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La vita dei silenzi

Non glielo avevo mai detto. Così come lui aveva fatto con me.
Parlammo di strade e incroci pericolosi, di costi e mutui insostenibili. Erano le case malandate ad attrarmi. Giorgio aveva capito che lì intravedevo qualcosa di buono da fare. L'agenzia immobiliare era tutta sua. Lui si divideva tra la scrivania dell'ufficio e le vie del centro storico, i palazzi rigati dall'umidità in periferia e le villette a un piano, al massimo due, al limitare delle strade di campagna.
Era il tratto tra la città e la collina quello che ancora non mi aveva mostrato. In alto rispetto alla prima e troppo in basso perché potesse vedere il fianco del colle scendere: un solco tracciato tra gli uliveti, fino ad allargarsi, un polmone tra i sentieri di terra battuta e il campanile volto ad ovest.
Non c'eravamo detti che c'era un piacere in più tra noi.
Nacque nella mia mente all'improvviso, vela si gonfia prima di capirne il vento. Il pensiero di lui, in me, mise gambe e braccia. Cercavo il silenzio per dargli la vita. Di giorno mi nascondevo negli angoli della casa. Nella notte coglievo gli intervalli del respiro di mio marito, per dare corpo alla sua voce.
Giorgio mi ha telefonato ieri, di prima mattina: «Sara, ho trovato la casa per te».
Con un colpo di tosse ho pulito la voce «Ciao Giorgio, quanta sicurezza».
Dal telefono ho sentito il suono della radio smorzarsi di colpo. Lui si trovava già in auto, stava mettendo in moto. Sapeva che sarei andata, ha aggiunto
«Dopo ti spiego. Ti aspetto nel posteggio di fronte alla stazione. Puoi salire con me, se vuoi».
Avevo già infilato gli stivali, quando ho risposto che dal parcheggio lo avrei seguito con la mia auto. Al punto di ritrovo ho fermato la macchina dietro di lui. Nello specchietto ho visto i suoi occhi dilatarsi. Ho pensato a un sorriso. Siamo partiti lasciando sulla sinistra la stazione, quando un cielo più chiaro ha messo in luce due biciclette legate con le catene a un segnale stradale.
La villetta distava da casa mia appena il tempo di ascoltare tre canzoni. Giorgio mi ha lasciato lo spazio per posteggiare di fronte al cancello. Scendendo ho abbottonato il cappotto prima che la tramontana mi prendesse la gola. Lui indossava un maglione nero e stringeva sotto il braccio alcune carte. Si è allungato verso il cancello, aprendolo verso l'interno. Mi ha ceduto il passo. Il giardino, chiuso in una rete di recinzione, soffocava sotto gli oleandri piegati verso la veranda, dopo tante piogge.
I fiori dell'estate, marciti, si erano ammassati intorno al portone d'ingresso, incorniciandolo.
Giorgio ha spalancato le persiane. Una luce fredda ha solcato l'odore di chiuso delle stanze.
«Vieni, usciamo sul retro dalla porta della cucina» mi ha teso la mano. Alzando lo sguardo verso il chiarore esterno, ho rifiutato. Gli ho dato le spalle. Da sola ho sceso lo scalino.
Il giardino sul retro era un rettangolo informe. Solo un muretto di pietre lo divideva dai campi ricoperti di brina. Un cane al di là di un recinto a pochi metri dal lato della casa, abbaiando ha nascosto un tremito nella voce di lui «Sara, ieri i proprietari mi hanno dato le chiavi e mi sono precipitato a vedere questa villetta. Sembrava interessante. Quando ho aperto la porta della cucina la prima cosa che mi ha colpito è stato quel muro» ha allentato la sciarpa stretta al collo «Sara, ti ho visto, eri lì seduta su quei sassi e mi parlavi spiegando che da quel punto, ogni sera, avresti potuto guardare il tramonto».
Giorgio mi ha sospinto di nuovo all'interno, chiudendo lo spazio della porta «Sto diventando matto?».
Nella piccola sala ha steso il mio cappotto sul divano, mi ha sfilato gli stivali.
Seduta l'ho guardato inginocchiarsi davanti a me. Ho dimenticato l'imbarazzo di una giornata senza trucco. Lento si è mosso nei perimetri del mio corpo. L'ho chiuso tra le braccia e ho stretto le gambe intorno alle sue. Come un nodo siamo scesi sul pavimento. Ci siamo leccati e succhiati. Attaccati fino a quando, bagnati l'uno dell'altra, ci siamo rovesciati, dando luce al nostro buio.
I muscoli morbidi hanno lasciato il tempo ai baci.
Le parole si sono intrecciate come le nostre vite. Ci sono sembrate belle. Ci avevano portato fino a lì. Le ore trascorse le abbiamo sentite all'improvviso quando il gelo ha iniziato a salire dai piedi. Un gatto entrato dalla cucina si era acciambellato sul suo maglione. Lasciando una traccia di pelo bianco se ne è andato indispettito dalle nostre risa.
La luce sfumava in un alone rosso che scaldava appena le finestre.
Ci rivestimmo a vicenda. Io chiusi le sue cerniere. Lui serrò i miei bottoni. Trattenemmo il respiro quando fu la volta del mio cappotto.
Sentii il rumore del traffico sulla strada provinciale. Era l'ora di punta.
Ci lasciammo sulla porta, quella d'ingresso.



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Racconto scritto il 07/02/2021 - 15:10
Da Grazia Giuliani
Letta n.306 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Un riconoscimento meritato per questo tuo racconto intriso di dolcezza e passione,
Una parentesi di vita, impreziosito da descrizioni di luoghi, emozioni e sensazioni che sei riuscita a farci vedere ed assaporare.
Molto, molto bello, cara Grazia...
Complimenti!

PAOLA SALZANO 07/03/2021 - 09:09

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Mi era proprio sfuggito questo gioiello di racconto...è intrigante ma nello stesso tempo di una delicatezza unica!
Ma che brava ...Grazia

barbara tascone 20/02/2021 - 14:46

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Mi unisco ai commenti di chi mi ha preceduto. Sì,sei bravissima. Buon fine settimana, Grazia

MARIA ANGELA CAROSIA 20/02/2021 - 11:12

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GRAZIE a tutti

Grazia Giuliani 11/02/2021 - 20:49

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Un incontro, un contatto e subito stregati dalla magia di due anime che si completano, ma sarà poi solo sesso? Belle descrizioni in un andare salendo verso un mondo erotico espresso delicatamente dall'autrice. Racconto apprezzato.

Maria Luisa Bandiera 08/02/2021 - 14:14

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Una bella storia raccontata mirabilmente con un linguaggio delicato ed incisivo, allo stesso tempo.
Complimenti

Afrodite T 08/02/2021 - 13:55

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Ho apprezzato molto il tuo racconto Grazia
Stupendo ancora complimenti..

Salvatore Rastelli 08/02/2021 - 08:26

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Grazia, sono letteralmente senza parole. Hai una capacità di scrittura che va al di là del semplice racconto. Descrivi minuziosamente ogni respiro della vicenda, tracci linee degli avvenimenti che esulano dallo scontato metodo tecnico. Ed infine lasci una scia di intenti e messaggi che chiedono a gran voce una rilettura più attenta ed una compartecipazione emotiva di chi, con desiderio, ti legge. Bravissima!!! Sono contento di averti scoperta su questo sito magnifico e di attingere dalle tue esperienze e dai piccoli, magnifici capolavori che regali. GRAZIE. Passa una serata serena. Un abbraccio.

Gianluigi Giussani 07/02/2021 - 22:23

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Testo nostalgico e scritto divinamente. Un caro saluto, bravissima Grazia

MARIA ANGELA CAROSIA 07/02/2021 - 22:16

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Neil Gaiman disse: Domani potrebbe essere un inferno, ma oggi è stata una buona giornata di scrittura, e in una buona giornata di scrittura non importa nient'altro.
Lo è stata Grazia. Ho sentito, visto e percepito "l’esprimere quel piacere in più... con un colpo di tosse ho pulito la voce... ho dimenticato l’imbarazzo di una giornata senza trucco". La qualità di questo brano sta nella scelta dei termini. E nell'esposizione
"i palazzi rigati dall’umidità... il giardino che soffocava sotto gli oleandri... intorno al portone d’ingresso, incorniciandolo". E ancora "Siamo partiti lasciando sulla sinistra la stazione e due biciclette legate con le catene a un segnale stradale".
Una magia la descrizione del tratto di mezzo tra la città e la collina.
Il titolo: Alessandro Baricco ha scritto <Scrivere è una forma sofisticata di silenzio>.
Infine la chiusa "Ci lasciammo sulla porta, quella d’ingresso"... forse a cercare di dare all'accaduto un senso di pulito.
Racconto grandioso



Mirko D. Mastro(Poeta) 07/02/2021 - 16:30

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La tua mirabile penna alterna minuziose descrizioni alla passione che cresce e all’improvviso deflagra tra timide ritrosie della protagonista. Complimenti è un racconto molto bello!
Ciao Grazia e buona domenica

Anna Maria Foglia 07/02/2021 - 16:26

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