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Lamia

E' la nona di Beethoven e la mano di lei, come una cioccolata calda che sgorga dalla tazza, sfiora i miei pantaloni.
Osservo come ogni piega si rilassa e smette di resistere alle antiche tradizioni cristiane.
E' il momento più intimo quello in cui due corpi iniziano a conoscersi.
-Lasciati scoprire- dice.
-Il tuo corpo è una bellissima opera d'arte-continua.
Provo una sensazione di fiori appena nati.
Il calore dirige.
Ogni vita emana differente energia, ciascuno di noi è una sinfonia differente che bagna di sé quel che circonda.
Adesso lei è più vicina, e la nona incalza, Beethoven sa essere duro.
Ma anche io.
-Perchè mi fai questo?- Le chiedo.
-Perchè sono una Lamia-
Che significa?


Beethoven rallenta, ed io sprofondo sul sofà senza più certezze, e lei può invadere completamente il mio mondo per qualche secondo.
Beethoven lascia andare i cavalli che iniziano a correre sui prati verdi della Scozia.
Io guardo il cielo dell'antica Grecia, ricco di stelle.
-Zeus ed Era ne hanno create di leggende, un amore tormentato, si può dire che hanno vissuto davvero, ma sulla pelle dei comuni mortali.
Sulla pelle dei comuni mortali?- chiedo a Lamia, regina di Libia.
Il suo corpo è caldo ma non umano.
Non più.E' in estasi, gode e piange, sorride e si dispera nel ricordo di un peccato.
Come un serpente mi avvolge e mi stritola nel mio di peccato.
Lussuria e gelosia.
Tradimenti
Amore.
Passioni.
Beethoven è nel punto più alto del suo orgasmo.
Ma anche io.
Lo era anche Zeus?
La nona giunge al termine.
Ma anche io.
La Lamia scappa via, metà donna, metà mostro.
Resto io ed una ragazza nuda sul letto.
I corpi smettono di essere liquido unito.
Mercurio, acqua, olio minerale.
Si torna immiscibili.
Il suo corpo è libero ma condannato.
Gli ormoni allentano la presa, ma la passione è ancora calda.
-Eppure sembra morta- dico ad alta voce.
I cavalli tornano nelle stalle ma ancora scalciano.
Tutto è così incompleto mentre il cerchio si chiude.
E' la nostra condizione e forse anche quella degli dei:
Felicemente, dannatamente,incompiuti.
Beethoven saluta l'orchestra.
Io indosso i miei indumenti e mi avvio alla porta d'ingresso.
Ma lei è ancora viva? Rifletto dubbioso.
Sull'uscio mi volto, la osservo.
Apre gli occhi e con questi parla:
-Resta, ti prego-
Mi volto ancora e chiudo la porta alle mie spalle.
Respira.




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Opera scritta il 11/10/2017 - 12:02
Da Bruno Gais
Letta n.1309 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie mille per le belle parole. Un saluto :)

Bruno Gais 12/10/2017 - 19:57

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Grande Bruno...piaciuta molto. Forse una delle cose più originali che ho letto, e mi pare scritta anche bene, al contrario di quanto affermi nel tuo profilo. Un saluto.

GianMaria Agosti 12/10/2017 - 11:03

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