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MASTURBAZIONE MENTALE

(Il presente racconto l'ho scritto nel Maggio 2007 quando, la mia città, era invasa da una gravissima emergenza rifiuti)
********************************************************


Questa mattinata è molto soleggiata.


Mancano un paio di minuti al suono della prima campana.


Tentenno ma non riesco a varcare l'uscio della scuola e, con me, un gruppetto di amici, compagni di classe.


Uno sguardo per capire la nostra comune intenzione: "evadere", almeno oggi, da quel desolante edificio.


Ci incamminiamo verso via Toledo, in tre (gli altri non so dove si sono diretti), io, Daniele e Fabio, e, la strada, è pulita, lucente come il salone di una reggia; né una cicca né una foglia secca deturpa l'asfalto.


C'e molta gente ingioiellata e diamantata a fare compere o, semplicemente, a godersi una splendida giornata e ci si saluta tra noi, strano ma, senza conoscersi, ci salutiamo, tutti, per condividere, forse, la serenità, la gioia e la fortuna di essere napoletani e di vivere in una delle città più belle del mondo.


Eccoci giunti nella Galleria Umberto I, ci siamo seduti al tavolino di un bar e, prima che arrivasse il cameriere, si avvicinano tre splendide ragazze (siamo in molti, questo dì, a marinare la scuola, presumo) e ci chiedono qualche sigaretta.


"Non solo sigarette ma gelati o consumazione a scelta se gradite trattenervi con noi" risponde Daniele, quello che, tra noi, più sa farci con le donne.


L'invito è accettato senza ulteriori insistenze dalle tre "bonazze" e Daniele, anche se molto giovane, ci dimostra, per l'ennesima volta, la sua arte e il suo talento raffinato di grande "puttaniere".


E lì, a quel tavolo, abbiamo consumato caffè, cornetti, gelati, sigarette e anche un "pochino" di alcool perché, sicuri, che le ragazze avessero "ricambiato", in modi diversi, più tardi, la nostra "ospitalità".


Pagato il conto, da perfetti cavalieri, esonerando, ovviamente, "il gentil sesso", passeggiamo, tutti insieme, lungo Via Roma e, nel frattempo, tra passanti felici e gioiosi, ci si continua a salutare e sorridere.


Si respira un'aria sana, pura e, ad ogni pochi metri, ci sono degli enormi posacenere.

Ed ecco perché il suolo è perfettamente pulito come l'atrio di un albergo extra lusso.


A proposito di albergo, percorrendo Via Roma, in piacevole compagnia delle nuove conosciute, ancora una volta il buon Daniele, scorge una grossa insegna nei pressi di un portoncino abbastanza curato: "Pensione Milano".


(Che gioco di parole: in via Roma, a Napoli, una pensione Milano).


E già, una pensione (Milano, Torino o comunque si chiami), fa proprio al caso nostro, desta la nostra attenzione come "il cacio sui maccheroni", ed è, inoltre, interna, non comunicante sulla via principale e quindi abbastanza economica, e il tutto viene capito, ancora una volta, con un semplice e veloce sguardo.


Daniele, d'altronde, non riesce più a trattenersi, si affretta, ci sollecita e ci spiega, questa volta a voce ma a dovuta e a discreta distanza dalle ragazze: meglio che, queste ultime, "ricambiassero" al più presto perché, il tempo, spesso, crea scomodi inconvenienti (come la telefonata di un genitore che impone un urgente ritorno a casa ad una delle tre, ad esempio).


E, tra una risata, un sorriso e infiniti saluti con i passanti, varchiamo il portoncino.


L'addetto alla "reception" ci informa la momentanea indisponibilità di più camere e, al momento, si trova libera una sola camera doppia.


Ma si, non si deve perdere altro tempo e Daniele è stato chiaro su questo.


Non si può rifiutare con il rischio di un secondo fallimento altrove.


Inoltre " l'arte di arrangiarsi" è tipicamente per partenopei e, noi, come tali, non possiamo rinnegarla.


"Affare fatto per una camera doppia".


Lungo la scala che conduce alla stanza n°200, quella assegnatoci, al secondo piano dell'edificio, la ragazza bionda e riccioluta, Clara, a mio parere la più carina, la più "formosa", la più vivace e intelligente delle tre, curiosa di conoscere la mia età, con una tenerezza incomparabile, infilando dolcemente la sua mano nella tasca posteriore del mio jeans, pone la domanda.


"Diciannove a Giugno", rispondo.


"Io invece diciotto … Compiti ieri" fa lei, stringendo l'altra sua mano nella mia.


E mentre il mio indice di gradimento, verso Clara, sale a ritmo vertiginoso quasi come se mi stessi bruscamente e pazzamente innamorando di lei, siamo entrati nella stanza, n°200, tutt'insieme, come sempre.


Fabio, stappa una bottiglia di spumante comprata non so dove e non so quando ed io, leggermente frastornato dall'euforia di quel brindisi, dal caos, dai caffè, da quel "pochino" di alcool bevuto poco prima e dalle sempre più trasgressive effusioni della divina Clara, approfitto che, tutti, sono intenti a bere e fumare intorno ad una scrivania sotto la finestra, mi adagio sul letto e chiudo, per pochi attimi, gli occhi.


Mi sento scuotere, sento esclamare ripetutamente il mio nome

"Oh no, lasciami riposare ancora un minuto, ti prego Clara ", sussurro.


La voce si fa più forte: "ma quale minuto, sono le otto del mattino, adesso farai ritardo a lavoro ma è da parecchio che sto provando a svegliarti … E poi quale Clara, chi è questa Clara?


Apro gli occhi, mi sento sempre più frastornato e confuso …
Non capisco chi è questa donna che mi rimprovera e che mi offre una tazzina di caffè che ha tra le mani.


Non è Clara.


Ha qualche anno in più, molti anni in più di Clara


"No, ancora caffè, basta!" lamento, e lei, ormai arrabbiatissima:


"ti sei rincoglionito? Hai improvvisamente detestato il caffè? Ora vuoi alzarti da questo letto e prepararti per andare a lavoro?"


Come un automa e senza collegare il cervello riesco a rimettermi in piedi, girovago per le stanze finché, trovato il bagno, guardo assonnato lo specchio e mi domando


"costui ha diciannove anni a Giugno? Non è possibile, cosa mi sta succedendo".


Grido alla donna rimasta di fuori: "Ho diciannove anni a Giugno io?".


"Si … Quarantanove a Giugno", risponde lei, sempre più adirata.


Sento ancora caos, voci e urla maschili scherzose provenire da altre stanze, rimprovero: "Daniele, Fabio, la smettete di fare casino che mi scoppia la testa?".


Apro il rubinetto della doccia, mi infilo nell cabina, l'acqua è gelata ma non me ne frega più di tanto e lì, miracolosamente, comincio a riprendere conoscenza, mi ricompongo, metto a fuoco le persone presenti nella casa:
la donna, adirata sia per il mio "delirio" e sia per il cambio improvviso del nome anagrafico attribuitole, è mia moglie; i ragazzi scherzosi, dall'altra camera, sono i miei figli e quell'uomo, quel "costui" assonnato allo specchio, eh si, è il sottoscritto, già, quarantanovenne o quasi.


Mi faccio la barba, mi profumo, consumo la tazzina di caffè, ancora tra le mani di mia moglie, scendo in garage, entro in macchina e mi dirigo al lavoro, o meglio, la mia auto, che ormai conosce bene la strada, mi dirige al lavoro.


Lungo il percorso non ci sono persone né ingioiellate né, tantomeno, diamantate, sono spoglie, con abiti trasandati, non sorridono, non salutano e non ci si saluta, corrono, si affrettano, nervosamente, sembrano agitate.


Lungo il percorso non vedo più i posacenere e l'asfalto non è lucente come il salone di una reggia, tutt'altro, è un tappeto, ma un "tappeto" di cicche e immondizia varia.


Ai bordi del "tappeto" una muraglia montuosa di rifiuti …
Più che in una città, in una strada, in una via, urbana o extraurbana che sia, sembra di trovarmi in un viaggio fantastico e tridimensionale all'interno di una interminabile discarica.


Si respira un'aria malsana, un puzzo intenso e, questi particolari, mi riportano a tristi ricordi, ad una notizia risentita e ripetuta da sempre e da tempo in TV, in radio, sui quotidiani:

"l'emergenza rifiuti"


Si, si è discusso molto su questo argomento ma non mi sovviene dove.


Non è certo qui, a Napoli che, appena" ieri", o meglio "qualche ora fa", ho constatato, personalmente, una città pulita, lucente e né una cicca né una foglia secca deturpa l'asfalto.


Ok, ora è tutto chiaro, ho risolto: sto sognando.


Tra poco mi sveglio e mi ritrovo con Clara (completeremo il nostro "sospeso") e i miei amici.


Non è stato Ok, non è stato chiaro, non è stato risolto e, forse, non stavo sognando (ma di questo non ne sono ancora convinto) … perché è trascorsa una settimana, un mese, un anno ma non sono riuscito a "svegliarmi".


Quotidianamente continuo a ripercorrere "il tappeto di cicche e immondizia varia" per recarmi al lavoro.


Ho rinominata, col suo vero nome, mia moglie e con lei ho chiarito il mio presunto "delirio" causa di una indigestione e di un forte mal di testa avuto durante la notte e, nel giro di pochi giorni, la sua ira è svanita e, oggi, godiamo un ottimo rapporto reciproco.


E Clara? Daniele? Fabio?


Li ho cercati, per molto tempo e ancora li cerco, nella mia mente, nelle mia rubrica telefonica, nei miei ricordi presenti o passati.


Ma di loro nessuna traccia, nessun indizio.


La storia, l'amicizia, e quelle poche ore trascorse insieme con serenità, allegria, affiatamento e generosità reciproca, che si chiami sogno o che si chiami incubo o che si chiami realtà, è, e permane, un incantevole ricordo indelebile nella mia mente, una fantastica esperienza cui, comunque, è valsa la pena di vivere.


E la mia vita (di sogno, di incubo o di realtà, non lo so più), continua …


Spesso, però, mi ritrovo molto malinconico per essermi allontanato definitivamente, me malgrado, dai miei amici e dalla solare e unica Clara, sfumata solo pochi secondi dopo l'entrata in quella stanza d'albergo, si, pochi secondi dopo


Il tempo è tiranno e Daniele, maestro dei puttanieri, lo sapeva, si affrettava, ci affrettava e ha provato a spiegarcelo molto bene.


Si, dovevo dare più peso alle parole di quello che, tra noi, più sapeva farci con le donne e, affrettandomi di più, magari a quel tavolino del bar in Galleria, sarei riuscito a recuperare un bel mucchietto di minuti tutti per Clara e al nostro intimo "sospeso" in quella indimenticabile camera n°200 al secondo piano di un edificio nella zona centrale di una Napoli pulita e splendente come il salone di una reggia.




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Racconto scritto il 18/08/2018 - 13:34
Da Cesare De Cicco
Letta n.89 volte.
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