Certe pagine restano
Sedersi allo scrittoio negli ultimi tre anni per D. era stato come confrontarsi con i suoi più cupi pensieri, e lasciarli sulla carta quando si facevano troppo pesanti.
Poi come un fulmine che annienta ogni cosa e permette di ricominciare, era arrivata lei che gli aveva allungato la sua mano.
L'aveva presa D. senza provare paura, ma lei non lo aveva tenuto con sé.
È tornato allo scrittoio D. ,ma quei pensieri ora non vogliono rimanere sul foglio.
(dall’altra estremità di un pensiero)
Era tornato allo scrittoio, sì, D.
Indossava di nuovo il suo cappello.
Il fumo usciva dalla bocca, la sigaretta lo faceva tossire e riempiva l' aria di nebbia e nostalgia.
I pensieri martellavano nel suo petto, i suoi occhi erano incapaci di piangere.
Nel foglio, le lacrime d' inchiostro accompagnavano le sue notti.
D. scriveva pensando che era di nuovo solo, ma non sapeva che da lontano una figura vedeva la sua nebbia. L' aveva sempre vista la sua solitudine e ora che non si parlavano più, lei lo abbracciava nel silenzio.
Ci sarebbe sempre stata, come una luce che filtra dalla finestra e illumina le sue mani in carezze.
Ci sarebbe stata nella sua lacrima d' inchiostro profumandola di calore e protezione.
(epilogo fausto)
Ora lo aveva compreso D. ,certe pagine vanno scritte stringendo una mano senza lasciarla andare.
(cliffhanger)
Ora lo aveva compreso D. ,certe pagine vanno scritte stringendo una mano senza lasciarla andare… finché una carezza non scivola dalle dita.
(da Caldolana, M.D.Mastro)
Racconto scritto il 28/03/2026 - 05:57Voto: | su 1 votanti |
Complimenti!

Maria Luisa Bandiera
28/03/2026 - 07:49



