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Storia sconnessa con tanto di gatto.

Tifone Fasullo non sempre poteva permettersi di essere divisivo.
Trsmetteva le sue sembianze tramite crogioli di biciclette che si seccavano al sole della primavera scandinava.
Ottaviano Sesterzo aveva sei cani da slitta ma abitava in Liguria e non aveva modo di usarli.
Suonò il telefono.
Erano anni che Pasquala Trifolata non dedicava mezz'ora a se stessa, impegnata com'era nel dividere sassi tra preti.
Ormai la sera stava arrivando e Trino Distratto era solo a metà del cammino.
Erano sei anni che Adele Lapalla non riusciva a convincere Trine Marzana ad avere un meeting decente.
Stillo Pertugio nel frattempo era sempre riuscito a scappare alla polizia, aveva anche una zia, ma erano tempi irrequieti e non ci si poteva certo fermare ai nessi o ai massi.
Gli anni passavano allegri e scanzonati nella valle del fiume Cannolo.
Miriana Lapiastra aveva una storia con certi personaggi inqietanti che tali dovevano restare, solo che il maresciallo pareva avesse capito qualcosa.
Era tempo di agire.
Partirono in settanta, tornarono in tredici, solo che a tavola non vi erano posti in piedi.
Decisero all'unisono di prendere la metro, era sicuramente la cosa migliore da fare.
Era buio quel mattino ed il gatto con gli stivali si era serenamente rotto le scatole di raccontare sempre la stessa storia.
Lo stambecco Gaspardo aveva fame.
Erano tempi di guerra e non è che vi fosse molto cibo nella lande desolate di Parigi.
Irma la dolce non ne poteva più.
Arnulfo non poteva o forse non voleva.
Fatto stà che alla fine decisero di non continuare.
Questo poteva essere un problema ma erano anni che Pasquala Trifolata non dedicava mezz'ora a se stessa e fu per questo che Carlo Crocco le sparò.
Arrivarono in trecento ma ne rimasero sette.
Ed in mezzo a tutto questo casino l'ispettore Pennazzio, che aveva pure perso il gatto, cercava di capire chi era l'assassino.
Intando a Londra qualcuno sapeva, mentre a Poggibonsi nessuno sospettava.
A Bologna erano certi.
A Modena cuocevano piadine senza soluzione di continuità.
L'ispettaore Pennazio intanto cercava il gatto, alle tre del mattino, per le vie di torino.
Il gatto era libero e felice ed era certo che mai si sarebbe fatto trovare da quel pirla di Pennazio.
Forse la sua vita di randagio sarebbe stata più complicata ma sicuramente più serena.
Alfio Ridotto era stato licenziato e per questo era furente.
Non capiva perchè proprio lui che non aveva mai fatto niente di niente doveva subire quell'iniquo trattamento.
Forse sparare era stata l'unica scelta possibile.
Peccato che invece di centrare Liberato Sconcio, ovvero il suo capo, aveva ammazzato un povero gatto che passava di li per caso.
Forse era il gatto di Pennazio, forse no, comunque sempre meglio per i gatti evitare le sparatorie.
Questo pensava il Dottor Stropiccio, medico legale, mentre sezionava il gatto per estrarre la pallottola.
Alla fine comunque non si era fatto male quasi nessuno, se si escludeva il povero gatto, morto per un tragico errore e Pasquala Trifolata, uccisa da Carlo Crocco, perchè erano troppi anni che non dedicava del tempo a se stessa.
L'ispettore Pennazio chiuse l'indagine della morte di Pasquala Trifolata come irrisolto.
Carlo Crocco trovò il gatto dell'ispettore Pennazio e, colto dal rimorso, si dileguò piangente nella notte.



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Racconto scritto il 23/03/2022 - 15:58
Da Pierfranco Bertello
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