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Morte acerba

Acerba morte


La pargoletta mano ,
che anelava alla vita,
pien di grazia di fanciullesca viva ,
ben ghiotta di toccar
i fiori della novella
stagion che arriva
or e' fredda la nuda terra la serra.
Gli occhi vispi al ciel rivolti e alla madre festante,
son chuusi in un sonno
che non da veglia.
Il cor malconcio in petto avea
isperando in Dio,
e nel destin beffardo
che dell 'om si prende in ballo
del suo venire ,
strinse la spe ,mavolse ma a mala sorte.
Non piu batte il cuor nero guasto offeso.
La mani giunte al sommo arcano,
fattor di stelle e del creato,
madre la parol sono vane
se cola' ove
tutto si puote non si vole il buon fato.
Quinci peria il fanciulletto
pria che la vita
avesse preso a petto.
Morir non si vuole
ma ancor piu'
crudo se coglie madre morte ' il figlioletto.
Si chiude il breve passo tra terra e cielo,
ma ispera ognun
che di te ebbe novella possa
il giovanil pie' correr
ove mai dissecca l 'erba.


Corrado cioci



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Poesia scritta il 28/02/2026 - 22:59
Da corrado cioci
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