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IL DUCA ED ISABELLA

IL DUCA ED ISABELLA


le tempie gli pulsavano. Aveva appena ricevuto una notizia molto importante e gravosa. Si scostò dalla scrivania e andò alla finestra. Il suo studio privato era al secondo piano della sua dimora e godeva di una buona vista sui giardini. Strinse i pugni. A quanto pareva suo zio, il duca di Pudsey era deceduto. Per cui ora il titolo spettava ad egli, con tutti gli oneri del casa. Disgraziatamente il vecchio duca non aveva eredi, ma lasciava tre figlie. Dannazione! Sapeva fin troppo bene quello che ci si aspettava da lui. E sapeva altrettanto bene di non volerlo fare. Duca. Quel titolo faceva uno strano effetto. Aveva sempre saputo che gli sarebbe spettato prima o poi, eppure ora che era un a circostanza reale era diverso. Certo quel titolo gli avrebbe portato molto potere, ma comportava delle responsabilità e nascondeva delle insidie. Il matrimonio rientrava tra queste. E così era al punto di partenza: le sue cugine. Non si poteva voltare le spalle alla famiglia! Aveva bisogno del brandy. Suonò. Un lacchè accorse alla sua chiamata, recando seco il suo liquore. Lo versò e sparì. Bevve un sorso. C'erano molte cosa da fare. Innanzitutto rispondere alla lettera e poi organizzare il viaggio. Immaginava che avrebbe dovuto prendere in mano molte questioni d'ora in poi e non poteva rimandare l'inevitabile.


Il viaggio era stato assai tedioso, e le strade si erano rivelate polverose e accidentate. Era irritato. Fortunatamente quella tortura era giunta al termine. Attese che un valletto gli aprisse lo sportello e scese dalla carrozza. Si guardò intorno, la facciata della casa era alquanto mal ridotta, e questo non gli faceva presagire nulla di buono. Perse mentalmente nota delle migliorie che avrebbe dovuto comunicare al suo amministratore. E senza indugiare oltre, bussò,ben sapendo di essere atteso. Quella ora era casa sua. Gli aprì un vecchio maggiordomo che con deferenza lo scortò nell'atrio e poi in un salottino. Avrebbe voluto rinfrescarsi prima, ma a quanto pareva le sue cugine avevano altro in mente. Strinse i pugni, entrando quasi a passo di carica nella stanza. Non si fermò fin quando non fu presso il camino, poi si voltò verso le tre donne. Due, che erano sedute sul divanetto erano saltate in piedi, al suo ingresso, la terza, sedeva più distante, in un angolo e ancora non aveva alzato gli occhi a guardarlo.
<<Cugino, sono Emily, vi ricordate di me?>> Lui si voltò a guardare la donna che si era avvicinata facendogli una vistosa riverenza. Ridicola.
<<Certamente, siete.....>> La maggiore? Quella di mezzo? La minore lo escludeva, ma non ricordava.
<<La maggiore. Gradireste un rinfresco? Del cibo?>> Chiese, sbattendo le ciglia. Cielo, com'era fastidiosa! L'altra sorella, gli si avvicinò, con uno sguardo trionfante. Si esibì in una riverenza, se possibile, ancor più vistosa dell'altra.
<<Vostra grazia, sono vostra cugina Ann. Gradite del liquore? Gli uomini apprezzano sempre un buon liquore.>>
<<Non bevo mai, prima di colazione. >> Disse duro. Non capivano che lo infastidivano?
<<Oh, cugino, e per quanto volete che vi sia servita la colazione?>> Intervenne Emily.
<<sarò io ad avvisare la cuoca, cosa gradireste?>> S'intromise la seconda. Dannazione! Aveva mal di testa! La terza ragazza, ancora non si era mossa. Paventava, il momento che gli si sarebbe avvicinata.
<<Il mio cameriere personale, si sarà già occupato di tutto.>> Disse bruscamente.
<<Sì, sì...era prevedibile. Cosa potrei fare per voi?>> Disse ancora Emily. Tacere!
<<Ditemi. Quella ragazza, è l'altra vostra sorella?.>>
<<Sì. Isabella.>>
<<Isabella? Che nome insolito.>>
<<sì. Papà l'ha trovato in un ...libro.>> L'ultima parola fu pronunciata quasi con disprezzo. Non amava le donne che leggevano, ma tanta repulsione era eccessiva.
<<Potreste avvicinarvi?>> Chiese, altezzoso, rivolgendosi alla ragazza.
<<Ben arrivato vostra grazia.>> Disse a bassa voce, esibendosi in una compita riverenza.
<<Bene, ora che le presentazioni sono chiuse, vorrei porgere a tutte le mie condoglianze.>>
<<Vi ringrazio, vostra grazia.>> Disse Isabella, abbassando gli occhi, mentre le maggiori si portavano i fazzoletti agli occhi. Eppure di lacrime non ne aveva vedute.
<<Oh cugino, non potete capire quale grande dolore!.>> Disse Emily singhiozzando vistosamente, troppo vistosamente.
<<Capisco, capisco.>> Disse. Poi con fare sicuro. << È il momento che prenda visione della mia stanza.>>
<<Certo, certo...>> Disse Ann, cogliendo l'occasione per mettersi in mostra.


Era lì da pochi giorni, e già voleva scappare. C'erano molte faccende di cui occuparsi, talune piuttosto spinose. Quella era sempre la casa di un uomo non maritato, e certo le cugine, lì non potevano restare, né lui poteva scacciarle. L'unica soluzione era trovare un marito alle ragazze, ma sapeva anche cosa ci si aspettava da lui. Doveva sposarne una. Rabbrividì. Era impensabile. Ma era una decisione di buon senso. Sposandone una, avrebbe trovato poi con calma i possibili pretendenti per le altre due, poiché i motivi di scandalo sarebbero decaduti. Cominciò a percorrere il viale di gran lena, aveva bisogni di schiarirsi le idee. Non era affatto una decisione semplice. Ma era una decisione da prendere. Una decisione che gli avrebbe cambiato la vita, non necessariamente in meglio. Forse avrebbe fatto meglio ad uscire a cavallo. Passeggiare non era certo un'attività virile e per di più non gli stava giovando molto. Anzi, per lo più stava accrescendo le sue emicranie. Si mosse verso la casa, tanto valeva rifugiarsi in biblioteca, sarebbe uscito a cavallo, dopo la seconda colazione, si disse. Già pregustava la penombra della biblioteca deserta, ma quando entrò nella stanza, si avvide che per quanto fosse in penombra e silenziosa, non era affatto vuota. Seguendo un impulso si avvicinò ad Isabella. Era tanto immersa nella lettura, da on avvedersi subito della sua presenza.
<<Oh, vostra grazia! Vi lascio subito la biblioteca.>> Gli disse a basa voce, un po' imbarazzata, mentre metteva via il libro e si sedeva più composta. Fece per alzarsi, ma egli la bloccò con un gesto. Sedette sulla poltrona di fronte.
<<Vi prego, restate un poco.>> Le disse. Stupendosi per primo di quella richiesta.
<<Se a vostra grazia aggrada, rimarrò.>> Gli rispose con un sorriso. Ella lo incuriosiva, tra le tre era la più silenziosa e riservata, quella che meno si metteva in mostra. Chissà se era davvero così, oppure era un tranello? Cosa avrebbe fatto se le avesse dato l'occasione per brillare?
<<A quanto vedo, vi piace leggere.>> Osservò con garbo, preparandosi ad un'interminabile sequela di informazioni non richieste. Si era già pentito di aver fatto quell'osservazione.
<<Sì vostra grazia.>> Lo stupì lei. Dov'erano le chiacchiere inutili? E le moine?
<<E ditemi, amate anche i trattenimenti e i balli?>> Isabella lo guardò e poi abbassò gli occhi.
<<Non molto vostra grazia, almeno credo.>> Gli rispose. Era incuriosito.
<<Siete stata già presentata in società?>> Sapeva che non era una domanda da farsi in quel modo, ma era interessato a conoscerne la risposta. Molto interessato.
<<Non ancora, vostra grazia.>> Egli le sorrise enigmatico.
<<Comprendo. Immagino che non sogniate altro, allora.>> Disse conscio di quello che era una realtà incontrovertibile.
<<In verità, credo di esserne spaventata.>> Una donna spaventata del suo debutto? Quello sì che era interessante.
<<Spaventata? Non posso crederlo.>> Le disse.
<<Forse se la mamma fosse qui...>> Si lasciò sfuggire, bloccandosi subito. Che cosa singolare, era la prima volta che voleva ascoltare ciò che una donna diceva.
<<Ma ci sono le vostre sorelle, accanto a voi.>>
Ella non disse nulla, ma distolse lo sguardo.
<<Vogliamo parlare d'altro? Temo d'avervi rattristata.>> Ella arrossì.
<<Vostra grazia, siete molto buono, ma tempo di avervi annoiato fin troppo.>> Gli disse alzandosi. Egli la imitò era strano ma era la prima volta che gli costava prendere congedo da una donna. Cosa gli stava accadendo? Da quando Isabella era andata via i suoi pensieri avevano smesso di avere un ordine e faticava a concentrarsi, su quanto doveva. Perché? E per quale strano avvenimento avrebbe voluto continuare a conversare? Forse perché ella misurava le parole, e taceva spesso? O perché era così graziosa? Difficile dirlo. Scacciò quei pensieri, con un gesto deciso. Doveva pensare agli affari, e poi c'era sempre il problema di prendere moglie. Dannazione!


Isabella era tutta concentrata sul suo ricamo. Distrattamente ascoltava i discorsi delle sorelle sul nuovo duca, su quale di loro due avrebbe voluto in sposa. Poiché una doveva sceglierla per forza. Non erano discorsi che la riguardavano. Non era indifferente alla questione, e di sicuro non era indifferente al duca, ma molto difficilmente egli avrebbe diretto il proprio interesse verso di lei. Sperava solo che egli si rivelasse un buon tutore. Nei giorni trascorsi dal loro primo incontro in biblioteca, fino a quel momento aveva avuto altre occasioni di conversare con egli, e sua grazia si era mostrato un attento osservatore e un omo di eccezionale intelligenza. Chissà cosa sarebbe accaduto in futuro? Se egli avrebbe spostato una delle sorelle e poi ella stessa avesse trovato marito, di sicuro non avrebbero più potuto conversare come avevano fatto. Ma ella era sicura che per egli non sarebbe stato un problema. Era troppo diversa dalle altre donne, e di certo non poteva avere alcun fascino ed interesse agli occhi del duca. Eppure non poteva impedirsi di pensare a quanto le sorelle fossero poco adatte ad egli.


Era nervoso. Era in quella casa da alcune settimane, ormai ed era giunto il momento di prendere una decisione. Sarebbe partito tra tre giorni, e avrebbe fatto ritorno per il matrimonio. Sicuramente una cerimonia molto semplice, che avrebbe richiesto una licenza speciale, poiché le cugine erano in lutto. Una licenza che era sicuro di poter ottenere con facilità, ma restava ancora un problema: chi avrebbe dovuto sposare? Si mosse di scatto e andò alla scrivania. Emily? Sarebbe stata la scelta più ovvia, poiché era la maggiore, ma...rabbrividì. Era così ottusa e ridicolmente piena di sé! Credeva dia vere molto fascino, e anche molto spirito, e non perdeva occasione di sottolinearlo, peccato fosse assolutamente priva di tali doti, e parlasse troppo. In quanto all'aspetto, ammetteva che era curato, ma era decisamente...pacchiano. Sospirò. no. Non poteva sposarla. Non gli restava che portare l'attenzione su di Ann, la seconda. Non era punto il suo tipo, aveva una figura troppo vistosa, troppo appariscente, e i suoi modi erano allucinanti. Credeva di sapere tutto, e di essere sempre nella ragione, aveva una gran considerazione di sé, e della sua “grazia” da non avvedersi che ne era assolutamente priva. Se avesse sposato una di loro due, avrebbe avuto certo un gran da fare per correggerle e domare quel loro carattere agghiacciante. E disperava, di riuscire del tutto o anche solo in parte a farlo corrispondere ai propri voleri. Si mosse, nervoso, affacciandosi alla finestra. Isabella stava tornando dalla sua consueta passeggiata. La sua figura, minuta ed esile si muoveva con grazia. Era davvero bella. E cosa mirabile, non lo infastidiva mai. Sposarla? Era fuori questione, ella era davvero troppo giovane, coi suoi 16 anni e i suoi grandi occhi azzurri. Si era appena affacciata al mondo c'erano molte, troppe cose che ella ancora ignorava. Scosse la testa. In quei giorni aveva pensato molto a lei. Era la sola che sembrava comprenderlo e che cercava in tutti i modi di evitargli fastidi. Conversava con eleganza e dolcezza, non faceva nulla per mettersi in mostra, ma sapeva come comportarsi. E lui non aveva fatto fatica ad accorgersi delle sue qualità innate, così come si era accorto di non esserle indifferente. Era ben consapevole che il loro legame stesse crescendo, al punto da arrivare a chiedersi, se non fosse amore. Dal canto suo, era ormai certo di amarla, per questo voleva fare la cosa giusta per lei. Ma qual'era la scelta giusta? Ella alzò gli occhi e i loro sguardi s'incontrarono. Ella gli sorrise, e quel sorriso gli confermò quello che egli già sentiva. Ella lo ricambiava. Ma mai aveva cercato di avvicinarlo, o di screditare le sorelle, e questo gliela rese ancora più cara. Ormai aveva deciso! Ella aveva sicuramente molte cose da imparare ancora, ma sarebbe stato egli ad insegnargliele. Suonò, aveva bisogno del cavallo.


Isabella si era appena mutata d'abito, ed era scesa nella stanza da ricamo, per restare un poco in solitudine. Ma le sorelle erano lì. Sospirò. Sapeva bene quando odiassero il ricamo, ma sapeva altrettanto bene quanto tenessero alla considerazione del duca. Il duca. Egli le era talmente caro che il pensiero che avrebbe sposato una delle sorelle, le dilaniava il cuore. Ma non poteva farci nulla, si disse. Egli non poteva avere pensieri per ella.
Era così assorta, che anche se si accorse dell'entrata del maggiordomo, non comprese subito che era lì perché il duca l'aveva mandata a chiamare.


Era stato via un'ora. Appena tornato, aveva impiegato giusto il tempo di rimettersi in ordine, e si era recato in biblioteca. Ed ora era lì ad attendere. L'aveva fatta chiamare. Era nervoso, ma deciso nella sua scelta. La porta si aprì, ed Isabella entrò con la sua postura elegante. Si esibì in una piccola riverenza, e a lui strappò un sorriso. Finalmente era lì. Le sorrise, avvicinandosi alle poltrone, davanti al camino.
<<Venite, Isabella, ho da parlarvi.>> Disse in tono grave. Ella sedette compita. Le mani strette in grembo tradivano un certo nervosismo.
<<Sono pronta ad ascoltare, vostra grazia, quanto dovete dire.>> Disse a bassa voce.
<<E ad accettarlo?>> Chiese sedendole di fronte. Il cuore di Isabella mancò un battito.
<<Accettarlo?>> Chiese confusa ed impaurita. <<Se è quanto devo, immagino di sì.>> Disse, ma tremava.
<<Comprendo la vostra confusione. Lasciatemi dire che la scelta sarà solo vostra.>> Le disse gentile.
<<Ditemi pure quanto dovete.>> Disse ella.
<<Ho scelto, la donna che sposerò.>>> Il cuore di Isabella si fermò. Egli sorrise. <<Lasciatemi dire che l'unica donna tanto vicina, e cara al mio cuore, da indurmi a sposarla, siete voi Isabella.>> Disse con dolcezza, notando la sua confusione e il suo sgomento.
<<Io, vostra grazia?!?>>
<<Voi sola. Ora ditemi, vorreste divenire mia moglie?>> Ella lo guardò,, stava forse sognando?
<<Sì, con tutto il cuore.>>
<<Bene. Ho già sbrigato quanto dovevo, compresa una licenza speciale. Tra un mese, quando tornerò, sarete mia moglie.>>
<<L'attesa mi sembrerà eterna.>> Si lasciò sfuggire. Egli si alzò e le porse la mano, per farla alzare a sua volta.
<<Lo stesso vale per me.>> Disse. “Più di quanto possiate mai immaginare”, aggiunse mentalmente. Poi chinò il capo a cercare le sue labbra per suggellare quella promessa con un bacio.


Fine.




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Racconto scritto il 11/11/2018 - 09:42
Da Marirosa Tomaselli
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