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Il pasto

La grande infelicità dell'uomo è non saper restare da solo in una stanza.
mi viene da pensare davanti ad un piatto caldo.
devo aver scolato troppa pasta,
ma non sarà un problema averne d'avanzo.


perchè non sei un pochino più bella?
di poco più attraente, di qualche punto più intelligente?
mi avresti rapito già completamente.
e penserei a te, invece di giocare con la forchetta sul coccio,
ascoltando il suo suono sordo, che storicamente ha consigliato tanto


la pasta è già finita e sono rimasto immobile,
come il mezzo bicchiere che sovrasta il piatto,
che ora sembrerà troppo pieno,
che ora non ha nessuno da accompagnare.


il coltello a cosa serviva?
la lama più affilata per essere di presenza al pasto
il tovagliolo più bianco per non essere utilizzato che una volta tanto
la sedia più comoda per un pranzo rapido.


tutto qui dentro sembra fare un suono,
tutto sembra avere il proprio respiro,
obbediente ad uno spartito che a scriverlo sembrerebbe sbarre di una gabbia,
come a dire:"mi ucciderebbe, se mi sentisse".


il risultato è che non sento niente,
percepisco il disagio, soffro la solitudine, schivo pensieri,
invento suoni, storie, scrivo testi opachi.
sento il perenne bisogno di urlare, in una stanza che faccia rumore.




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Poesia scritta il 20/05/2024 - 12:58
Da Luca Agosto
Letta n.533 volte.
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