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Falce nella notte

Il cervo


“Si torse nelle rocce,
del rosso flesse al picco.
Maree e scogli elevarono sabbie
e terre emersero dal sud”


Il pianto dell'ora parlò al vento
e scrosci appesi all'orizzonte
spensero l'umana frivolezza.
Rosa nel nero
e freddo tepore
accolsero l'iride del cielo.


Andavo così
nutrendomi di me nell'incosciente libro dei sogni.
Andavo attraversando ripide visioni
e pianeggianti certezze.
Andavo negli interrogativi
cercando loro improbabili sostantivi.


“Ti guardo falce della notte
mentre ti disegni sull'erto,
mentre l'eco del silenzio
mi chiama,
mentre un pensiero
nello spento giorno ama”


Sono carezza di neve
nella stanca sera,
son ghiaccio nelle mani
son morte viva
nell'ombra che scende.
Passo nel disperso passo
e del corpo sento il masso.
Urlo alla valle parole mute
ed echi rispondono alle solitudini.
Ti guardo ancora nell'immagine del solco,
nelle vibrazioni dei monti,
nelle orme d'un cervo
nel cadere vecchio d'un secco ramo.
Allora son ramo,
son roccia,
dolce fiocco,
passo e ombra.
Son cervo perso
e nel bosco del mio rimpianto
lascio sola traccia
in bianco manto.




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Poesia scritta il 04/11/2021 - 21:16
Da Jean Charles G.
Letta n.484 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


E' un capolavoro... sono senza parole.
Complimenti, Poeta!

Marina Assanti 05/04/2022 - 17:53

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MOlto bella e molto apprezzata.

Maria Luisa Bandiera 05/11/2021 - 08:54

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