche vuote, dorate e silenziosissime, c’era quasi l’eco a parlare. “Sarà, ma io non vedo nulla senhor” disse freddo lo sceriffo appoggiandosi ad un palo che reggeva la tettoia d’entrata, mani in tasca e la sensazione d’essere di fronte ad un folle. Mike era la sua ombra, non diceva niente, guardava e basta. Il messicano sbuffò e ci fu nuovamente silenzio. “C’è almeno chiesa senhor?”; “No senhor, a Clayton Crik si sono scordati di costruirla, ma sa, ho tirato su una specie di santuario nei dintorni, così per passatempo”. Il messicano sbuffò ancora e guardandosi attorno per l’ennesima volta disse: “Gracias senhor, e buona fortuna, in questo posto le servirà!”; lo sceriffo lo squadrò non capendo bene perché ora il messicano se ne stesse andando così di fretta, “Il sole a volte dà alla testa” concluse a sua volta, sputando per terra e rientrando in ufficio seguito da Mike ch’era ancor più spiazzato da tutto ciò.
Per ingannare il tempo lentissimo, i due si misero alla scrivania e giocarono un po’ a carte come facevano ogni giorno a quell’ora di calma piattissima. Mike mescolava il mazzo, pensando che il Messico sarebbe stato un buon posto per vivere avventure migliori, sì un giorno se ne sarebbe andato come quel misterioso baffo lasciando spiazzati tutti, conquistando terre più pericolose sì, ma meno noiose. Mescola su e giù, questa carta sopra e l’altra in mezzo, non era un gran giocatore ma a mescolarle Mike era bravo. Terminò e porse il mazzo dinanzi al padre che doveva tagliarlo, come si dice in gergo. “Cosa mettiamo in palio?” chiese lo sceriffo mentre il figlio-vice distribuiva le carte. Queste però non si fermavano dove dovevano, no, che strano! Sul tavolo scivolavano e ondeggiavano; Mike s’acciglio stupito, le carte tremavano! “Ehi, c’è mai stato a Clayton un terremoto?” chiese allora il giovane notando che anche il tavolo stava ballicchiando. Il padre si drizzò sulla schiena con lo sguardo cupo alle finestre per dire: “No, non c’è mai stato nessun terremoto a Clayton, ma di dannati banditi ne è pieno ogni villaggio!”. Mike non capì e si limitò a guardare il padre che uscì veloce con la pistola in mano, cosa che non gli aveva mai visto fare se non per addestrarlo. Lo sceriffo fuori dalla porta si trovò di fronte due uomini a cavallo, cappello da cow-boy nero in testa e bandana gialla tirata fin sopra il naso, urlavano qualcosa che lo sceriffo non criptò, ma era quasi sicuro che fossero insulti. Erano vestiti pressoché identicamente: camicia nera e panciotto arancio, pantaloni bianchi e fisici snelli. Dalla fodera estrassero pistole dalla canna lunga allorché lo sceriffo urlo un “buoni! Signori!” arretrando con la sua pistola in mano. Il messicano aveva ragione, ora i guai erano arrivati anche a Clayton. Partirono dei proiettili ma non dalle pistole dei due tizi bensì da quelle di un losco individuo che passava di lì a cavallo in fretta e furia, un uomo dal viso pallido e pulito, una sorta di cow boy. Un bandito cadde a terra ferito mentre l’altro s’allontanò facendo correre altrove il cavallo, lo sceriffo rimase impietrito con suo figlio ora lì in parte. Poi giunse un carro, sì uno di quelli con quattro cavalli davanti per giunta, in cui a lato del guidatore c’era un tizio che in piedi sparava colpi con un fucilazzo mirando sia ai presunti banditi che al cow boy misterioso. Spari a destra e manca come mai s’erano visti nella storia di Clayton Crik. “Ti faccio a fette!” e un “Al diavolo” si susseguirono come i proiettili a galoppi rindondanti. Mike s’abbassò perché qualche colpo stava giungendo anche dalle sue parti mentre il padre imperterrito avanzò urlando di calmarsi, ma quelli s’inseguivano sordi e pericolosi. Lo sceriffo pensò che se l’inferno esisteva veramente, non doveva essere troppo diverso da questa bizzarra e rovente sparatoria. Dal bar uscì il vecchio Jack il barista, armato di fucile sparò in aria per calmare tutti ma l’unico che si calmò fu proprio lui con un colpo in testa sparato dall’intrepido bandito. Erano rimasti quattro: il tizio sul carro con in parte il pazzo fuciliere, il bandito e il cow boy. Quest’ultimo decise di provare a risolvere tutto a piedi, scendendo dal cavallo proprio vicino allo sceriffo. “se lei è la legge qua, mi deve dare una mano!” li disse senza perdere di vista i contendenti che s’inseguivano ancora. Lo sceriffo annuì, tra tutti questo pallido cow boy era quello che gli ispirava maggior fiducia. “Ma volete dirmi il motivo di tutto questo?”; l’altro aggrottò la fronte e nascondendosi da schegge di proiettili vaganti rispose con un: “è una storia troppo lunga, per farla breve vi dirò che il bandito insieme a quello che...occhio al proiettile!”. Neanche il tempo di finire la frase che lo sceriffo aveva la spalla sanguinante, un bossolo del fucile l’aveva trafitta. Era chiaro a tutti ch’era finito da un po’ il tempo delle chiacchiere, era l’ora dei fatti.
Il giovane Mike soccorse in lacrime il padre che lo tranquillizzava mentre tentava di incamminarsi verso l’ufficio ma niente, altri bossoli impazziti giungevano ad una velocità siderale, dovevano stare al riparo dietro i pali che sorreggevano la tettoia d’ingresso. Il cow boy, pistola alla mano ed un velo di pazzia negli occhi urlò: “Ehi furfante prenditela con me, non con gli altri!”. Anche il bandito fu trafitto da un bossolo del fucile di quel folle, morì sul colpo. Per questo il fuciliere impazzito disse: “Non ho problemi a fare fuori anche te, cavron!”. Il cow boy guardò negli occhi lo sceriffo come per chiedersi cosa dovevano fare, il giovane Mike aveva gli occhi spalancati, colmi di rabbia e terrore. Così essi non poterono vedere che codesto fuciliere fece fermare il carro poco prima dell’ufficio e con scioltezza vi scese rivelando un fisico tutt’altro che atletico: era basso e grasso, sudatissimo ma al contempo calmo perché sapeva che quel che contava era il suo fucile, che per quei tempi e quei posti era un’arma potentissima. Ci fu ancora silenzio, ma non più quello calmo della solita Clayton, bensì quello nervoso e falsamente quieto che sappiamo tutti cosa procede. Il cow boy fece cenno col pollice che ci avrebbe pensato lui: di scatto uscì dal riparo, estrasse la pistola ma fu colpito, colpito in faccia senza pietà. Così sbatté violentemente contro la porta dell’ufficio, cadendo sotto gli occhi dello sceriffo e del vice sceriffo, del padre e del figlio, dell’uomo e del ragazzo che videro in quel buco nella fronte la loro probabile fine che s’avvicinava. “Uscite da lì, codardi” disse con voce secca l’uomo sempre più vicino. Con uno sguardo fiero e pieno di speranza, il padre diede la sua grossa pistola in mano al figlio, lui non poteva usarla bene, ferito com’era. Il giovane Mike, con gli occhi azzurri e forse una vita davanti ancora da vivere appieno, prese l’arma impaurito, non aveva mai ucciso nessuno, anzi a dire il vero non aveva mai sparato a nessun essere umano. La mano tremava, fece un grosso respiro e si preparò al momento decisivo. Dito sul grilletto ed occhi spalancati, “onora il padre” si ripeteva nella testa. Quando sbucò fuori dal palo, non riuscì a sparare, l’arma s’inceppo e il losco fuciliere lo guardò sorridente. Un colpo, un rumore assurdo nel silenzio e un’altra vita finì, un’altra storia all’epilogo, altro lavoro per la gente del cielo. Ma non era la vita di Mike, già perché con quel sorriso sornione il fuciliere era caduto a terra trafitto da un proiettile del primo bandito atterrato che lì vicino, seppur in grave condizioni era ancora abbastanza vivo da uccidere qualcuno. Il giovane Mike tutto contento corse verso di lui per ringraziarlo chiedendoli poi come stava. “Non c’è tanto da fare, giovane” disse col ghigno sofferente. Mike allora parlò velocemente come per farsi sentire prima che la sabbia nella clessidra della sua vita terminasse: “Ma tu sei un bandito? cioé insomma mi hai salvato eppure sei un criminale io non capisco…questo”; “questo è il West, Ragazzo!” disse premendosi la ferita al petto come per evitare che il sangue smettesse di sgorgare, ma era tutto inutile, pochi istanti dopo anch’egli chiuse gli occhi per andare nel sonno eterno. Un ultimo sparo ancora verso l’autista del carro che stava cercando di andarsene, così morirono entrambi. Lì per lì Mike si commosse, poi si ricordò che anche il padre era ferito e allora accorse da lui. Nel breve tragitto constatò che il fuciliere era proprio morto, quel farabutto.
“Caro vice sceriffo mi sa che tra poco non sarai più solo vice!” disse lo sceriffo al figlio con un mezzo sorriso e gli occhi un po’ socchiusi. Mike non voleva crederci, “qualcosa si può di certo fare, dovremmo chiamare il medico” esclamò tentando una medicazione improvvisata. “Oh, ahi! non schiacciare la ferita, è il modo più stupido per curarmi. Piuttosto prendimi un po’ di whisky, non lo vedi che non è niente di che? Veramente pensi che mi basti così poco per morire? Guarda che Clayton non li sceglie a caso gli sceriffi!” Mike sorridente scappò a prendere il whisky. “Oh insomma quel whisky che ho bevuto ieri sera non riesci proprio a trovarlo!” “Eccolo qua” Rispose Mike porgendoglielo in mano. “Non so che diavolo sia successo e soprattutto perché” disse il padre bevendo e osservando la scena della battaglia. “Però vedi, l’importante è che siamo salvi, no?” “sì, sì, beh, avrei preferito capire chi fossero i buoni e icattivi o insomma chi aveva ragione…”; il padre scrollò le spalle per poi buttarsi un po’ del whisky sulla ferita. Divenne rosso da far paura, si tolse il cappello talla testa per porselo davanti alla bocca come per imprecarci dentro. Nel frattempo il roccioso sole di Clayton stava tramontando e il silenzio s’accompagnò ad un venticello che annunciava il giungere della sera. “Beh figliolo” disse lo sceriffo rialzandosi con calma e dolore; “Nella vita non è troppo importante chi ha ragione, chi ha iniziato e via dicendo. Nella vita è importantissimo sopravvivere, il resto sono tutte chiacchiere. A proposito mi ridaresti la pistola? Mi sa che devi farci ancora un po’ di pratica”. Il giovane, ancora desolato per il grossolano errore riconsegnò la pistola al padre. “Oh quasi dimenticavo, prima di cenare bisogna ripulire tutto questo macello, altrimenti sai che lamentele! Povero barista, ha perso la vita per una sciocchezza, non dovrebbe essere così, è ingiusto” “molto, molto ingiusto!” concluse il figlio. Con un po’ di rigetto e straniamento i due raccolsero i cadaveri distribuendoli dentro il carro vuoto ripromettendosi che li avrebbero sotterrati il giorno dopo. “Che mangiamo stasera?” chiese il padre tentando di tornare spensierato “la minestra, penso” rispose sconsolato il figlio. Chiuso l’ufficio tornarono a casa, sempre lì vicino, sempre nella silenziosa Clayton Crik. Mangiata la minestra, Mike era sul punto di sfidare a carte il padre che però disse: “Prima di mescolare le carte godiamoci quest’attimo, sì, questo momento. Il silenzio e la tranquillità, prima le detestavi, ora scommetto un po’ meno… Ah la calma! Non è mai troppa!”.



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Racconto scritto il 06/07/2020 - 15:54
Da Paolo Magomma
Letta n.126 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Wow grazie di cuore a tutti, avete davvero capito il senso e le tematiche del racconto in un ambientazione tanto storica quanto difficile da costruire ma i vostri apprezzamenti sono fonte d'ispirazione, grazie ancora

Paolo Magomma 07/07/2020 - 21:27

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Un bel racconto avvincente sul "Far West" molto scorrevole e interessante dall'inizio alla fine. L'ho trovato un racconto originale!

Maria Luisa Bandiera 07/07/2020 - 07:59

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Belli i racconti del Far Eest! Mi è piaciuto. Complimenti Paolo.

Moreno Maurutto 06/07/2020 - 20:05

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Nella vita sovente non si sa davvero chi siano i buoni o i cattivi e troppe cose non hanno senso e in un attimo si può morire anche stupidamente.
Racconto ben scritto e che tratta temi interessanti!

Anna Maria Foglia 06/07/2020 - 17:47

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Mi ci voleva proprio questo inno alla calma. Grazie e complimenti.

Ernesto D’Onise 06/07/2020 - 16:26

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