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Tra i fondali glabri s’intona un canto di speranza,
è la voce del passato che si insinua nel presente,
aironi cenerini svolazzano come maiali in un truogolo,
senti il freddo dell’acciaio che chiude la morsa.


Ci sono passi fatti all’indietro che carpiscono i segreti
e lenti anelli di sabbia che scorrono in una clessidra.
Abbi il coraggio di pulirti le mani da quell’andare
e rinnova il voto di perfezione che hai sottoscritto.


Ora non ci sono più chiazze d’olio sull’asfalto bagnato,
solo tracce mnemoniche di accadimenti ormai scoloriti.
Tracce inutili, tracce perdute, tracce infinitesimali.
Affacciandoti alla finestra il tuo viso si incolla al vetro.


Senti il frullio di queste ali di uccelli e la voce rotta in pianto
dei bambini lasciati a se stessi,
senti il lento calibrare di un proiettile nella canna
e il bruciare sulla pelle di un segno distintivo.


Ancora un po’ di fiato per arrivare di là,
per giungere all’apice del sentimento
e poter guardare il passato con occhi nuovi
come se non fosse già presente.




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Poesia scritta il 04/02/2017 - 15:04
Da Giulio Soro
Letta n.1374 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


poesia bellissima complessa e compressa molto bella 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 04/02/2017 - 17:57

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